lunedì 26 luglio 2010

26 luglio 2010 - Il caldo dà alla testa...

Ho di nuovo dormito malissimo. Ore ed ore a rigirarmi per prendere sonno, condizionatore acceso o meno. Non c'è da meravigliarsi, quindi, se stamattina quando è suonato il cellulare-sveglia mi sono riaddormentato; solo per grazia ricevuta mi sono risvegliato successivamente da solo, rischiavo un dritto d'altri tempi. Il che mi pone il dubbio che mi porto dietro da sempre: passi l'insonnia, ma se mi succede qualcosa mentre dormo io come lo comunico all'umanità, solo soletto come mi ritrovo? Insomma, se lavorassi o studiassi ad una certa ora qualcuno si domanderebbe dove è finito quello là, invece qui farò la fine dei vecchi pensionati che trovano dopo giorni e giorni di decomposizione solo per l'odore...
Stamattina doveva essere giornata dedicata allo shopping, secondo le mie intenzioni. Non shopping per me, nessun acquisto per la mia persona, tutte cose per l'azienda. Computer, multifunzione, cellulare. Non so ancora se avrò un ufficio ma so cosa metterci dentro.
Ovviamente, l'avrete capito anche voi, le cose possono andare come mi immaginavo? Certo che no. Dall'Italia pensavo alla massima operatività on the road, la comodità di un Macbook unito ad un iPhone cui sincronizzare il lavoro. La realtà è che mi dovrò prendere un Vaio iper-prezzato rispetto al valore di mercato, spendendo un sacco di soldi solo per avere Access che sul Mac non c'è. Il telefono... Ne parliamo dopo.

Vado a ritirare la cash card in banca. Eliminata la dipendenza da timbro e libretto? No. Ora quando passo dal bancomat devo avere sia cash card che libretto. Avanti, questi giapponesi...
Prendo però con me i documenti da compilare per la carta di credito: chissà mai che me la diano, in un momento in cui si dimenticano che son gaijin, qualche grattacapo in meno me lo garantirebbe.
Riparto in treno e torno a Shinjuku, dove avevo fatto fare il preventivo per il PC. Il Sony Vaio, l'unico personalizzabile che posso avere in ere non geologiche (per il Dell si parlava di settimane d'attesa). Grazie alla solita solerzia ed eccessivo zelo dell'incaricato che ci tiene a leggermi puntualmente tutte le clausole d'assicurazione, a farmi presente che i dati della batteria sono quel che sono e via discorrendo, ci vogliono un paio d'ore.
Dovrei ricevere il pacco in ufficio entro il 4 agosto. E questa è fatta.
Tocca alla stampante. Deve avere fax, stampante e scanner; preferisco non a colori e non a getto d'inchiostro per un congruo risparmio su pagina stampata. Chiacchiero un po' con il commesso e alla fine scelgo una Canon (il cuore mi guida sempre lì). Mochikaeri, gli dico, "prendo e porto a casa". Resta un attimo spiazzato. Fuori ci sono circa 33 gradi e un'umidità del 60%. La stampante confezionata peserà più di 15 chili ed ha una scatola cubica di circa 60 cm di lato.
Che mi passa per la testa? Non mi andava di buttare soldi e tempo per la consegna a domicilio. Ho pensato che pian piano potevo farcela, con calma...
Il commesso esegue, impacchetta la scatola con dei tiranti tipo pacco postale che terminano in una maniglia. Peccato che il tutto è troppo voluminoso per essere trasportato agevolmente, peccato che ho anche perennemente la borsa del PC con me, e già quella pesa 10 chili...
Ok, sono un idiota.
Vado alla Docomo dentro Biccamera per chiedere del Blackberry: fatto 30, prendiamo anche il telefono e non ci pensiamo più. Niente, non ce l'hanno, mi rimbalza verso i negozi specializzati.
Non ci vado assolutamente con il malloppone in groppa, sarà per dopo lavoro, quando torno. Tanto ormai gli orari non esistono più, si lavora quando c'è da lavorare senza tanti complimenti.

Piano piano scendo le scale, senza usare ascensore o scale mobili per non intralciare con il catafalco, e arrivo all'ingresso. Un'ultima folata di aria condizionata prima che le porte automatico si aprano pare dirmi: "E' stato bello conoscerti". La gente mi guarda pensando: "Non uscirà con quel macigno in mano...".
Un passo. Il caldo mi opprime subito. E' soffocante. Su, pianino pianino...
E vado davvero piano. Il volume mi intralcia il cammino, non ho bilanciamento con la borsa e ogni centinaio di metri devo prendere fiato o cambiar posizione.
Guadagno a fatica la stazione. Qui le cose si complicano perchè devo fare slalom tra la gente, appena mi fermo sono in mezzo ai piedi, sulle scale mobili blocco la fila e non ci passo nemmeno dalla biglietteria... Insomma, sudo copiosamente, la camicia è un tutt'uno con la pelle e sono felicissimo di aver comprato Fahrenheit il sabato prima. E ringrazio anche la mia ottima capacità organizzativa: temendo il peggio avevo già scelto di indossare la camicia griffata Wolverine, quella che avevo stirato maluccio.
Devo anche cambiare linea di metro per arrivare in ufficio, una tortura. Il supplizio di Tantalo. Ah, ma me la sono cercata, eh... Tu guarda se uno per far risparmiare due soldi alla ditta deve ridursi così... Scemo io.
Esco dai cancelli della metro di Tameike Sanno. Ho ancora parecchia strada da fare e sono molto stanco, ora le fermate si fanno più frequenti. E non dimentichiamoci... La salita dei sakura!!! No, non me la dimentico, e anche se cercassi di rimuoverla ritrovo due miei coinquilini della Camera che pensano bene di prefigurarmi quel che mi attende. Giro l'angolo, prendo l'ascensore e piglio il taxi. Tié. 710 yen ma sono ancora vivo per raccontarlo!

La stampante se ne sta lì in ufficio, per ora. Non so manco dove attaccarla perchè la linea telefonica l'avrò non dove sono ora, di sicuro. E io non sono normalmente di là nell'open space, non posso fino alla firma del contratto... Perciò la scatola è ancora lì, intonsa. E poi non ha senso che installi i driver in questo mio povero vecchio PC, aspettiamo addirittura il Vaio fiammante (lo odio già perchè non è il Mac che bramavo).

Sono quasi le 2 di pomeriggio e devo ancora mangiare. Faccio un salto al Subway allora e mi prendo il solito panino al tonno. 10 minuti e sono di ritorno. Anzi, di ri-tonno.

Mi fanno male le spalle per tutto il tempo. Si vede che è un po' che non metto più piede in palestra... E poi ormai la spalla destra ha il tatuaggio della borsa del notebook:

(non so se si vede nella foto)

Esco dall'ufficio alle 6 e mi dirigo a qualche negozio Docomo di Shinjuku. Uno qualsiasi.
Mentre ne cerco uno ne trovo un altro. Sempre per la questione che per me la stazione di Shinjuku la girano su sé stessa...
So già tutto quel che ci vuole per il Blackberry, grazie alla morosa di K. che lavora per la stessa compagnia. Quindi sono attrezzato, stavolta non mi fregano.
Datemi un Blackberry, sono un'azienda! Ho tutto quel che vi serve per provarlo!
"Deve aspettare qualche giorno, tra poco esce quello nuovo..." E voi datemi quello vecchio! "Eh, no, quello vecchio non lo possiamo più vendere..." Argh! Aiuto! E quando esce quello nuovo? "Mi faccia controllare... Il 30 luglio."
Ok, PRIMA faccio controllare che i documenti in mio possesso siano soddisfacenti e poi prometto di tornare il 30. Ma non è un appuntamento, è una minaccia.

Mi viene male a pensare di mettermi ai fornelli. Sono stanchissimo. Non voglio nemmeno prender la metro per due fermate, mi scoccia buttar via 200 miseri yen. Faccio due passi verso casa e mi fermo al Mac.
Mentre mangio un chikin firee setto (menù chicken filet) comincia pure a piovere. Secondo voi ho l'ombrello? Figuriamoci. La prendo tutta fino a casa, poche centinaia di metri.

Nel rincasare c'è una tipa davanti a me. La riconosco perchè mi ha già fatto una parte assurda un paio di giorni fa. E stasera dà il bis.
E' un paio di metri avanti. Nel girare verso l'ingresso vede nel riflesso della porta automatica (che da fuori si aziona solo con la chiave) che ci sono io dietro. E allora con una nonchalance davvero malcelata fa finta di spostarsi sulla destra a cercare le chiavi. E cerca e cerca e cerca finchè non apro e passo io. Non contenta non è che mi raggiunge. La vedo nel riflesso della porta che è nascosta dove ci sono le cassette della posta, sta lì e aspetta che io vada via.
E sono due volte che lo fa!
Questa è la gente con cui abito. Se non saluto, non verrò mai salutato. E fossi anche un condomino esemplare, sarò sempre temuto come stupratore o serial killer o stalker o chissà cos'altro. Beh, problemi loro, io entro ed esco come mi pare, se hanno voglia di nascondersi dentro la cassetta delle lettere per evitarmi facciano pure.
Non è che i giapponesi siano così. Nella guesthouse, dove si creava un vero gruppo affiatato, le cose erano ben diverse. Nei paesi piccoli poi è come essere in Italia. Le grandi città sono così ovunque, non ne faccio nemmeno una questione di nazionalità: fossi nero a New York i bianchi si comporterebbero alla stessa stregua.

Seduto al PC vorrei solo rilassarmi, invece c'è ancora da risolvere la grana della connessione in remoto che è andata i primi giorni e ora non va più. Ma stasera riprende a funzionare. Sospiro di sollievo.
Apro la posta e scopro che mi hanno spostato la lezione di giapponese al mercoledì sera. Vabbè, farò le corse dopo lavoro.
E poi chi è che non mi scriveva da almeno qualche giorno? L'avvocato giapponese, chiaro, no! Mi ha scritto alle 18:35. Quando lo vedrò la prossima volta gli regalerò un Big Jim, o i Masters, o le Lego, così se proprio non sa cosa fare e si annoia trova un modo migliore per ammazzare il tempo. Vuole che, improssivamente diventato importantissimo per il visto, gli faccia sapere l'ammontare del mio stipendio; valore che lui dovrebbe sapere benissimo, dato che è scritto sul contratto che ho siglato nel suo studio e di cui detiene una copia. In più devo compilare un questionario per foreign employee visa; io non chiederò quel tipo di visto ma lui dice di compilarlo lo stesso che torna sempre utile. Per intenderci, è il classico documento che viene preso in giro in televisione, dove ti chiedono se sei un terrorista o hai intenzione di diventarlo, se spacci, o ancora milioni di domande su moglie e figli che non ho, sulle esperienze di managing che non ho...
Non ho le forze mentali per rispondergli ora, sarà la prima cosa domattina, sperando di alzarmi con il piede giusto.

2 commenti:

  1. ma non c'è modo di togliere un po' di chili dalla sacca del portatile e distribuirli in una borsa o borsello che sia?

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  2. No... Cosa faccio, smonto il portatile?

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