Mi sveglio che fuori picchietta al vetro una pioggerellina soffice tipo nevischio.
Fa fresco. C'è più afa.
Ombrello sotto braccio e via.
Piove solo quando io sono in giro. Mentre sono al chiuso no. Addirittura mentre torno dalla pausa pranzo arrivano degli scrosci da tifone.
Nel verificare tutto l'andamento di business plan e procedure varie da consegnare per il mio visto, noto una cosa che mi spinge a chiedere chiarimenti a S., il commercialista.
Mi risponde dopo poco, fraintendimento risolto. Ma si apre una voragine per me.
Ognuno è libero di pensare quel che vuole di chi scappa dall'Italia. Interessi personali, denaro, ogni caso a sé stante direi. Ma se si pensa che questo voglia dire cercare la via più comoda, beh, si è ben lontani dal vero.
Finora avevo sempre creduto che l'assicurazione sanitaria e i contributi previdenziali fossero un onere aziendale, di questo avevo chiesto a S.; il quale però mi fa giustamente presente che non è il caso di versare tutta quella cifra per un solo dipendente, tanto meglio arrangiarsi in forma privata: non come lavoratore ma come cittadino.
Per quanto riguarda l'assicurazione ok, può andare: l'indomani mi informerò presso il comune di Shibuya, dove risiedo, a quanto ammonta l'importo. Funziona un po' come in America ma dopo la riforma Obama, ovvero c'è una minima assicurazione statale alternativa alle private. Questa consente di vedersi rimborsati il 70% dei costi ospedalieri mentre i rimanenti rimangono sempre al soggetto. Come tutte le assicurazioni ha un sacco di postille: visite, odontoiatria, tantissime cose non sono coperte. E se poi si dovesse far danno a terzi, beh... Tocca lavorare una vita solo per rimborsare costui.
Fin qui è un costo ma può anche andare, si può anche pensare di renderla una spesa aziendale, perchè no.
Sulla previdenza sociale invece non ci dormirò. A detta di S., non c'è accordo bilaterale Italia - Giappone per la conversione dei contributi; il che significa che o rimango qui almeno 25 anni a pagare tot yen al mese per avere una pensioncina minima, e in Giappone sono davvero minime, o se tornassi in Italia sarebbe come nulla fosse successo, non vedrei il minimo reddito.
E' facile quando si è dipendenti non avere di questi pensieri, non doversene preoccupare: si da tutto per scontato, per acquisito. Si smette di lavorare, TFR e gli anni versati all'INPS tornano indietro. Beh, almeno finchè il gioco regge, ma questo è un altro discorso... Consiglio comunque a chi non è prossimo all'età pensionistica di farsi due conti.
Io mi trovo ad affrontare quotidianamente decisioni troppo importanti per me, non è facile scegliere la cosa migliore. Non ho un consulente che mi dica cosa fare. Devo pensare a fermarmi qui 25 anni? Devo sottoscrivere un fondo privato in Italia? E quanto mi costa?
Mi sono imbarcato in un'avventura di dimensioni bibliche, troppo più grande di me perchè la possa gestire. O meglio: come faccio a gestire tutto questo assieme? Faccio il meglio che posso ma non è mai abbastanza, ci vuole tempo e io tempo non ne ho. Come decretare ora, su due piedi, quanto tempo lavorerò e quanto vivrò dopo la pensione? Già perchè se aderirò ad un fondo privato devo stabilirne anche il valore in base a ciò. Considerando il fatto che in un mese ho già speso tra 1/5 e 1/6 di quel che sarà il mio stipendio annuo.
Avevo fatto i calcoli così bene dall'Italia... Qui ci avevo già vissuto, sapevo quanto denaro avrei dovuto impiegarci per vivere, dov'è che tutto questo mi è sfuggito di mano e mi ritrovo dopo il primo mese a rivedere tutti i conti? In camera c'è un letto, un tavolo. Ho un frigo e una lavatrice. Una casa pagata per due mesi. Non ho cambiato questo povero computer vecchio di 5 anni. Non ho cambiato la macchina fotografica vecchia di 5 anni (ma lo farò presto). E quasi il 20% di un anno di lavoro non c'è già più, sono già in debito.
Eppure ne conosco di gente che si trova sempre la strada spianata... Anzi, di solito avviene così. Gli Italiani che c'erano ieri all'aperitivo manco sanno di queste cose, c'è sempre qualcuno che se ne occupa per loro. Non so, sarà che io non ho seguito l'iter ortodosso (laurea, master, tirocinio, assunzione) ma ho fatto a modo mio che ora mi trovo tutti i nodi da districare. Il problema è che sono tutti qui, tutti insieme, tutti adesso.
E se vincerò, quale sarà il premio? E se perderò, quale l'onere?
Cerco di non pensarci più. Altrimenti è non vivere.
Domattina vado in comune a Shibuya a chiedere l'entità del N.H.I. (national health insurance). Poi andrò a comprare il cellulare aziendale, in uscita proprio domani. Riuscirò ad ottenerlo? Me lo negheranno? Rimanderanno l'uscita? Ogni possibilità è valida, non scarto alcuna ipotesi.
Poi però devo per forza fornire il dato riguardo la mia pensione, o il conto economico del business plan non si può chiudere. E ritornano i miei pensieri.
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