Sabato mattina completo il trasloco, portando le ultime cose (ovvero soprattutto le mie ossa stanche) a Nishi-Shinjuku. Bye bye ryokan e bye bye Chidori-chou, basta cambiare tre linee di metropolitane per arrivare ovunque.
Il caldo è insopportabile. Non la temperatura quanto l'afa, arrivo e sono stanco e sudato: sono stufo di portar con me dieci chili di computer sulla spalla, ormai ho la tracolla della borsa PC tatuata. In più non mi ricordo per quale ragione ma non avevo dormito molto...
Insomma, dovevo trascorrere un pomeriggio tra le 12 e le 18 in attesa che mi consegnassero i mobili Ikea e già lottavo contro le palpebre che si chiudevano. Non avevo niente in casa perciò ero corso prima di mezzogiorno a procurarmi qualcosa al convini, poca roba per non perdere tempo.
Mi suona il telefono che saranno state le 16:30 circa: ero nel dormiveglia. Ancora un po' e crollavo. Erano gli addetti alla consegna, di lì a poco sarebbero arrivati. E così è stato.
Sono due, uno taciturno, il capo, l'altro con qualche rotella fuori posto che corre per due. Però simpatico, mi racconta che ha lavorato in un ristorante Italiano, lo stesso da cui è uscito lo chef de La Bettola di Ginza. Solo che chissà perchè quello là ha fatto carriera e questo no...
Si ricorda ancora un po' di Italiano. Cazzo, vaffanculo, gabinetto. Praticamente l'ABC se si lavora in un ristorante.
In pochi minuti portano su tutto all'ultimo piano con l'ascensore, abbandonando nel mio mini-appartamento. Li ringrazio e lascio 1'000 yen ciascuno di mancia. Non è tradizione qui ma... Insomma, è mia deformazione professionale. Avendo sempre lavorato come "chi serve" e non come "chi è servito" so quanto è gratificante, anche un piccolo pensiero. 1'000 yen per un sorriso. Non mi permetto certo di fare il signore, non ne ho le facoltà, ma è sempre bello poter far felice qualcuno con poco.
Non so da dove iniziare. Materassi affollano l'angusto corridoio. Scatoloni del mistero attendono solo di essere aperti in sala. Cerco allora la cosa più importante: il mio letto. Inconfondibile, è la scatola più grossa e pesante.
Le istruzioni non si trovano mai, allora mi tocca sparpagliare tutto. Tanto ce n'è di spazio...
Comincio a lavorare con i pochi mezzi a mia disposizione: una scatola di utensili acquistata anche quella all'Ikea. Perciò non vi dico che qualità...
Questo qui, questo là. E' un po' come giocare con le Lego, ma fatte male.
Mi perdo via tra un tassello e una vite, tra un pannello e un altro. Finchè non suona il telefono. E' F., dovevo partire di casa alle 18 ed erano già le 18:30!!! E' che la struttura portante del letto così era fatta, volevo finire quella...
Però è giusto, l'appuntamento è irrinunciabile. Sono anni che aspetto di rivedere lui e S.!! Ma non ho fatto la doccia! - Fa niente, la farai qui...
Infilo le scarpe e vado. Seguo le istruzioni, cambio un paio di linee ferroviarie e sono da lui, appena fuori Tokyo, già nella prefettura di Chiba.
Passa a prendermi con lo scooter e in pochi minuti siamo da lui.
La casa è grande. Cioè, per essere in Giappone, intendiamoci. 80 mq. Un lusso rispetto a qui, ma essendo periferia è più abbordabile. Ha iniziato a pagarla da pochi mesi, per 35 anni è legato qui ora. Ma a lui va bene, qui ha la moglie e qui vorrebbe dar luce ad un figliolo. Qui lavora come chef ormai da tanti anni.
Trascorro una serata davvero piacevole, cucina (c'è da dirlo?) ottima e vino altrettanto grazie alla presenza del mio amico sommelier, S.; ma soprattutto tante belle chiacchiere in compagnia, una rimpatriata che aspettavo da tempi immemori.
Vi racconto un aneddoto che vi farà capire un po' di più cosa vuol dire essere gaijin in Giappone. Proprio quel pomeriggio F. era in metropolitana, tornava da un appuntamento dal dentista. Gli si siede a fianco un giapponese e con nonchalance mette la mano tra la gamba di F. e la propria, toccandolo. F. non ci fa quasi caso. Poi scendono, e questo sempre dietro. Sale la scala mobile e si sente più volte la mano sul b-side. Pensa che fosse causa la ressa, invece è questo che proprio ne sta approfittando. Allora sguscia dalla fiumana di gente e si dirige verso il bagno. E il giapponese lo segue. Allora F. lo aspetta e inveisce ad alta voce in inglese e questo se ne va. Chiuso l'aneddoto.
Perchè ve lo racconto? Perchè mettiamo caso che F. avesse reagito veementemente, magari dando al maniaco un po' di quel che si meritava, cosa sarebbe successo? Che di fronte alla polizia, una parola contro la parola dell'altro, a chi avrebbero creduto? Al giapponese, è matematico. Funziona così qui. Un mio amico pakistano, un ragazzo di meno di vent'anni, si è fatto 21 giorni di prigione per esser stato accusato da un'ubriaca di averla toccata. E' successo? L'ha fatto davvero? Non si sa, ma intanto hanno creduto a lei e senza tanti complimenti l'hanno sbattuto al fresco.
E' un incubo per i gaijin, non so quante storie ho sentito così. Una si sveglia con il piede sbagliato, in metro si mette ad accusare uno di averla toccata e si tenderà a credere a lei.
Saluto i miei cari commensali, nella speranza di rivederli il più presto possibile, e mi congedo che è già quasi mezzanotte: rischio di non trovare più il treno, meglio sbrigarsi.
Arrivo abbastanza tardi, ora non ricordo di preciso l'ora. Improvviso alla bell'e meglio un giaciglio di fortuna mettendo il materasso a casaccio e dormo beato.
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