domenica 4 luglio 2010

3 luglio 2010 - Telefono. Casa. Manca solo E.T.!

La fortuna gira, come una ruota, e nemmeno per me le cose possono andare sempre male.
Finchè non ho un visto in Giappone non posso avere NULLA. Non posso avere una casa normale. Non posso avere un telefono normale. Non posso avere un conto bancario. Niente. Non sono un cittadino di serie B, ma forse anche C o D... E senza visto lavorare è proibito per legge (ma in quel caso, in fondo, si fa sempre all'Italiana). Con il visto la situazione un po' migliora: non si diventerà mai al pari dei Giapponesi ma qualche diritto lo si acquisisce.
Mi sento precario, non ho la certezza di poter attingere ai fondi della "mia" società nipponica e sarò costretto ad affittare una stanza di una ventina di metri quadrati che mi costa un paio di migliaio di euro al mese. No, non scherzo e non esagero. E se questi sono i presupposti, vi dico io di che umore sono...

Vado lo stesso all'appuntamento con Toru-san. L'agenzia dove lavora gestisce anche alcuni appartamenti "mensili", gli chiederò il più economico di quelli. Consapevole del fatto che così avrei finito tutto il contante e non sapevo come tirare avanti fino al fatidico giorno dell'accesso al credito.
Toru è raggiante quando mi vede. Ha letto la mia mail. Sta già architettando qualcosa.
Ed infatti mi ripropone l'appartamento che avevo rifiutato l'altra volta, quello per cui non serviva il garante. Non gliene frega nemmeno del visto, mi dice. Chiaro che c'è il trucco sotto, mi sa che di quel posto se ne vogliono liberare a tutti i costi, ma sono nella posizione per rifiutare?
Andiamo così a Nishi-shinjuku, poco lontano dal brulicante quartiere di Shinjuku, uno dei cuori pulsanti di Tokyo. 25 metri quadrati all'undicesimo piano (il decimo contando il piano terra), una "one room" classica: si entra e si ha bagno a destra, angolo cucina sulla sinistra, pochi passi e si arriva alla living-dining-bedroom di "ben" 8 tatami (che, se ricordate, essendo un modulo è anche un'unità di misura; 8 tatami sono 13 mq circa). Ha anche un piccolo balcone con una vista pregevole. La metro è vicina.
Non è quello che stavo cercando, so che me lo sta rifilando, è addirittura sotto alle prospettive del budget, ma lo prendo, non posso fare altro. Questa è la vita del gaijin in Giappone: accettare quel che ti danno. Per la facoltà di scegliere, prego ripresentarsi quando si avrà un visto di almeno un anno.
Non è arredato, non ha niente. Devo iniziare da zero di nuovo.
Toru-san mi blinda e mi vincola all'appartamento con un contratto da cui non si esce facilmente, per qualche mese di lì non mi muovo, più tutte le penali da pagare eccetera sarebbe da folli andarsene dopo due o tre mesi (il preavviso minimo, tra l'altro, è di due). E io firmo, che posso fare?
Non ha luce, gas, internet, acqua corrente. Cioè... Le ha, ma devo attivare tutto, stipulare contratti, telefonare chissà a quali società. In Giapponese, poi, quindi lo stress aumenta.
E telefonare con cosa, poi? Non c'è molto da fare, mi serve un telefono.

Chiudo la trattativa con Toru, non ho i soldi da dargli. Niente soldi, niente chiavi dell'appartamento. Gli devo tipo due mensilità subito, più i soldi dell'agenzia, più l'assicurazione sull'incendio eccetera... Un sacco di soldi che non ho, ovviamente. Gli lascio una cospicua caparra (praticamente un mese d'affitto) e rimaniamo d'accordo che chiudiamo giovedì, da venerdì entro. A far che non si sa, se non ho tutto quello che ho detto sopra.
Perciò è tassativo entro giovedì arrivare al credito, passare di nuovo dall'avvocato M. a farmi ridere in faccia ma senza quei soldi non vado avanti.

Da quando abbiam visto l'appartamento a quando chiudiamo passano diverse ore. Tutto sabato, in pratica. E cosa ho fatto io in quel mentre? Riposato? Mi sono divertito? No, sono andato alla disperata ricerca di un telefono.
I tre operatori di telefonia offrono SOLO abbonamenti, per cui serve il visto quindi, dato che l'abbonamento dura almeno un anno, tranne alcuni modelli da quattro soldi della Softbank che sono prepagati e acquistabili da chiunque. Comincio a girare tutta Tokyo a piedi, faccio passare tre o quattro negozi Softbank tra i più grandi di Shibuya e Omotesando/Harajuku. Non li ha nessuno, non li vendono, non hanno convenienza: sono i telefoni per gli stranieri, avere a che fare con lo straniero è sempre un impegno gravoso, manco parlano giapponese... Sottovoce un dipendente mi dice di andare a una celebre catena di discount. Prendo la metro perchè devo attraversare la città, altri chilometri a piedi ma ce la faccio: ce l'hanno. Un solo modello, è quel che passa il convento. Considerate poi che il prepagato non è un cellulare normale: in Giappone si usano le e-mail al posto degli SMS, e questo è limitato anche in quelle (30 K max); non può navigare, non va all'estero, non gli si può cambiare scheda... Niente di niente. Però telefona, e a ma quello basta.
Il dipendente sbuffa vistosamente a pensare che deve chiudere tutta la lunga procedura con un gaijin. Cerca di liquidarmi con un "ma ce l'hai qui il passaporto?". Certo che ce l'ho, cominciamo.
Ci vogliono due ore circa, di cui una è proprio solo d'attesa da quando viene inviato il materiale cartaceo a quando si ha l'ok. Un'ora snervante in piedi ad aspettare, già stanco dalle giornate precedenti. Con questo dannato venditore che voleva scrivermi l'indirizzo del ryokan a penna sul passaporto ad uso e consumo di una sua fotocopia... Ma scherziamo? Scrivi sulla fotocopia, no!

Il mio sabato si chiude così. Sarò tornato... boh? Alle 7? Alle 8? Ma ora ho un telefono e un impegno per una casa da venerdì. Mi accordo allora anche con quelli del ryokan per prolungare la mia sosta fino a venerdì mattina.
Ho in tasca circa 1/3 del contante con cui ero partito. Sufficienti per tirare avanti tranquillamente ancora per un po', nella speranza di sistemarmi con le questioni di questo giovedì.

Nessun commento:

Posta un commento