mercoledì 7 luglio 2010

5 luglio 2010 - Solo l'illusione del gol...

Funziona così: prima ti danno una cosa, ti fanno illudere di poter possederla, e poi te la strappano di mano. Possiamo riassumere così il leitmotiv dal mio arrivo.
Ora ci sto facendo il callo, mi ci sono abituato.

Lunedì mattina ho finalmente l'occasione di andare a vedere l'ufficio. Mi alzo bel bello, forse addirittura mi sono fatto anche la barba con cura, pelo e contropelo. Ristudio il percorso sulla cartina: sembra facile, se azzecco l'uscita della metro di Tameike-Sanno sono a un tiro di schioppo.

E non mi è difficile centrarla: seguo la fiumana di salaryman in giacca e cravatta e office ladies in tailleurs smorti e mi trovo ai piedi dell'Ark Hills - Ana intercontinental Hotel. Ora capisco perchè è famoso, è una struttura imponente quanto le altre celeberrime moderne costruzioni quali Mori Tower, Midtown, Shiodome e via dicendo. La Tokyo degli anni 2'000. Mori tower dove tra l'altro ha l'ufficio l'avvocato M., al ventitreesimo piano. La potete vedere qui al quinto posto:
gli edifici più alti di Tokyo
(N.B.: quelli di Shinjuku che vedete in fotografia li potrò ammirare dal mio appartamento; il Dentsu Building, al tredicesimo posto, è dove lavoravo precedentemente, all'ultimissimo piano a 200 metri d'altezza)
Tra l'altro anche l'Ark Hills appartiene al gruppo Mori. Mezza Roppongi è di Mori. Su tutti i palazzoni alti alti campeggia una "M" su su a qualche centinaio di metri d'altezza. Dimostrazione di forza senza pari, non credo alcun concorrente possa rivaleggiare.

La via che porta alla Camera di Commercio si chiama Sakurazaka, dove "sakura" vuol dire "ciliegio", mentre "saka" è "salita". Quindi la salita dei ciliegi.
Come potete immaginare dalla fotografia a sinistra, quando a fine marzo i ciliegi fioriscono e diventano tutti rosa questa via deve diventare qualcosa di mozzafiato.
Peccato che siamo in luglio e di mozzafiato la salita dei ciliegi ha solo la salita, aggravata dal caldo afoso.
La zona sembra essere davvero bella, promette benissimo.










L'ufficio si trova al terzo piano di questa palazzina, tutta ombreggiata dai ciliegi.
Terzo piano giapponese ovvero secondo piano dei nostri, dato che il piano terra corrisponde al primo piano.

Suono il citofono e vengo accolto.
Il capo si chiama Davide, è un Italiano trapiantato a Tokyo da ormai una decina d'anni. Con lui lavora Paolo, mi sa arrivato in tempi più recenti perchè non credo parli giapponese. Ai due si affiancano gli stagisti, di cui uno solo conosce benino la lingua autoctona.
Spiego la situazione, ovvero che alloggerò nell'ufficio dell'avvocato V. che è in Italia fino a fine agosto e bla bla e mi sistemo. Ho subito dei problemi con il wifi, quindi mi dirottano nell'open space, tanto per me è lo stesso; sarà il posto che mi era stato promesso da settembre, dovrebbe essere il mio vero "ufficio".
Passa la mattina, vado a mangiare ad un buffet italiano lì vicino (essendo piena di uffici la zona è anche piena di ristoranti che fanno pranzi di lavoro), a Ark Hills, e rientro in ufficio.

Sembra tutto ok quando Davide dopo poco mi chiede se ho ancora bisogno della connessione cablata lì nell'open space perchè a loro temporaneamente la postazione servirebbe. Non solo: il posto vacante in questione non è ancora detto sarà mio, anzi, c'è anche un'altra società interessata. Perfetto. Senza casa e senza ufficio... Non avevo ancora fatto in tempo a far prendere alla sedia la mia forma!
Mi risposto nell'ufficio di V., risolvendo la questione connessione con un cavo LAN. Questo è la postazione:

Verso le 17:30 mi arriva un'e-mail dalla mia vecchia scuola di lingua di Shibuya; avevo chiesto prima di partire se riuscivano a trovare un angolo per me per darmi delle lezioni private di Japanese for business: dato quanto i Giapponesi tengono alle formalità, meglio curare la forma oltre che la sostanza. E lei mi rispondeva ora, chiedendomi di incontrarmi alle 18:30. Ok, fattibile, da Tameike-sanno mi basta prendere la linea Ginza e in un quarto d'ora sono lì. Più ricordo che c'è un po' di strada da fare... Ma sì, preventivamente esco 5 minuti prima.
Metto fuori il naso dal palazzo: diluvia. Dannato tsuyu, eri stato così bravo finora...
E ora che faccio? Provo a fare due passi sotto l'acqua. No, decisamente meglio di no. Ora sono fradicio e al punto di prima. Chiedere un ombrello in presito? Troppo tardi. Il convini più vicino? Chissà dov'è. E mi sta venendo tardi.
"Taxi"!!
Mi fa salire già dal lato sbagliato rispetto a dove dovremmo andare. Saranno meno di 100 metri dalla fermata, ma il conducente non ha la minima idea di dove sia. Bene... Gli spiego di andar dritto e girare a sinistra, ma sulla seconda svolta a sinistra va in panico e mi chiede se può usare il navigatore satellitare... Ho fretta, vabbè, usalo! Svolta di nuovo a sinistra e dopo 5 metri lo faccio fermare perchè eravamo arrivati. Tariffa minima sindacale, 710 yen.
Compro un ombrello trasparente al convini dentro la stazione. Con gli ultimi 500 yen che ho in tasca. Spero mi basti il credito nella suica, la tessera magnetica prepagata del treno, perchè altrimenti ci sarà da ridere a tornare a casa.
Salto sulla metro al volo. Chiude e mi rendo conto che è il verso sbagliato. Benissimo... Scendo e torno indietro, aumentando il tragitto di una fermata.
Esco a Shibuya che sono le 18:25. Non piove più, il mio ombrello resta immacolato. Quando uno nasce con la camicia...
Non arriverei mai in tempo, devo correre. Rischio che Ii sensei non ci sia e avrei fatto tutto per nulla. Una corsa che mi ributta indietro al biennio 2007-2008... Quante volte l'avevo fatta di corsa quella strada!! Mai mancato ad una lezione che è una, manco ad un'ora sola, ma mai arrivato puntuale. Mi era fisicamente impossibile, con la vita stressante che facevo.
Rivedo gli stessi luoghi: il convini, la Cerulean Tower, lo stop, il cancello d'ingresso della scuola. Nel correre ricordi agrodolci affollano la mia mente. Ricordi di donne, ricordi di amici, ricordi di tante cose che ora non ci sono più. Ma sono le 18:35 e sono finalmente arrivato nell'atrio.
Grondo. E non è pioggia. Lo so, fa un po' schifo. Anche più di un po'. Fa schifo anche a me, ma che ci posso fare???
Chiedo di Ii sensei. Le luci delle aule son già spente da un pezzo, non si sentono più gli schiamazzi degli studenti. Mi recuperano l'insegnante che arriva dal secondo piano. Soliti convenevoli nipponici; si stupisce di quanta acqua abbia preso. Ehm, non è acqua... E lei: "Sugoi! Guardate tutti quanto ha corso questo qui per essere puntuale!".
Ha con sé tutte le e-mail delle ultime settimane, ha anche i miei voti degli anni passati. Si complimenta per gli ottimi risultati. Mi sta "lavorando". E' quella gentilezza con cui credono di farti fare di tutto. E ci riescono.
Purtroppo i miei orari serali non sono compatibili con le possibilità degli insegnanti: nessuno vuole fermarsi a quell'ora.
In quel mentre, escono dall'ascensore due professoresse. "Hora! Daniele-san desu ne!" Mi hanno riconosciuto, si ricordano di me. Io quasi non mi ricordo di loro... Solo dopo, avvicinandosi, mi balzano alla mente. Almeno una, perchè faceva praticantato al mio primissimo corso. L'altra sto ancora pensando quando è stata mia docente.
Ii sensei chiede a loro la disponibilità. Svicolano, temporeggiano. Non possono dire di "no", sono Giapponesi. NON SANNO dire di "no". Ma non vogliono dire di "sì".
La scenetta si conclude con un niente di fatto, un "non si preoccupi, appena trovo l'insegnante le faccio sapere". Non ha perso uno studente potenziale anche senza risolvere la questione. Ed è riuscita a farmi accettare di venire almeno una volta alla settimana in orari pre-mattutini. Potere della gentilezza.

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