sabato 17 luglio 2010

13 luglio 2010 - La bella lavanderina

20 chili. E' quanto stimato dalla Lufthansa potesse bastarmi per iniziare una vita.
Togliendone 5 di valigia a secco.
Via salviette, lenzuola, tutto. Lo stretto indispensabile.

Le scelte hanno riguardato perciò tagli su tutto, dalla biancheria alle scarpe.
E dopo quasi due settimane di arrivo in una città dove si suda a star seduti, gli indumenti puliti scarseggiano. C'era a dir la verità una lavatrice a gettoni nel ryokan ma i vestiti uscivano di lì più fetidi di prima...
Fino a sabato niente lavatrice. Non ho più camicie pulite, come vado a lavoro? Bisogna organizzarsi.
Allora, alcune camicie le porto subito in tintoria insieme ai jeans, stando attento di tenermi qualcosa di emergenza. Purtroppo prima di venerdì alle 17 non potrò più disporne.
Poi entra in gioco la mia migliore amica. Dry fan 24. Che cos'è?
Tutto in Giappone ha un manuale d'istruzioni. Compresa la casa. ci sono opuscoli per tutto, da come usare il gas, la luce, il citofono, il water... E c'è un intero libretto sulla dry fan 24, la ventola che c'è nel bagno (inteso come bathroom non toilet), dentro la bath unit. A che serve? Beh, un po' a tutto, sia per i vapori sia per tenere calda/umida la bath unit. E anche per asciugarci i vestiti, manuale d'istruzioni alla mano. C'è il disegnino che lo spiega. Ed ecco perchè avevo comprato le aste da mettere sopra la vasca il giorno prima.
Il progetto è: i jeans che ho usato poco e non ho portato in tintoria li lavo a mano, insieme ad un po' di biancheria, nella vasca. Poi attacco la dry fan 24 e faccio asciugare il tutto. Il giorno dopo ho i miei jeans puliti.
Procedo.
Sapone e tanto olio di gomito, dopo un paio d'ore qualcosina è lavata e stesa in bagno.
Ma non voglio fare andare la ventola tutta notte, è rumorosa e ho sempre paura a lasciare gli elettrodomestici attaccati. Quindi un po' comincio ad asciugare la sera, poi punto la sveglia alle 5, faccio andare un paio d'ore mentre dormo ancora un po' e ho i jeans pronti.
Machiavellico. Diabolico. Perfetto.

Attuo tutto alla lettera.
Mi risveglio alle 7. Vado in bagno a controllare i jeans. Fradici.
Tradito dalla mia migliore amica.
Che faccio adesso? Mi viene in mente un ultimo paio di pantaloni, quelli del completo. Metterò quelli, stando attento a non sporcarli.

Di camicie ne avevo comprate tre il giorno prima, all'Uniqlo, una specie di Oviesse diciamo.
All'Uniqlo proclamano a gran voce la difesa della giapponesità dei loro prodotti ma sono tutti made in China. Però la qualità non è infima, il prezzo è onesto. 10'000 yen tre camicie.
Non è che non potrei permettermene di più ma non ho ancora passato la metà del mese. Calma e pazienza, calma e pazienza. Il guardaroba aumenterà piano piano, senza fretta. Da sabato ci sarà la lavatrice e l'emergenza finirà. Avere anche il ferro da stiro poi sarà il top dei top, ma facciamo prima passare luglio e le sue spese.

Per la cronaca: i jeans poi li ho stesi sul poggiolo e si sono asciugati in men che non si dica, grazie al vento forte che qui "in quota" non manca mai.

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