Se qualcosa può andar male, lo farà.
Ok, ora è esattamente un mese che sono qui. Se nel frattempo qualcuno si fosse divertito con una bambolina voodoo va bene, ci siamo divertiti tutti ma adesso, davvero, basta! Quel qualcuno faccia outing, facciam quattro risate in compagnia e finita lì. Perchè non è davvero possibile continuare così!
Mi sveglio e piove. Giustamente, visto che devo camminare un bel po'. Ma visto che se non piove c'è un sole insopportabile, non incolpiamo il tempo: in ogni caso sarà una giornata schifosa! Ahahah!
Vado come detto in comune a Shibuya; provvidenzialmente, ricordando vagamente la mappa, scendo a Harajuku, risparmiandomi un sacco di strada a piedi sotto la pioggia.
Il municipio tipico giapponese è l'esatto opposto di uno italiano: qui la fila è al contrario, la fanno i dipendenti per servirvi. Ci sono più impiegati che visitatori...
Prima provo a districarmi da solo leggendo le indicazioni dei sei piani, ognuno con una decina di sportelli. No, ok, mossa poco furba, chiediamo alla reception.
Per iniziare come antipasto devo sapere le quote annuali del National Health Insurance, le percentuali cui moltiplicare la mia Resident Income Tax. Ma vedo che cercare di spiegare in Giapponese è tempo perso, non mi vengono le parole, faccio chiamare l'interprete (servizio d'obbligo in un municipio di Tokyo). Così ce la sbrighiamo in poco. Ottengo alcune nozioni che mi servivano, prendo un libretto con la spiegazione un po' più approfondita e vado. Questa è fatta.
Volevo anche chiedere per l'alien registration card (gaijin card) nonostante non abbia ancora il visto... Ma sapevo già che sarebbe stato tempo perso. E' il primo paragrafo della prima pagina della guida agli stranieri: solo per chi si ferma più di 90 giorni. E il mio temporary visa afferma il contrario.
Allora dato che ci sono ripiego sullo sportello pensioni. Non sto lì a chiamare l'interprete, ho due cose da chiedere. Niente accordo bilaterale, posso solo avere un rimborso parziale dei contributi versati. La cifra mensile è quella sull'opuscolo che mi dà. Conferme di quanto sapevo e temevo.
Bene, ho fatto tutto sommato in fretta. Torno a Shinjuku che il negozio Docomo dove dovevo andare manco era ancora aperto (in Giappone gli esercizi cominciano tardi, tutti); ne approfitto per comprare al Tokyu Hands 1'000 yen di feltrini adesivi, giusto per tavolo e sedie.
Fuori tra i palazzi di Shinjuku la pioggia danza spinta dal vento forte, l'ombrello serve a poco quando vieni assalito da gocce da tutte le direzioni.
Aspetto pazientemente l'apertura. Dal secondo piano dell'edificio scendono le addette, tutte vestite uguali secondo la mise imposta dalla compagnia. C'è anche quella che mi aveva detto di tornare oggi, mi riconosce. Blackberry, eh? Prego, salga con questo numero al secondo piano.
Allo sportello c'è un ragazzo. Solite moine e inutili formalismi del caso, parlando in keigo (il Giapponese più educato, come dare del "voi") ci mette 150 anni per dire ogni frase. Va a prendere il Blackberry, lo dà in mano a me per accertarmi delle perfette condizioni. Gli dò i documenti della ditta. Tutto ok. Chiede i miei. Passaporto. Non va bene. Ci vuole ancora una volta l'alien registration card. Niente card, niente telefono. Me ne vado che si sta ancora scusando, me ne vado prima che la rabbia e la latitanza forzata dalla boxe mi spingano a fare un insano gesto.
Ah, ma oggi no, eh... Oggi non ho intenzione di farmi buttar giù. Oggi basta davvero. Sono di umore nero ma oggi resisto, in qualche maniera.
Arrivo in ufficio prima di pranzo. Giusto il tempo per comunicare i numeri al commercialista via mail e lo stagista mi chiama per andare a mangiare.
Tramezzino da Aux bacchanales lì ad Ark Hills, il pomeriggio ho parecchio da fare.
Devo rispondere ad e-mails, imbastirne altre, lavorare ad un file con tutti i costi dell'assicurazione nazionale, andare a fondo con il discorso pensione, proseguire con la trattativa per l'ufficio.
E riesco a far tutto entro le 18.
Scopro sul sito dell'INPS che c'è il modo di far valere gli anni retribuiti in Paesi non convenzionati versando un indennizzo. Vorrei garanzie dall'ambasciata ma sono aperti solo la mattina... Comunque la strada sembra tracciata, per ora aderirò al piano previdenziale nipponico. Sarà la scelta giusta? Lo saprò tra 25 anni.
Mi viene in mente una possibilità. Lasciamo perdere la Docomo, forse con la Softbank potrei aver miglior sorte... D'altronde sono più gaijin-friendly, magari riesco a rimediare qualcosa sfruttando la loro elasticità mentale. Non avrò un Blackberry, pazienza, avrò qualcos'altro. Un iPhone? Perchè no, io avevo scartato l'idea perchè ci sarebbe voluto troppo tempo, ma se questo tempo è inferiore a quello che ci vuole a me per avere la gaijin card, allora tanto vale...
Mi dirigo subito a Shibuya appena lascio l'ufficio.
Purtroppo la mia "amica", l'addetta Softbank che mi servì anni or sono con i miei vecchi cellulari e che si ricorda di me, era impegnata. Parlo con un addetto di colore, in inglese si fa prima. Voglio uno smarphone aziendale. Sì, abbiamo questi modelli, può scegliere... Per un iPhone quanto mi fate aspettare? Eh, 3-4 mesi... Tienitelo. Anche quello bianco? Quello mi sa l'anno prossimo... Il 3GS? Non lo vendiamo più. E che smartphone hai allora? Questi su questo catalogo. Mmmh... Windows Mobile 6.5... Che schifo! Ce l'hanno exchange per sincronizzare? Hanno Excel. Sì, vabbè, questo non sa niente. Senti, l'HTC Desire? Eh, quello tra 3-4 mesi... Ma hai qualcosa? Sì, questo. Ah, però aspetta. Gli iPhone li ho in 3-4 settimane. Ah, non MESI! Settimane. Entro un mese ce l'ho? Sì, sì. Bene, affare fatto. Ho qui i documenti della ditta e il mio passaporto. Sì, vai su al secondo piano...
Aspetto con calma il mio numero.
Sportello con ragazza giapponese. Avevo chiesto parlasse inglese. Le va bene lo stesso? Sì, basta che facciamo in fretta, sono qui già da 50 minuti. Ok, documenti, solita trafila... 16 o 32 giga? Che domande...
"Alien registration card?"
Ho il passaporto...
"No, no, qui c'è scritto che ci vuole l'alien registration card. Spiacente. Passaporto solo Giapponese".
Ciao, stammi bene.
E così me ne torno a casa. Niente cellulare aziendale, non c'è verso.
Apro la cassetta delle lettere e mi strappa un sorriso. E' la bolletta dell'acqua. E' indirizzata a "Daniere". Il questionario del gas di qualche giorno fa invece il nome l'aveva azzeccato. Mi era cascato sul cognome, insipiegabilmente iniziante per "D".
Beh, sempre meglio di quando mi chiamano "Daniera".
Ceno e mi metto al PC. E' venerdì pomeriggio del 30 luglio in Italia, so che molti andranno in ferie perciò resto in attesa di novità dell'ultim'ora.
E qualcosa in effetti c'è, riguarda altri screzi tra la Camera e l'avvocato, conseguenti possibili ritardi nel mio contratto. No, non oggi... Prendo la cosa di petto, lunedì mattina voglio chiudere questa storia, mettere d'accordo tutti. Avvocato M. (il jappo) permettendo.
Vai Brazzy!!! Resisti!!!
RispondiEliminaVeryVery
Ma questi nipponici ti stanno facendo penare...
RispondiEliminaForza Brazzy, dimostra loro chi è il vero merluzzo italiano!