martedì 27 luglio 2010

27 luglio 2010 - Stress

Tutti abbiamo giornate no sul lavoro. Anzi, mediamente sono più le "giornate no" delle "giornate sì", direi. Però...
Però torni a casa e hai il gatto o il cane da coccolare, hai una moglie o un marito o un partner, o hai dei figli, o semplicemente accendi la TV che ti tiene compagnia.
Io non ho questi antistress. Quando ho una giornata no mi manca completamente il paracadute. Ci sono gli amici, ma sono lontani. Anche quelli che abitano qui... Sono dall'altra parte della città sempre e comunque. Cosa fai, li chiami? Disturberesti.
Vivo in una città dove potrei non scoprire mai che faccia abbia il mio vicino di casa. Vivo in una città dove se improvvisamente restassi l'unico abitante non cambierebbe la mia quotidianità.
E allora resto solo con i miei pensier ad affrontare lo stress. Sperando che nel continuo girare della fortuna mi trovi in un punto da cui risalire.

Non ho colpe, ma sono responsabile. E' la mia posizione che mi omaggia di questa fortuna. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, giusto? Beh, se non ho ancora un ufficio a causa di liti altrui è anche normale che debba anche io fare il mea culpa se non ho gestito bene la situazione. Perchè sono qui da quasi un mese ma non sono operativo. E chi mi paga, giustamente, si domanderà: "Ma... allora?".
Stress.
Mi pare di essere dentro al gioco dell'oca o al monopoli, con le caselle "fermo un turno", oppure "imprevisti e probabilità". E finora di dadi fortunati non se ne sono visti.
Sono convinto che il duro lavoro alla fine paghi, ma se non sono messo in condizione di lavorare per cause di forza maggiore andrà tutto bene lo stesso?

Stamattina ho accontentato l'avvocato compilando il questionario che mi ha richiesto. Gli ho fatto sapere il mio stipendio che sapeva già eccetera. E poi mi ha scritto che vuole ancora altri documenti. Ma allora scherziamo? Mi prende in giro? Eccola qui la casella "fermo un turno", unita al contratto di affitto dell'ufficio che tarda ad arrivare.
In pausa pranzo vado in banca a consegnare i documenti che mi erano stati richiesti per ottenere la carta di credito aziendale. "A-ha, ok, ok... Ma lei ha la alien registration card?" Eh, non ancora... "Ah, e io come faccio a verificare il suo indirizzo?"
Capito, me ne vado via mesto senza sindacare.

Penso già al piatto di pasta che mi farò nel tornare a casa. Apro l'armadietto ma son finiti i piatti di carta.
Esco a mangiare, vado dal cinese a farmi un chaahan. Tutto pieno, non c'è posto. Ripiego altrove.

Quando si dice che la frutta costa cara in Giappone non si ha mai una vera idea di quanto costi cara. Ecco un esempio:


Una mela 198 yen al convini. Quindi in un supermercato la pagherei qualcosa di meno... Ma è una mela, avessi scelto un'anguria quadrata potevate rimanerci. 198 yen sono un euro e settantatré, ad oggi.
Sì, è una fuji. I colori biancastri sono dovuti al fatto che era in frigo. Perchè non preoccupatevi: è lucida e splendente e senza un graffio. Come la mela di Biancaneve. Come il Giappone.

1 commento:

  1. ciao Brazzy leggo sempre il tuo blog e cerco sempre di commentare senza riuscirci...vediamo se è la volta buona...se hai bisogno di qualcuno che controlli se la mattina ti svegli io mi offro!!! anche per le coccoline quando torni a casa da lavoro...:-) resisti, stai realizzando il tuo sogno!!!
    very

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