E' tragicomico pensare a quanto tempo ci voglia ad accumulare una benchè minima ricchezza e quanto poco per scialaquarla. Quando ricevevo un salario ad ore di lavoro facevo sempre il calcolo delle spese non in valuta ma in quanto tempo ci avevo messo per raggranellare quei soldi che in un amen stavano abbandonando le mie tasche.
E così stamattina do un piccolo aiuto dalla cassa nascosta sotto il materasso al portafogli esangue ed esco. Direzione: dintorni della stazione di Shinjuku. Obiettivo: un ferro da stiro, almeno.
So già che non mi basta. Mi manca troppo Fahrenheit. Sudo e son stufo di questi deodoranti da quattro soldi, voglio il mio Fahrenheit!!
10'500 yen. Alé...
Tocca al motivo per cui ero uscito. Vado al solito da Biccamera, ormai ho la mia tessera punti che grida vendetta.
Prima mi informo un po' sui computer dato che ne dovrà arrivare prossimamente uno aziendale, così questo vecchio compagno avrà il meritato riposo dopo cinque anni e mezzo di onorato servizio e migliaia di chilometri di viaggi. Poi salgo al piano elettrodomestici.
E ora? A parte i prezzi mi paiono tutti uguali! Cioè, distinguo giusto quelli a filo da quelli cordless... Ma questi ultimi sono una spesa inutile, con il cordone mi vanno benissimo. Ci sono di tutti i prezzi, anche se più alti di quel che speravo. Quel Toshiba come sarà? Mah... Stirerà bene la mia camicia questo Panasonic? E chi lo sa! Nel panico vengo assistito da una commessa. Ma alla fine scelgo ancora di testa mia: T-fal, ovvero la transalpina Tefal come la si chiama in Italia. Perchè questa marca? Perchè l'ho già usata in passato, quando lavoravo al ristorante e si dovevano stirare le tovaglie sui tavoli... Con il T-fal si faceva in un attimo!
Anche la mia scelta pare valida: piastra in ceramica, getto di vapore in verticale per togliere le pieghe ai vestiti appesi eccetera eccetera eccetera. Molto più di quel che so usare io un ferro da stiro, diciamo. Più devo anche prendere un'asse da stiro. Vada per una giapponesina in miniatura.
Totale spesa: 10'200 yen circa. Bene, abbiam fatto giornata!
Eh no, perchè lasciato giù il malloppone a casa c'è ancora da fare un po' di spesa. Almeno finchè non imparo a nutrirmi del vapore del ferro da stiro.
Questa l'accoppiata che mi ha tenuto compagnia oggi pomeriggio:
Otto camicie otto da stirare. Condizionatore acceso e via...
Conoscete un modo migliore per trascorrere il sabato pomeriggio? Ah, sì? Ah, non lo sapevo...
Non è che non mi piaccia stirare, me lo faccio andar bene. Va fatto, non ci si scappa. Il mio problema è a monte dell'azione in sé: sono un dannato perfezionista in queste cose. Non mi piace avere una camicia stropicciata, nemmeno una minima piega. E mi fa rabbia non essere sufficientemente bravo da ottenere risultati apprezzabili.
La prima camicia è uscita un po' così... Ero partito benino, poi una distrazione fatale nel ripassare e si è fatta una piega tripla sulla schiena che pare un'artigliata di Wolverine. Le altre non sono state così disgraziate, però qualche zeta di Zorro qui e là o degli autentici "Lucio Fontana" disegnati nel tessuto si sono visti.
Quando si compra una camicia dovrebbero scriverlo. Belli i modelli stretch e compagnia cantante, ma quando poi li si stirano, eh? Ci vorrebbe un cartello: "Attenzione! In mano vostra questa camicia non tornerà mai più allo splendore attuale".
I Giapponesi, come gli Americani, risolvono il problema a monte: molti dei loro capi sono in tessuti che non serve stirare. E infatti le camicie che ho acquistato qui sono venute benissimo senza il minimo sforzo. Per quelle "made in Italy" un po' più belle che ho, invece, penso serva se non un master almeno una laurea.
Tutto sommato non sono andato male. Dopo le prime ho cominciato a scoprire un po' di trucchetti su come disporre la camicia sfruttando gli angoli dell'asse perciò man mano i risultati sono andati in crescendo. Economie di apprendimento, direbbero all'MBA Bocconi.
Restano un enigma da "Voyager" i polsini, non ce n'è uno che mi soddisfi... E qui torniamo sul discorso del design versus praticità.
La sera sentivo i fuochi d'artificio arrivare da chissà dove a sud, forse dalle spiagge di Kamakura o Enoshima. Però le foto da casa mia non sono granchè.
Però mi costa, ma quanto mi costa!
Domani dovrei essere fuori a pranzo, poi il pomeriggio se riesco passo a trovare un altro vecchio amico, M., al ristorante dove è chef.
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