sabato 10 luglio 2010

9 luglio 2010 - L'inferno giallo-blu

Bene, se ora avevo appoggio e conferma che la soluzione contabile poteva sanare ogni cosa, dovevo solo applicarla.

Ore 9:00, banca Mitsui Sumitomo, filiale di Kasumigaseki. Dove c'è la cara Taguchi, insomma.
Ha appena aperto. In Giappone gli esercizi chiudono tardi ma aprono anche tardi, mediamente tra le 9 e le 10. Sono forse il primo cliente.
Dico alla pseudo guardia che rivorrei parlare con la dolce dolce Taguchi, che è tanto gentile. Sì, sì, prenda il numero e si accomodi sul divanetto bianco. Frase standard, manco ha sentito cosa gli ho detto.
Chiamano il mio numero. No, la sconosciuta no... E' la rovina!
Ma no, dai, in fondo è una sciocchezza: faccio un prelievo, il denaro diventa mio privato, e ne rimetto una parte sul conto in modo che il saldo contabile dell'operazione sia zero. Lineare.
Non parla inglese. Vabbè, per spiegare queste due sciocchezze...
Le spiego: devo fare il prelievo di x soldi. Ok. E poi rimetto lo stesso ammontare qui bonificato a terzi con una parte di quegli x soldi. Ok. Bene, fallo. Perchè?
Ma come "perchè"?!? Fallo e basta, no? Ok, faccio un rewind, chi sono io, qual è il conto della ditta, l'errore che ho fatto. "Ah, allora lei ora fa un prelievo e poi rimette su quei soldi là". . "Non ho capito".
Penso che questa scenetta si sia ripetuta una decina di volte. Poi chiama la capa, la badessa lì. Rispiega lei, dice le stesse cose che ho detto io. Risultato: sono in due a non capire. E io che me la rido sulla sedia!
Arriva poi Taguchi: mio angelo salvatore! Ripeto la questione con UNA frase in inglese, che vuole dire esattamente quel che ripetevo da ormai 40 minuti (non scherzo e non esagero) in giapponese. Ok, capito. Lo ridice in giapponese alla collega che finalmente capisce. Non ho idea di quale sia stato il meccanismo segreto, l'"apriti Sesamo" che la Taguchi conosce e io no, sta di fatto che improvvisamente come colta da una folgorazione sulla via di Damasco l'impiegata capisce cosa deve fare: ah, allora lei ora fa un prelievo e poi rimette su i soldi! Sono felice così, inutile indagare ulteriormente. Anche perchè una cosa simile richiederebbe 30 secondi, non un'ora come ci è voluta stamattina...
Mi fa aspettare sul divanetto intanto che conclude l'operazione. E quando torno lì insiste per regalarmi come compenso per il tempo perso una scatola di fazzoletti tipo Kleenex, ovviamente brandizzata con il marchio della banca. Non ho spazio in borsa, mi spiace.

Bene, mezza mattinata buttata in banca. Sono già in treno. Con i soldi in borsa. E se facessi un salto direttamente all'Ikea? Così mi faccio consegnare i mobili sabato. 30 minuti ad andare fino a Funabashi (prefettura di Chiba), vado lì, scegli questo e scegli quello, pago, 30 minuti a tornare e sono in ufficio direttamente dopo pranzo. Semplicemente salto il break per mangiare. Sì, si può fare, così non ci penso più.
Prendo il rapido, 23 minuti fino a Funabashi, passando davanti a Tokyo Disney.
Ed eccola lì: in un ampio spiazzo in mezzo a condomini orribili (= tutta la prefettura di Chiba) ecco ergersi smisuratamente grande l'Ikea, l'inconfondibile scritta gialla sul palazzo blu.
Fa specie vedere un parcheggio dell'Ikea deserto. Ma siamo in Giappone, la gente va con il treno... Se tutti usassero le pratiche italiane ci sarebbe stata un'unica fila di macchine lunga una ventina di km.
Ho commesso un terribile, tremendo errore: ho sottovalutato il nemico. Ho sottovalutato il modo bieco di massimizzare i profitti eliminando i costi. "I nostri mobili costano poco perchè blah blah blah" possono dirlo a qualcun'altro. Taccuino e matita in mano sembro il cavaliere che va a sconfiggere il drago armato di uno spazzolino.
Perfavore, aiutatemi... "No! Lasciatelo! Deve farcela con le sue forze. Altrimenti è squalificato!".
Si marcia nel percorso prestabilito, guai a sgarrare. C'è una coppia di pensionati persa tra l'angolo "biancheria per la casa" e "tutto per l'ufficio" da una trentina d'anni...
Piano piano entro nell'ottica. Ma non ci capisco nulla lo stesso! Io voglio un letto, non me ne frega di coordinarci materasso, materassino sopra il materasso, coprimaterasso, lenzuola, coperta, cuscino, federa... Voglio dormire! Guardate... Ho i soldi... Posso pagare! Datemi un letto, vi pagherò! Niente, nemmeno le suppliche occorrono.
Penso che dei nomi svedesi poi si sia già detto qualsiasi cosa. Ormai TROMSO è un termine famoso al mondo quasi quanto "pasta" o "pizza". Vorrei un bel HUNDERUTRALANAMEER bianco coordinato con l'abbinato KERRTULGHFARTSER rosa confetto, grazie.
Mi faccio aiutare a scegliere il letto. Andando ancora per il vecchio ODDA (Oddo?) che avevo visto nel catalogo online. Uno fisso, mio, e uno che diventa "comodo" divanetto, giusto per gli ospiti. Tanto in 25 mq lo spazio abbonda eccome... Che te ne fai di tutto quello spazio lì?
Scegliere il materasso è una congiura. Ma lo vuoi con memoria di forma? Soffice? In lattice? Io voglio DORMIRE, leggi il labiale? DOR-MI-RE! Ridete quanto vi pare, ma è storia vera e vissuta.
E il tavolo? Cosa prendo? Son tutti... tavoli! Non è che uno è più tavolo dell'altro. E' un tavolo. Che sedie ci vanno? Oddio, non lo so...
Mi sento in un girone dantesco. E nessuno mi aiuta. Intorno a me famiglie felici (mentono! Si vede che il marito sbuffa quando la moglie si gira) e bambini che saltano sui letti.
Faccio un rapido calcolo di quanto sto spendendo. Il taccuino è impietoso, si può annotare anche il prezzo... Oh, mamma! E se con la spedizione poi non ho qui abbastanza soldi?
Programmo già la fuga: mollo il carrello e poi sayonara, vediamo se corro più veloce io o gli omini in giallo!
Per ora sono al primo piano, in mezzo agli arredamenti. E il tempo scorre, e non so se ho i soldi, e ho fame, e mi fa schifo com'è organizzato questo posto. E ho sempre il mio taccuino, la matitina minuscola, e ora anche due cuscini in un sacchetto giallo in mano.
La tragedia si consuma scendendo al piano terra. Guarda un po', ricordo che anche nella Divina Commedia i gironi si scendono verso il centro della terra, dove sta Lucifero (altrimenti detto Ingvar Kamprad). Nooo! Piatti, tovaglie, posate, pentole... Avevo dimenticato tutto ciò! E... Mi serve, mi serve tutto dannatamente, e non so se ho i soldi! Come faccio a iniziare una vita senza soldi?
Il viaggio in Ikea si sta trasformando in un dramma umano. Un uomo dalle incrollabili certezze ormai distrutte, sbigottito a valutare se gli convenga o meno comprare un set di posate per sei quando sei cristiani manco ci entrano in 25 metri quadrati.
E così all'equipaggiamento del prode guerriero si affianca un valoroso destriero, un carrello della spesa in cui butto alla rinfusa oggetti di scarso valore commerciale spacciati in offerta. E dal design quantomeno opinabile.
Sto comprando la mia futura vita al mercato!
Ho già il carrello pieno quando pensieri come: "ma se mi servisse quella lampadina? e quella pentola?" mi assalgono. Mi ricordo il budget e tiro dritto, in fondo ero nel reparto candele profumate...
Resta l'ultimo girone, quello prima della cassa. Andare a pigliarsi i mobili. Il destriero zoppicava sulla destra per il peso, io avevo la mia borsa computer che ormai fa parte di me come un bastone bianco per un non vedente (sarà mio corredo nuziale), fogliettini vari in mano ed ora arrivava la prova fisicamente più ardua. Affianco un carrello apposito a quello della spesa che sto usando. Spingo due carrelli in mezzo a queste scansie altissime e sconfinate, ce ne sono a decine... Mi ricorda la scena di Matrix: "Di cosa avrete bisogno?" "Armi", solo che Neo in quel caso avrebbe risposto "mobili lamellari componibili"...
Non so più dove appoggiare il tutto mentre sfilo materassi e scatole pesanti decine e decine di chili. Un carrello non basta più, ne devo prendere un altro e così mi ritrovo tre carrelli, centinaia di chili di roba, il budget che è quel che è, lo stomaco ormai vuoto da ore...
Niente panico.
Mi accerto da una camicia gialla che i prezzi di spedizione non siano cadauno ma valgano per il peso complessivo. Ok, ora ho qualcosa in cui sperare. Lei diventa il mio Virgilio in quel momento, e mi aiuta portando uno dei tre carrelli. Fino al blocco delle casse.
Vedo i cecchini appostati, il mio piano "molla la merce e scappa" non può essere attualizzato.
Intaso una cassa nel rovesciare il contenuto del carrello sul nastro trasportatore. Ora arriva anche una camicia gialla di importanza superiore ad aiutarmi. No, non è filantropia, ha capito che altrimenti le resto lì tutto il giorno.
C'è un disguido nell'ordine, ho dimenticato di ritirare un letto. Pago tutto indaffarato e rimedio, mentre la madre superiora di cui sopra porta i tre carrelli sulla pesa per il tonnellaggio. Poi arrivo anche con il letto di una sessantina di chili, e già che ci sono aggiungo il kit di montaggio perchè il cacciavite non ce l'ho. Fanno scendere il bilico che trasporta piombo dalla bilancia e mettono su i miei mobili.
Non mi spediscono le cose che si rompono. Niente piatti e bicchieri. Vogliono che me li porti a mano a casa. Teneteveli! E faccio la pratica per il reso.
Scappo di là e mi sento come Dante che procede verso il Purgatorio.
Ho perso la cognizione del tempo, ma posso ancora tornare per fare tutto quel che dovevo fare.
Ora sulla carta d'identità ho fatto scrivere sotto "professione" "mistico pellegrino".

Mi arriveranno i mobili domani pomeriggio tra le 12:00 e le 18:00. Il che vuol dire: un fantastico weekend con cacciaviti e brugole in mano.
Purtroppo non mi sono avanzati soldi per frigorifero e lavatrice; quelli al prossimo giro. Ma sicuramente non da Ikea.

Concludo la mia giornata lavorativa in ufficio, senza pranzo (non me lo merito!).
Esco alle 18. Toh, guarda, piove!
Ho ormai pianificato: a casa prendo il valigiozzo pesante, lo imbottisco ancora e comincio a portarlo a casa, almeno mi risparmio una sudata domattina.
Visto che devo cambiare linea della metro, mi fermo a Shibuya a mangiare al Mos Burger. Piove forte. Esco. Diluvia.
Fortuna che i giapponesi sono piccoli. Perchè se occupassero il volume pari a quello che occupano con l'ombrello anche in altre occasioni, la città sarebbe congestionata. Acqua da tutte le parti, si ferma uno e si blocca la coda, prendere la metro è un'impresa. E le mie scarpe che stanno marcendo nella speranza che si asciughino lo testimoniano fedelmente.
Quando esco dalla camera del ryokan con la valigia ha miracolosamente smesso di piovere. Non mi par vero!
Ci vogliono tre linee di metro per arrivare dal ryokan. E tante tante scale... Sono contento di aver fatto il grosso del lavoro stasera.
Ecco il mio appartamento, vuoto:

Questo è visto dall'ingresso. E' un cosiddetto "1K", cioè una stanza più one kitchen. Differenza sottile sottile data dal fatto che si sia una porta tra i due locali, dato che definirle due stanze separate, beh...
La geometria è dislocata in lunghezza. La foto di sinistra è scattata dall'atrio, dove c'è un angolo per la lavatrice (nascosta da una porta a soffietto), l'angolo per il frigo e la cucina che vedete. Dalla parte opposta, sulla destra, la porta è quella che va in bagno. Dritto c'è il "salone" e in fondo la porta del balcone.
Sì, ok, sembra "Il ragazzo di campagna" con Pozzetto, ma è l'unica sistemazione che potevo avere.







Questo è visto dalla parte esattamente opposta, ovvero l'interno della sala. C'è un armadio e... basta, per ora! Questa stanza misura 8 tatami, quindi circa 13 mq...
Ci staranno i mobili? Mah...









Ovviamente in quanto a comfort non manca nulla, in perfetto stile nipponico... Ecco infatti a voi il solito water con asse tecnologico che non mancherò di approfondire prossimamente.














Infine, questa la vista su Shinjuku dall'undicesimo piano:


Ora vado a dormire che è tardissimo, domattina devo lasciare il ryokan. Poi un pomeriggio ad aspettare l'Ikea e la sera vado da un mio amico cuoco, Fabrizio, a casa sua: il primo amico che rivedo finalmente! E la domenica sarà tutta dedicata alla casa.
Non ho ancora la connessione là, sono in attesa dell'allacciamento ma ci vorrà un po' di tempo (una settimana?).
A presto quindi!

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