Il mio spirito ambientalista mal si combina con l'insonnia da afa. Mi tocca quindi a tratti, quando mi sveglio in un lago di sudore, accendere il condizionatore. Lo spirito è forte ma la carne è debole...
In mattinata come da copione vado da M. per prendere una copia dei documenti della società: mi serviranno per ottenere il cellulare azienda, assieme alla cash card che ancora aspetto dalla banca.
M. non si fa nemmeno vedere, lascia il malloppo cartaceo alla segretaria che mi liquida in un niente.
Beh, tanto meglio così. Finchè non vedrò la parcella...
Mangio i miei soliti 30 centimetri di panino al tonno al Subway e trascorro il pomeriggio in ufficio. Anche lì è una lotta tra la tentazione di creare un clima polare con l'aria condizionata e la consapevolezza che se lo facessero tutti gli abitanti del pianeta... non sarebbe bello.
Ho diverse gatte da pelare. Anzitutto mi arriva una complicatissima mail dal commercialista, ci vuole tanta buona volontà e più di un dizionario per capirne il significato; è in risposta alle domande che gli avevo girato, roba di tasse e assets societari. Brutte cose insomma. Ricordo che alle elementari la maestra ci diceva: "non accettate ratei dagli sconosciuti che c'è dentro la droga"... Come darle torto!
In più si aggiunge il conflitto a fuoco tra il mio avvocato e la Camera di Commercio, e io perfettamente in mezzo. Purtroppo sembra che i loro punti di vista (ad oggetto il mio ufficio) non siano conciliabili, o lo saranno quando si vinceranno frizioni che si portano avanti da tanto tempo. Tutto ciò non fa sì che non si sappia quando arriverò a firmare un contratto per l'ufficio, quindi l'avvocato giapponese non è soddisfatto dei requisiti per il visto eccetera eccetera eccetera. Ma a me una cosa che fili tutta liscia una volta mai, eh?
Finisco una mezz'oretta dopo, mi fermo al Mac per non perdere tempo. Devo passare una serata a giocare una partita doppia... No, nessuna battuta, proprio quella partita doppia: "dare" e "avere", come inventò Luca Pacioli due anni dopo la scoperta dell'America.
Devo trarre un bilancio delle spese della compagnia nelle prime settimane di vita, e visto che finora si compenetrano con le mie uscite monetarie è giusto mettere bene in ordine tutti i numeri.
Verso le 10 di sera ho il mio bel file di Excel che mi mostra impietosamente quanto costa la vita a Tokyo...
Due mesi di affitto, caparra, parte intascata dall'agenzia eccetera più di 3'700 euro, al cambio odierno.
Più di 1'500 euro di mobili Ikea.
Più di 500 euro di frigorifero e lavatrice.
E via così. Fino a rendermi conto che meno di un mese ho speso una cifra assurda, talmente alta che avrei potuto comprarci una macchina di piccola cilindrata a basso costo, se mi incentivassero la rottamazione...
E sì che non sono qui a brindare con lo champagne in calici di cristallo, anzi: non ho ancora nemmeno i piatti e i bicchieri, uso quelli usa e getta di carta. Non sto ancora vivendo, sto ancora sopravvivendo.
Ottenebrato da presagi seguiti da tanti zeri vado a dormire presto, sfidando la calura.
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