domenica 25 luglio 2010

25 luglio 2010 - Pizza time!

Come si mangia bene a Tokyo credo (suppongo) non si mangi bene da nessuna altra parte al mondo. Compresi i Paesi da cui le specialità vengono importate. Qui troverete i migliori chef, i migliori ristoranti; certo tutto ha un prezzo ed è salato come non mai.
La mia pizzeria edochiana preferita si chiama "Napule" ed è a Omotesando. Ci lavora anche una mia ex compagna di classe, M., come cameriera part time. Il pizzaiolo è un giapponese che ha vissuto a Napoli e lì ha imparato l'arte di fare la pizza; ha imparato così bene che nel 2007 e nel 2008 è stato campione del mondo tra i pizzaioli. E ora fa soldi a palate.
Che io sappia, qui e in altro posto di Roppongi ("1830") si può trovare la vera pizza Italiana, esattamente come la mangereste in Italia; anzi, visto i pizzaioli che girano recentemente forse anche meglio. Certo, non costa 5 o 10 euro ma minimo una ventina. In alternativa c'è la pizza giapponese, piatta e piccola, ma non la consiglio certo ai cultori della buona tavola.

Oggi mi ero ripromesso di incontrare per pranzo una mia vecchia amica di Singapore, L., e quale migliore occasione di tornare da Napule a gustarsi una pizza fatta come si deve?
L. è una ragazza simpaticissima, sono molto contento di aver trascorso del tempo con lei oggi. Ha appena trascorso un periodo per nulla facile della sua vita ma grazie alla chirurgia ha potuto debellare sul nascere un male solitamente inclemente con troppi. E' fantastico poi avere l'opportunità di parlare con gente di etnie tanto diverse, c'è sempre da imparare e da arricchirsi: molto di quel che siamo lo dobbiamo alla gente che abbiamo intorno. Scommetto che molte persone farebbero fatica a individuare Singapore al primo colpo sulla cartina; è del tutto normale, è così piccolo e lontano... E proprio per questo ci sarà là di sicuro qualcosa di diverso che attende solo di essere imparato; può essere una ricetta per il pollo con il riso come una nuova visione della vita, tutto è possibile quando non si guarda l'orizzonte con i paraocchi.
L. arriva molto tardi, per scusarsi mi regala un girasole (???) e una pianta che ho qui davanti sul tavolo proprio mentre scrivo. Bene, ora ho qualcuno di cui prendermi cura... Mi sa che non durerà molto se si aspetta che io le dia da bere. A meno che non impari a farmi un fischio quando ha sete, allora potremo andare d'amore e d'accordo nei lunghi anni a venire.
Dopo Napule facciamo due passi e ci fermiamo in un altro posto dove ero solito venire soventemente... Sì, diciamo che almeno due volte ci avrò messo piede! E' il Bulgari Café, rinomata cioccolateria dove un cioccolatino costa 1'500 yen. Ma se si tengono bene le distanze da quelle fregature i prezzi non sono così fuori di testa. Considerando che siamo a Omotesando, capitale dell'etno-chic.

Alle 5 circa devo scappare, un altro impegno impellente e inderogabile mi attende: vado a trovare M. sul suo luogo di lavoro, intanto che è in pausa. M. lavorava come cuoco nel ristorante dove son stato svezzato alla vita edochiana; è, tanto per cambiare, sposato con una giapponese da cui ha già avuto due pargoli, una femminuccia di quattro anni e mezzo e un maschietto di uno e mezzo. Dopo quell'esperienza comune aveva lavorato altrove ed ora ha trovato una buona sistemazione: è chef (ovvero capo, per chi non lo sapesse) presso un buon ristorante. L'essere chef è il traguardo di una vita per un cuoco, vuol dire basta correre e far correre un po' gli altri. Certo è una mansione di grande responsabilità e, visti i tempi moderni, si è sempre sul chi va là perchè ristoranti che ci sono un giorno l'indomani non si sa.
Dov'è ora è un gran bel posto, in più c'è una compagnia nipponica alle spalle a dare una certa sicurezza; fanno soprattutto matrimoni ed eventi simili, quindi la clientela non manca. E' al nono piano di un palazzo di Aoyama, con piscina e terrazza che domina su tutta Roppongi: si vedono anche la Mori Tower e la Tokyo Tower.
Faccio volentierissimo due chiacchiere con M., gli spiego di me e chiedo di lui. Non posso fermarmi troppo a lungo perchè deve ricominciare il servizio per cena, ma gli prometto di tornare presto in vesti di cliente.

Questa sostanzialmente è stata la mia giornata di public relations.
Domattina ho parecchi giri da fare, in primis recuperare la tanto agognata cash card, poi ottenuta quella potrò pensare a procurare PC, stampante, cellulare eccetera per l'azienda.

2 commenti:

  1. Non lasciare morire la pianta, poverina... è la tua unica compagnia... vedrai che presto comincerai a parlarle e allora lei crescerà sempre di più... cmq è stato un pensiero carino regalartela, no?

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  2. Infatti sto cercando di non farla morire... Ma parlarle giammai!
    Sì, L. ha avuto un pensiero molto carino, anche se dettato dal fatto di doversi scusare per il ritardo mostruoso!

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