Oggi tra le commissioni che mi ero imposto c'era quella di passare dall'avvocato M. a ritirare dei documenti da presentare successivamente in banca. Vado, prelevo e mi tiene lì... Vigliacco, se sta cercando di giustificarsi l'esoso onorario troverà la macchina griffata sulle fiancate...
Poi torno alla mia solita filiale. Al solito chiedo di staff in grado di parlare inglese ma nulla, impietosamente vengo trattato come un cliente qualsiasi. Prendo il biglietto con il numero e mi accomodo. Mi chiamano, sportello inedito per me. Spiego alla ragazza cosa devo fare: prelievo a titolo personale (anticipo su stipendio, necessario per frigo, lavatrice e tirare a campare fino a fine mese) e documenti per ottenere una cash card (un bancomat, diciamo) aziendale.
Ok, tutto fila liscio. Mi fa vedere come scrivere "representative director" in Giapponese (daihyoutorishimaryaku, vorrei vedere voi...) e compilo tutti i campi richiesti. E poi... La figuraccia in agguato.
Devo apporre il mio sigillo, il timbro aziendale. Estraggo il sacchettino dall'involucro cartaceo, tolgo il timbro dal suo borsello di pelle, lo immergo nell'inchiostro rosso e... Ottengo un pallino rosso, pieno. Senza scritta. Eh? Com'è possibile?
Non ho tolto il coperchio al timbro.
La silenziosa e pacata impiegata scoppia fragorosamente a ridermi in faccia...
E ha ragione.
Presente quando vi versate l'acqua nel bicchiere senza togliere il tappo? Ecco, un po' più grave ma la sensazione è quella. Sono rosso come l'inchistro del timbro. E mi tocca pure usare le salviettine per star lì a pulire il coperchio.
Bene, ora siamo pari in banca. Tanto era stata imbranata l'altra impiegata la volta precedente, tanto sono stato imbranato io oggi.
Palla al centro.
La sera uscito dall'ufficio vado diretto da Biccamera a comprare frigo e lavatrice. Cioè, a ordinarli più che altro dato che la consegna è prevista per sabato 17.
Mangio qualcosa ma la sera non sono ancora soddisfatto: mancano troppe cose per rendere vivibile questa casa. Avverto soprattutto la mancanza delle tende, tutte le mattine il sole mi sveglia. Si chiama Sol Levante mica per niente, qui prima delle cinque è già chiaro...
Mi dirigo verso il Tokyu Hands, un grande magazzino dedicato soprattutto a cose per la casa.
E' adiacente a Takashimaya, nello stesso palazzo; Takashimaya è il grande concorrente di Mitsukoshi, praticamente due grandi magazzini che si contendono la leadership de "La rinascente" nipponica.
Comprerei di tutto. Dallo spazzolone alle salviette, non ho nulla a casa. Mi serve qualsiasi cosa...
Ma devo centellinare il budget, tutto a suo tempo. Ci vuole calma e pazienza.
Prendo un po' di appendini, delle aste per il bucato (spiegherò), uno scopino con la paletta e, finalmente, LE TENDE!
Allora, come si comprano le tende in Giappone? E' facilissimo, non potrebbe essere più semplice. Tutto qui è standardizzato. Tutto. Compresa l'altezza delle tende e gli anelli con cui attaccarle. Quindi essendo casa mia già predisposta non ho fatto altro che scegliere tra 178 cm o 200 cm, sapendo bene che solo le prime ci sarebbero state.
Le tende vanno messe a doppio strato: uno a protezione della privacy, diciamo, e uno che proprio impedisce ai raggi del sole di filtrare. Il primo è praticamente un velo, il secondo è un manto doppio, triplo, molto pesante. Praticamente spesso come un tappeto, volendo esagerare.
Non mi restava che scegliere i colori. Io volevo delle tende scure scure da far compagnia al nero di sedie, tavolo e cassetti, ma l'addetta me le ha sconsigliate perchè avrebbero spento la stanza. Allora prendo un colore neutro e un velo nuziale da piazzarci dietro.
E finalmente la mattina si dorme...
"Mi mancano ancora ste cazzo di tende" avrebbe detto Dan ^__^
RispondiEliminaComunque avresti potuto dire anche "come mancare il bicchiere con il succo" quando parlavi del timbro :D