Sabato mattina completo il trasloco, portando le ultime cose (ovvero soprattutto le mie ossa stanche) a Nishi-Shinjuku. Bye bye ryokan e bye bye Chidori-chou, basta cambiare tre linee di metropolitane per arrivare ovunque.
Il caldo è insopportabile. Non la temperatura quanto l'afa, arrivo e sono stanco e sudato: sono stufo di portar con me dieci chili di computer sulla spalla, ormai ho la tracolla della borsa PC tatuata. In più non mi ricordo per quale ragione ma non avevo dormito molto...
Insomma, dovevo trascorrere un pomeriggio tra le 12 e le 18 in attesa che mi consegnassero i mobili Ikea e già lottavo contro le palpebre che si chiudevano. Non avevo niente in casa perciò ero corso prima di mezzogiorno a procurarmi qualcosa al convini, poca roba per non perdere tempo.
Mi suona il telefono che saranno state le 16:30 circa: ero nel dormiveglia. Ancora un po' e crollavo. Erano gli addetti alla consegna, di lì a poco sarebbero arrivati. E così è stato.
Sono due, uno taciturno, il capo, l'altro con qualche rotella fuori posto che corre per due. Però simpatico, mi racconta che ha lavorato in un ristorante Italiano, lo stesso da cui è uscito lo chef de La Bettola di Ginza. Solo che chissà perchè quello là ha fatto carriera e questo no...
Si ricorda ancora un po' di Italiano. Cazzo, vaffanculo, gabinetto. Praticamente l'ABC se si lavora in un ristorante.
In pochi minuti portano su tutto all'ultimo piano con l'ascensore, abbandonando nel mio mini-appartamento. Li ringrazio e lascio 1'000 yen ciascuno di mancia. Non è tradizione qui ma... Insomma, è mia deformazione professionale. Avendo sempre lavorato come "chi serve" e non come "chi è servito" so quanto è gratificante, anche un piccolo pensiero. 1'000 yen per un sorriso. Non mi permetto certo di fare il signore, non ne ho le facoltà, ma è sempre bello poter far felice qualcuno con poco.
Non so da dove iniziare. Materassi affollano l'angusto corridoio. Scatoloni del mistero attendono solo di essere aperti in sala. Cerco allora la cosa più importante: il mio letto. Inconfondibile, è la scatola più grossa e pesante.
Le istruzioni non si trovano mai, allora mi tocca sparpagliare tutto. Tanto ce n'è di spazio...
Comincio a lavorare con i pochi mezzi a mia disposizione: una scatola di utensili acquistata anche quella all'Ikea. Perciò non vi dico che qualità...
Questo qui, questo là. E' un po' come giocare con le Lego, ma fatte male.
Mi perdo via tra un tassello e una vite, tra un pannello e un altro. Finchè non suona il telefono. E' F., dovevo partire di casa alle 18 ed erano già le 18:30!!! E' che la struttura portante del letto così era fatta, volevo finire quella...
Però è giusto, l'appuntamento è irrinunciabile. Sono anni che aspetto di rivedere lui e S.!! Ma non ho fatto la doccia! - Fa niente, la farai qui...
Infilo le scarpe e vado. Seguo le istruzioni, cambio un paio di linee ferroviarie e sono da lui, appena fuori Tokyo, già nella prefettura di Chiba.
Passa a prendermi con lo scooter e in pochi minuti siamo da lui.
La casa è grande. Cioè, per essere in Giappone, intendiamoci. 80 mq. Un lusso rispetto a qui, ma essendo periferia è più abbordabile. Ha iniziato a pagarla da pochi mesi, per 35 anni è legato qui ora. Ma a lui va bene, qui ha la moglie e qui vorrebbe dar luce ad un figliolo. Qui lavora come chef ormai da tanti anni.
Trascorro una serata davvero piacevole, cucina (c'è da dirlo?) ottima e vino altrettanto grazie alla presenza del mio amico sommelier, S.; ma soprattutto tante belle chiacchiere in compagnia, una rimpatriata che aspettavo da tempi immemori.
Vi racconto un aneddoto che vi farà capire un po' di più cosa vuol dire essere gaijin in Giappone. Proprio quel pomeriggio F. era in metropolitana, tornava da un appuntamento dal dentista. Gli si siede a fianco un giapponese e con nonchalance mette la mano tra la gamba di F. e la propria, toccandolo. F. non ci fa quasi caso. Poi scendono, e questo sempre dietro. Sale la scala mobile e si sente più volte la mano sul b-side. Pensa che fosse causa la ressa, invece è questo che proprio ne sta approfittando. Allora sguscia dalla fiumana di gente e si dirige verso il bagno. E il giapponese lo segue. Allora F. lo aspetta e inveisce ad alta voce in inglese e questo se ne va. Chiuso l'aneddoto.
Perchè ve lo racconto? Perchè mettiamo caso che F. avesse reagito veementemente, magari dando al maniaco un po' di quel che si meritava, cosa sarebbe successo? Che di fronte alla polizia, una parola contro la parola dell'altro, a chi avrebbero creduto? Al giapponese, è matematico. Funziona così qui. Un mio amico pakistano, un ragazzo di meno di vent'anni, si è fatto 21 giorni di prigione per esser stato accusato da un'ubriaca di averla toccata. E' successo? L'ha fatto davvero? Non si sa, ma intanto hanno creduto a lei e senza tanti complimenti l'hanno sbattuto al fresco.
E' un incubo per i gaijin, non so quante storie ho sentito così. Una si sveglia con il piede sbagliato, in metro si mette ad accusare uno di averla toccata e si tenderà a credere a lei.
Saluto i miei cari commensali, nella speranza di rivederli il più presto possibile, e mi congedo che è già quasi mezzanotte: rischio di non trovare più il treno, meglio sbrigarsi.
Arrivo abbastanza tardi, ora non ricordo di preciso l'ora. Improvviso alla bell'e meglio un giaciglio di fortuna mettendo il materasso a casaccio e dormo beato.
mercoledì 14 luglio 2010
sabato 10 luglio 2010
9 luglio 2010 - L'inferno giallo-blu
Bene, se ora avevo appoggio e conferma che la soluzione contabile poteva sanare ogni cosa, dovevo solo applicarla.
Ore 9:00, banca Mitsui Sumitomo, filiale di Kasumigaseki. Dove c'è la cara Taguchi, insomma.
Ha appena aperto. In Giappone gli esercizi chiudono tardi ma aprono anche tardi, mediamente tra le 9 e le 10. Sono forse il primo cliente.
Dico alla pseudo guardia che rivorrei parlare con la dolce dolce Taguchi, che è tanto gentile. Sì, sì, prenda il numero e si accomodi sul divanetto bianco. Frase standard, manco ha sentito cosa gli ho detto.
Chiamano il mio numero. No, la sconosciuta no... E' la rovina!
Ma no, dai, in fondo è una sciocchezza: faccio un prelievo, il denaro diventa mio privato, e ne rimetto una parte sul conto in modo che il saldo contabile dell'operazione sia zero. Lineare.
Non parla inglese. Vabbè, per spiegare queste due sciocchezze...
Le spiego: devo fare il prelievo di x soldi. Ok. E poi rimetto lo stesso ammontare qui bonificato a terzi con una parte di quegli x soldi. Ok. Bene, fallo. Perchè?
Ma come "perchè"?!? Fallo e basta, no? Ok, faccio un rewind, chi sono io, qual è il conto della ditta, l'errore che ho fatto. "Ah, allora lei ora fa un prelievo e poi rimette su quei soldi là". Sì. "Non ho capito".
Penso che questa scenetta si sia ripetuta una decina di volte. Poi chiama la capa, la badessa lì. Rispiega lei, dice le stesse cose che ho detto io. Risultato: sono in due a non capire. E io che me la rido sulla sedia!
Arriva poi Taguchi: mio angelo salvatore! Ripeto la questione con UNA frase in inglese, che vuole dire esattamente quel che ripetevo da ormai 40 minuti (non scherzo e non esagero) in giapponese. Ok, capito. Lo ridice in giapponese alla collega che finalmente capisce. Non ho idea di quale sia stato il meccanismo segreto, l'"apriti Sesamo" che la Taguchi conosce e io no, sta di fatto che improvvisamente come colta da una folgorazione sulla via di Damasco l'impiegata capisce cosa deve fare: ah, allora lei ora fa un prelievo e poi rimette su i soldi! Sono felice così, inutile indagare ulteriormente. Anche perchè una cosa simile richiederebbe 30 secondi, non un'ora come ci è voluta stamattina...
Mi fa aspettare sul divanetto intanto che conclude l'operazione. E quando torno lì insiste per regalarmi come compenso per il tempo perso una scatola di fazzoletti tipo Kleenex, ovviamente brandizzata con il marchio della banca. Non ho spazio in borsa, mi spiace.
Bene, mezza mattinata buttata in banca. Sono già in treno. Con i soldi in borsa. E se facessi un salto direttamente all'Ikea? Così mi faccio consegnare i mobili sabato. 30 minuti ad andare fino a Funabashi (prefettura di Chiba), vado lì, scegli questo e scegli quello, pago, 30 minuti a tornare e sono in ufficio direttamente dopo pranzo. Semplicemente salto il break per mangiare. Sì, si può fare, così non ci penso più.
Prendo il rapido, 23 minuti fino a Funabashi, passando davanti a Tokyo Disney.
Ed eccola lì: in un ampio spiazzo in mezzo a condomini orribili (= tutta la prefettura di Chiba) ecco ergersi smisuratamente grande l'Ikea, l'inconfondibile scritta gialla sul palazzo blu.
Fa specie vedere un parcheggio dell'Ikea deserto. Ma siamo in Giappone, la gente va con il treno... Se tutti usassero le pratiche italiane ci sarebbe stata un'unica fila di macchine lunga una ventina di km.
Ho commesso un terribile, tremendo errore: ho sottovalutato il nemico. Ho sottovalutato il modo bieco di massimizzare i profitti eliminando i costi. "I nostri mobili costano poco perchè blah blah blah" possono dirlo a qualcun'altro. Taccuino e matita in mano sembro il cavaliere che va a sconfiggere il drago armato di uno spazzolino.
Perfavore, aiutatemi... "No! Lasciatelo! Deve farcela con le sue forze. Altrimenti è squalificato!".
Si marcia nel percorso prestabilito, guai a sgarrare. C'è una coppia di pensionati persa tra l'angolo "biancheria per la casa" e "tutto per l'ufficio" da una trentina d'anni...
Piano piano entro nell'ottica. Ma non ci capisco nulla lo stesso! Io voglio un letto, non me ne frega di coordinarci materasso, materassino sopra il materasso, coprimaterasso, lenzuola, coperta, cuscino, federa... Voglio dormire! Guardate... Ho i soldi... Posso pagare! Datemi un letto, vi pagherò! Niente, nemmeno le suppliche occorrono.
Penso che dei nomi svedesi poi si sia già detto qualsiasi cosa. Ormai TROMSO è un termine famoso al mondo quasi quanto "pasta" o "pizza". Vorrei un bel HUNDERUTRALANAMEER bianco coordinato con l'abbinato KERRTULGHFARTSER rosa confetto, grazie.
Mi faccio aiutare a scegliere il letto. Andando ancora per il vecchio ODDA (Oddo?) che avevo visto nel catalogo online. Uno fisso, mio, e uno che diventa "comodo" divanetto, giusto per gli ospiti. Tanto in 25 mq lo spazio abbonda eccome... Che te ne fai di tutto quello spazio lì?
Scegliere il materasso è una congiura. Ma lo vuoi con memoria di forma? Soffice? In lattice? Io voglio DORMIRE, leggi il labiale? DOR-MI-RE! Ridete quanto vi pare, ma è storia vera e vissuta.
E il tavolo? Cosa prendo? Son tutti... tavoli! Non è che uno è più tavolo dell'altro. E' un tavolo. Che sedie ci vanno? Oddio, non lo so...
Mi sento in un girone dantesco. E nessuno mi aiuta. Intorno a me famiglie felici (mentono! Si vede che il marito sbuffa quando la moglie si gira) e bambini che saltano sui letti.
Faccio un rapido calcolo di quanto sto spendendo. Il taccuino è impietoso, si può annotare anche il prezzo... Oh, mamma! E se con la spedizione poi non ho qui abbastanza soldi?
Programmo già la fuga: mollo il carrello e poi sayonara, vediamo se corro più veloce io o gli omini in giallo!
Per ora sono al primo piano, in mezzo agli arredamenti. E il tempo scorre, e non so se ho i soldi, e ho fame, e mi fa schifo com'è organizzato questo posto. E ho sempre il mio taccuino, la matitina minuscola, e ora anche due cuscini in un sacchetto giallo in mano.
La tragedia si consuma scendendo al piano terra. Guarda un po', ricordo che anche nella Divina Commedia i gironi si scendono verso il centro della terra, dove sta Lucifero (altrimenti detto Ingvar Kamprad). Nooo! Piatti, tovaglie, posate, pentole... Avevo dimenticato tutto ciò! E... Mi serve, mi serve tutto dannatamente, e non so se ho i soldi! Come faccio a iniziare una vita senza soldi?
Il viaggio in Ikea si sta trasformando in un dramma umano. Un uomo dalle incrollabili certezze ormai distrutte, sbigottito a valutare se gli convenga o meno comprare un set di posate per sei quando sei cristiani manco ci entrano in 25 metri quadrati.
E così all'equipaggiamento del prode guerriero si affianca un valoroso destriero, un carrello della spesa in cui butto alla rinfusa oggetti di scarso valore commerciale spacciati in offerta. E dal design quantomeno opinabile.
Sto comprando la mia futura vita al mercato!
Ho già il carrello pieno quando pensieri come: "ma se mi servisse quella lampadina? e quella pentola?" mi assalgono. Mi ricordo il budget e tiro dritto, in fondo ero nel reparto candele profumate...
Resta l'ultimo girone, quello prima della cassa. Andare a pigliarsi i mobili. Il destriero zoppicava sulla destra per il peso, io avevo la mia borsa computer che ormai fa parte di me come un bastone bianco per un non vedente (sarà mio corredo nuziale), fogliettini vari in mano ed ora arrivava la prova fisicamente più ardua. Affianco un carrello apposito a quello della spesa che sto usando. Spingo due carrelli in mezzo a queste scansie altissime e sconfinate, ce ne sono a decine... Mi ricorda la scena di Matrix: "Di cosa avrete bisogno?" "Armi", solo che Neo in quel caso avrebbe risposto "mobili lamellari componibili"...
Non so più dove appoggiare il tutto mentre sfilo materassi e scatole pesanti decine e decine di chili. Un carrello non basta più, ne devo prendere un altro e così mi ritrovo tre carrelli, centinaia di chili di roba, il budget che è quel che è, lo stomaco ormai vuoto da ore...
Niente panico.
Mi accerto da una camicia gialla che i prezzi di spedizione non siano cadauno ma valgano per il peso complessivo. Ok, ora ho qualcosa in cui sperare. Lei diventa il mio Virgilio in quel momento, e mi aiuta portando uno dei tre carrelli. Fino al blocco delle casse.
Vedo i cecchini appostati, il mio piano "molla la merce e scappa" non può essere attualizzato.
Intaso una cassa nel rovesciare il contenuto del carrello sul nastro trasportatore. Ora arriva anche una camicia gialla di importanza superiore ad aiutarmi. No, non è filantropia, ha capito che altrimenti le resto lì tutto il giorno.
C'è un disguido nell'ordine, ho dimenticato di ritirare un letto. Pago tutto indaffarato e rimedio, mentre la madre superiora di cui sopra porta i tre carrelli sulla pesa per il tonnellaggio. Poi arrivo anche con il letto di una sessantina di chili, e già che ci sono aggiungo il kit di montaggio perchè il cacciavite non ce l'ho. Fanno scendere il bilico che trasporta piombo dalla bilancia e mettono su i miei mobili.
Non mi spediscono le cose che si rompono. Niente piatti e bicchieri. Vogliono che me li porti a mano a casa. Teneteveli! E faccio la pratica per il reso.
Scappo di là e mi sento come Dante che procede verso il Purgatorio.
Ho perso la cognizione del tempo, ma posso ancora tornare per fare tutto quel che dovevo fare.
Ora sulla carta d'identità ho fatto scrivere sotto "professione" "mistico pellegrino".
Mi arriveranno i mobili domani pomeriggio tra le 12:00 e le 18:00. Il che vuol dire: un fantastico weekend con cacciaviti e brugole in mano.
Purtroppo non mi sono avanzati soldi per frigorifero e lavatrice; quelli al prossimo giro. Ma sicuramente non da Ikea.
Concludo la mia giornata lavorativa in ufficio, senza pranzo (non me lo merito!).
Esco alle 18. Toh, guarda, piove!
Ho ormai pianificato: a casa prendo il valigiozzo pesante, lo imbottisco ancora e comincio a portarlo a casa, almeno mi risparmio una sudata domattina.
Visto che devo cambiare linea della metro, mi fermo a Shibuya a mangiare al Mos Burger. Piove forte. Esco. Diluvia.
Fortuna che i giapponesi sono piccoli. Perchè se occupassero il volume pari a quello che occupano con l'ombrello anche in altre occasioni, la città sarebbe congestionata. Acqua da tutte le parti, si ferma uno e si blocca la coda, prendere la metro è un'impresa. E le mie scarpe che stanno marcendo nella speranza che si asciughino lo testimoniano fedelmente.
Quando esco dalla camera del ryokan con la valigia ha miracolosamente smesso di piovere. Non mi par vero!
Ci vogliono tre linee di metro per arrivare dal ryokan. E tante tante scale... Sono contento di aver fatto il grosso del lavoro stasera.
Ecco il mio appartamento, vuoto:

Questo è visto dall'ingresso. E' un cosiddetto "1K", cioè una stanza più one kitchen. Differenza sottile sottile data dal fatto che si sia una porta tra i due locali, dato che definirle due stanze separate, beh...
La geometria è dislocata in lunghezza. La foto di sinistra è scattata dall'atrio, dove c'è un angolo per la lavatrice (nascosta da una porta a soffietto), l'angolo per il frigo e la cucina che vedete. Dalla parte opposta, sulla destra, la porta è quella che va in bagno. Dritto c'è il "salone" e in fondo la porta del balcone.
Sì, ok, sembra "Il ragazzo di campagna" con Pozzetto, ma è l'unica sistemazione che potevo avere.

Questo è visto dalla parte esattamente opposta, ovvero l'interno della sala. C'è un armadio e... basta, per ora! Questa stanza misura 8 tatami, quindi circa 13 mq...
Ci staranno i mobili? Mah...

Ovviamente in quanto a comfort non manca nulla, in perfetto stile nipponico... Ecco infatti a voi il solito water con asse tecnologico che non mancherò di approfondire prossimamente.
Infine, questa la vista su Shinjuku dall'undicesimo piano:

Ora vado a dormire che è tardissimo, domattina devo lasciare il ryokan. Poi un pomeriggio ad aspettare l'Ikea e la sera vado da un mio amico cuoco, Fabrizio, a casa sua: il primo amico che rivedo finalmente! E la domenica sarà tutta dedicata alla casa.
Non ho ancora la connessione là, sono in attesa dell'allacciamento ma ci vorrà un po' di tempo (una settimana?).
A presto quindi!
Ore 9:00, banca Mitsui Sumitomo, filiale di Kasumigaseki. Dove c'è la cara Taguchi, insomma.
Ha appena aperto. In Giappone gli esercizi chiudono tardi ma aprono anche tardi, mediamente tra le 9 e le 10. Sono forse il primo cliente.
Dico alla pseudo guardia che rivorrei parlare con la dolce dolce Taguchi, che è tanto gentile. Sì, sì, prenda il numero e si accomodi sul divanetto bianco. Frase standard, manco ha sentito cosa gli ho detto.
Chiamano il mio numero. No, la sconosciuta no... E' la rovina!
Ma no, dai, in fondo è una sciocchezza: faccio un prelievo, il denaro diventa mio privato, e ne rimetto una parte sul conto in modo che il saldo contabile dell'operazione sia zero. Lineare.
Non parla inglese. Vabbè, per spiegare queste due sciocchezze...
Le spiego: devo fare il prelievo di x soldi. Ok. E poi rimetto lo stesso ammontare qui bonificato a terzi con una parte di quegli x soldi. Ok. Bene, fallo. Perchè?
Ma come "perchè"?!? Fallo e basta, no? Ok, faccio un rewind, chi sono io, qual è il conto della ditta, l'errore che ho fatto. "Ah, allora lei ora fa un prelievo e poi rimette su quei soldi là". Sì. "Non ho capito".
Penso che questa scenetta si sia ripetuta una decina di volte. Poi chiama la capa, la badessa lì. Rispiega lei, dice le stesse cose che ho detto io. Risultato: sono in due a non capire. E io che me la rido sulla sedia!
Arriva poi Taguchi: mio angelo salvatore! Ripeto la questione con UNA frase in inglese, che vuole dire esattamente quel che ripetevo da ormai 40 minuti (non scherzo e non esagero) in giapponese. Ok, capito. Lo ridice in giapponese alla collega che finalmente capisce. Non ho idea di quale sia stato il meccanismo segreto, l'"apriti Sesamo" che la Taguchi conosce e io no, sta di fatto che improvvisamente come colta da una folgorazione sulla via di Damasco l'impiegata capisce cosa deve fare: ah, allora lei ora fa un prelievo e poi rimette su i soldi! Sono felice così, inutile indagare ulteriormente. Anche perchè una cosa simile richiederebbe 30 secondi, non un'ora come ci è voluta stamattina...
Mi fa aspettare sul divanetto intanto che conclude l'operazione. E quando torno lì insiste per regalarmi come compenso per il tempo perso una scatola di fazzoletti tipo Kleenex, ovviamente brandizzata con il marchio della banca. Non ho spazio in borsa, mi spiace.
Bene, mezza mattinata buttata in banca. Sono già in treno. Con i soldi in borsa. E se facessi un salto direttamente all'Ikea? Così mi faccio consegnare i mobili sabato. 30 minuti ad andare fino a Funabashi (prefettura di Chiba), vado lì, scegli questo e scegli quello, pago, 30 minuti a tornare e sono in ufficio direttamente dopo pranzo. Semplicemente salto il break per mangiare. Sì, si può fare, così non ci penso più.
Prendo il rapido, 23 minuti fino a Funabashi, passando davanti a Tokyo Disney.
Ed eccola lì: in un ampio spiazzo in mezzo a condomini orribili (= tutta la prefettura di Chiba) ecco ergersi smisuratamente grande l'Ikea, l'inconfondibile scritta gialla sul palazzo blu.
Fa specie vedere un parcheggio dell'Ikea deserto. Ma siamo in Giappone, la gente va con il treno... Se tutti usassero le pratiche italiane ci sarebbe stata un'unica fila di macchine lunga una ventina di km.
Ho commesso un terribile, tremendo errore: ho sottovalutato il nemico. Ho sottovalutato il modo bieco di massimizzare i profitti eliminando i costi. "I nostri mobili costano poco perchè blah blah blah" possono dirlo a qualcun'altro. Taccuino e matita in mano sembro il cavaliere che va a sconfiggere il drago armato di uno spazzolino.
Perfavore, aiutatemi... "No! Lasciatelo! Deve farcela con le sue forze. Altrimenti è squalificato!".
Si marcia nel percorso prestabilito, guai a sgarrare. C'è una coppia di pensionati persa tra l'angolo "biancheria per la casa" e "tutto per l'ufficio" da una trentina d'anni...
Piano piano entro nell'ottica. Ma non ci capisco nulla lo stesso! Io voglio un letto, non me ne frega di coordinarci materasso, materassino sopra il materasso, coprimaterasso, lenzuola, coperta, cuscino, federa... Voglio dormire! Guardate... Ho i soldi... Posso pagare! Datemi un letto, vi pagherò! Niente, nemmeno le suppliche occorrono.
Penso che dei nomi svedesi poi si sia già detto qualsiasi cosa. Ormai TROMSO è un termine famoso al mondo quasi quanto "pasta" o "pizza". Vorrei un bel HUNDERUTRALANAMEER bianco coordinato con l'abbinato KERRTULGHFARTSER rosa confetto, grazie.
Mi faccio aiutare a scegliere il letto. Andando ancora per il vecchio ODDA (Oddo?) che avevo visto nel catalogo online. Uno fisso, mio, e uno che diventa "comodo" divanetto, giusto per gli ospiti. Tanto in 25 mq lo spazio abbonda eccome... Che te ne fai di tutto quello spazio lì?
Scegliere il materasso è una congiura. Ma lo vuoi con memoria di forma? Soffice? In lattice? Io voglio DORMIRE, leggi il labiale? DOR-MI-RE! Ridete quanto vi pare, ma è storia vera e vissuta.
E il tavolo? Cosa prendo? Son tutti... tavoli! Non è che uno è più tavolo dell'altro. E' un tavolo. Che sedie ci vanno? Oddio, non lo so...
Mi sento in un girone dantesco. E nessuno mi aiuta. Intorno a me famiglie felici (mentono! Si vede che il marito sbuffa quando la moglie si gira) e bambini che saltano sui letti.
Faccio un rapido calcolo di quanto sto spendendo. Il taccuino è impietoso, si può annotare anche il prezzo... Oh, mamma! E se con la spedizione poi non ho qui abbastanza soldi?
Programmo già la fuga: mollo il carrello e poi sayonara, vediamo se corro più veloce io o gli omini in giallo!
Per ora sono al primo piano, in mezzo agli arredamenti. E il tempo scorre, e non so se ho i soldi, e ho fame, e mi fa schifo com'è organizzato questo posto. E ho sempre il mio taccuino, la matitina minuscola, e ora anche due cuscini in un sacchetto giallo in mano.
La tragedia si consuma scendendo al piano terra. Guarda un po', ricordo che anche nella Divina Commedia i gironi si scendono verso il centro della terra, dove sta Lucifero (altrimenti detto Ingvar Kamprad). Nooo! Piatti, tovaglie, posate, pentole... Avevo dimenticato tutto ciò! E... Mi serve, mi serve tutto dannatamente, e non so se ho i soldi! Come faccio a iniziare una vita senza soldi?
Il viaggio in Ikea si sta trasformando in un dramma umano. Un uomo dalle incrollabili certezze ormai distrutte, sbigottito a valutare se gli convenga o meno comprare un set di posate per sei quando sei cristiani manco ci entrano in 25 metri quadrati.
E così all'equipaggiamento del prode guerriero si affianca un valoroso destriero, un carrello della spesa in cui butto alla rinfusa oggetti di scarso valore commerciale spacciati in offerta. E dal design quantomeno opinabile.
Sto comprando la mia futura vita al mercato!
Ho già il carrello pieno quando pensieri come: "ma se mi servisse quella lampadina? e quella pentola?" mi assalgono. Mi ricordo il budget e tiro dritto, in fondo ero nel reparto candele profumate...
Resta l'ultimo girone, quello prima della cassa. Andare a pigliarsi i mobili. Il destriero zoppicava sulla destra per il peso, io avevo la mia borsa computer che ormai fa parte di me come un bastone bianco per un non vedente (sarà mio corredo nuziale), fogliettini vari in mano ed ora arrivava la prova fisicamente più ardua. Affianco un carrello apposito a quello della spesa che sto usando. Spingo due carrelli in mezzo a queste scansie altissime e sconfinate, ce ne sono a decine... Mi ricorda la scena di Matrix: "Di cosa avrete bisogno?" "Armi", solo che Neo in quel caso avrebbe risposto "mobili lamellari componibili"...
Non so più dove appoggiare il tutto mentre sfilo materassi e scatole pesanti decine e decine di chili. Un carrello non basta più, ne devo prendere un altro e così mi ritrovo tre carrelli, centinaia di chili di roba, il budget che è quel che è, lo stomaco ormai vuoto da ore...
Niente panico.
Mi accerto da una camicia gialla che i prezzi di spedizione non siano cadauno ma valgano per il peso complessivo. Ok, ora ho qualcosa in cui sperare. Lei diventa il mio Virgilio in quel momento, e mi aiuta portando uno dei tre carrelli. Fino al blocco delle casse.
Vedo i cecchini appostati, il mio piano "molla la merce e scappa" non può essere attualizzato.
Intaso una cassa nel rovesciare il contenuto del carrello sul nastro trasportatore. Ora arriva anche una camicia gialla di importanza superiore ad aiutarmi. No, non è filantropia, ha capito che altrimenti le resto lì tutto il giorno.
C'è un disguido nell'ordine, ho dimenticato di ritirare un letto. Pago tutto indaffarato e rimedio, mentre la madre superiora di cui sopra porta i tre carrelli sulla pesa per il tonnellaggio. Poi arrivo anche con il letto di una sessantina di chili, e già che ci sono aggiungo il kit di montaggio perchè il cacciavite non ce l'ho. Fanno scendere il bilico che trasporta piombo dalla bilancia e mettono su i miei mobili.
Non mi spediscono le cose che si rompono. Niente piatti e bicchieri. Vogliono che me li porti a mano a casa. Teneteveli! E faccio la pratica per il reso.
Scappo di là e mi sento come Dante che procede verso il Purgatorio.
Ho perso la cognizione del tempo, ma posso ancora tornare per fare tutto quel che dovevo fare.
Ora sulla carta d'identità ho fatto scrivere sotto "professione" "mistico pellegrino".
Mi arriveranno i mobili domani pomeriggio tra le 12:00 e le 18:00. Il che vuol dire: un fantastico weekend con cacciaviti e brugole in mano.
Purtroppo non mi sono avanzati soldi per frigorifero e lavatrice; quelli al prossimo giro. Ma sicuramente non da Ikea.
Concludo la mia giornata lavorativa in ufficio, senza pranzo (non me lo merito!).
Esco alle 18. Toh, guarda, piove!
Ho ormai pianificato: a casa prendo il valigiozzo pesante, lo imbottisco ancora e comincio a portarlo a casa, almeno mi risparmio una sudata domattina.
Visto che devo cambiare linea della metro, mi fermo a Shibuya a mangiare al Mos Burger. Piove forte. Esco. Diluvia.
Fortuna che i giapponesi sono piccoli. Perchè se occupassero il volume pari a quello che occupano con l'ombrello anche in altre occasioni, la città sarebbe congestionata. Acqua da tutte le parti, si ferma uno e si blocca la coda, prendere la metro è un'impresa. E le mie scarpe che stanno marcendo nella speranza che si asciughino lo testimoniano fedelmente.
Quando esco dalla camera del ryokan con la valigia ha miracolosamente smesso di piovere. Non mi par vero!
Ci vogliono tre linee di metro per arrivare dal ryokan. E tante tante scale... Sono contento di aver fatto il grosso del lavoro stasera.
Ecco il mio appartamento, vuoto:
Questo è visto dall'ingresso. E' un cosiddetto "1K", cioè una stanza più one kitchen. Differenza sottile sottile data dal fatto che si sia una porta tra i due locali, dato che definirle due stanze separate, beh...
La geometria è dislocata in lunghezza. La foto di sinistra è scattata dall'atrio, dove c'è un angolo per la lavatrice (nascosta da una porta a soffietto), l'angolo per il frigo e la cucina che vedete. Dalla parte opposta, sulla destra, la porta è quella che va in bagno. Dritto c'è il "salone" e in fondo la porta del balcone.
Sì, ok, sembra "Il ragazzo di campagna" con Pozzetto, ma è l'unica sistemazione che potevo avere.
Questo è visto dalla parte esattamente opposta, ovvero l'interno della sala. C'è un armadio e... basta, per ora! Questa stanza misura 8 tatami, quindi circa 13 mq...
Ci staranno i mobili? Mah...
Ovviamente in quanto a comfort non manca nulla, in perfetto stile nipponico... Ecco infatti a voi il solito water con asse tecnologico che non mancherò di approfondire prossimamente.
Infine, questa la vista su Shinjuku dall'undicesimo piano:

Ora vado a dormire che è tardissimo, domattina devo lasciare il ryokan. Poi un pomeriggio ad aspettare l'Ikea e la sera vado da un mio amico cuoco, Fabrizio, a casa sua: il primo amico che rivedo finalmente! E la domenica sarà tutta dedicata alla casa.
Non ho ancora la connessione là, sono in attesa dell'allacciamento ma ci vorrà un po' di tempo (una settimana?).
A presto quindi!
8 luglio 2010 - Secondo round
Non mi andava proprio giù quel che avevo fatto... Ci pensavo e ci ripensavo e non sono praticamente riuscito a dormire. A dir la verità non è quello il fattore... Non dormo mai una notte intera filata, nemmeno quando sono stanco morto. Mi sveglio sempre e non riprendo più sonno. A volte mi rigiro per ore ma nulla da fare.
Di conseguenza la mattina ero un bijoux. Uno zombie.
La mattina trascorre anonima in ufficio. Mi preparo per le battaglie pomeridiane, come le avevo fissate.
Ore 13:00, agenzia immobiliare.
E' a poche fermate dall'ufficio, posso fare di meglio, ottimizzare di più i tempi. Scatto alle 12:30, in 10 minuti sono a Omotesandoo via Ginza Line, riesco a mangiare qualcosa dal caro vecchio Kentucky Fried Chicken (che, per chi non lo sapesse, è "finger lickin' delicious") e alle 12:50 sono di fronte al collega di Toru-san. Fila tutto liscio, firma, ritiro la chiave, ci metto pochissimo.
E ora che faccio fino alle 16?!? Beh, per chi sa qualcosa di Giappone sa che è sempre buona precauzione fare un sopralluogo di dove si deve andare. Perchè? Perchè non esistono nomi delle vie e numeri civici, si rischia di girare ore ed ore senza trovare l'edificio che ci sta di fronte.
No, esco ad Hanzomon e lo trovo quasi subito. Ora sono costretto a dover far passare il tempo...
Primo bar, té freddo al limone. Preparo quel che dovrò discutere con il dottor S.; e sì, faccio tanto di disegnino. Il tempo pare non passare. Quando ci si diverte, eh? Allora esco e giro la zona. Trovo un tempietto buddhista e come una perfetta prostituta religiosa dimentico la mia fede di battesimo e dico una preghierina versando 100 yen di obolo... Paese che vai, usanze che trovi, no? Mi sono solo adeguato! Riceverò una scomunica per questo?
Niente, è ancora troppo presto. Secondo bar, secondo te freddo al limone. Fa veramente schifo, in che razza di bettola sono capitato? Non lo bevo nemmeno, aspetto un quarto alle quattro e vado dal commercialista.
Sanchome... Ichi no ni... E' questo il palazzo! Ma da dove si entra? Non ci sono insegne!
Per forza non ce n'erano. Lo studio di Y.S. & associates altro non è che casa sua.
Mi tolgo le scarpe ed entro. La moglie mi prepara un té (vero, giapponese).
Abbiamo grossi problemi di comunicazione. Lui sa dire "tax, gross, salary" in inglese e credo nient'altro. Io mi sono scritto i termini tecnici giapponesi che mi serve sapere, ma più di tanto non posso improvvisare... Lui non scende nel mio registro linguistico e resta nel burocratese, il che non agevola.
Alla fine però ci capiamo su quel che volevo sapere, e questo è l'importante.
Gli spiego il mio errore del giorno prima, propongo che per rimediare faccio un anticipo sullo stipendio con cui risanare nuovamente il conto dell'azienda. Può funzionare, se la direzione in Italia me l'accetta ho l'ok del commercialista.
E' stato un parto lungo e doloroso ma ne è valsa la pena. Ha tutti i miei estremi, le prossime comunicazioni avverranno via e-mail: così almeno se non capisco una parola ho il tempo di cercarla.
Bene, ho fatto presto e sono in anticipo anche sul terzo appuntamento. 17:30 Ark Hills, praticamente il palazzo dietro al mio ufficio, 12esimo piano.
Aspetto un po' all'ingresso della East Wing, poi procedure di sicurezza e salgo.
Due receptionists, giovani. "Ma come parla bene giapponese!" Sì, certo, con tutta la fatica che avevo appena fatto dal commercialista!
Saletta d'attesa, solita cortesia giapponese. -Vuole del te oolong? -Niente, grazie. - Allora dell'acqua... - No, a posto così. - Ah, ma... se non le porto dell'acqua poi è un guaio... - Ok, ok, allora portami quest'acqua!
La manager che si occupa di me non è giapponese. Ce l'ha scritto ovunque, anche nel timbro di voce con cui parla inglese. Ma ha nome e cognome giapponese. Sì, ma a me non la si fa... Comunque evito di approfondire, non le dico nulla per non metterla in difficoltà. Però è cinese...
Solita bella presentazione, soliti finti super-benefici completamente gratuiti, progressioni di categoria tipo film di Fantozzi con cartellette rilegate in pelle umana. Soluzioni per ogni tipo d'azienda, uffici, ufficiattoli, ufficetti, ufficioni... Locations rinomate, esclusive. Prezzi sospettosamente convenienti. Sono con l'acqua alla gola: ammette candidamente che se i capi mi bocceranno il preventivo è pronta a ridiscutere l'intero prezzo. O questa non ha capito come gira il mondo degli affari, o la scrivania che mi ha mostrato dove c'era il gaijin che lavorava mi sa che era l'unica affittata...
Torno a casa, è ora di far comunicare l'esito della mia giornata.
Mangio chahan in una bettola gestita da cinesi. Pochi soldi per un piattone pieno. Sono già le 8.
Di conseguenza la mattina ero un bijoux. Uno zombie.
La mattina trascorre anonima in ufficio. Mi preparo per le battaglie pomeridiane, come le avevo fissate.
Ore 13:00, agenzia immobiliare.
E' a poche fermate dall'ufficio, posso fare di meglio, ottimizzare di più i tempi. Scatto alle 12:30, in 10 minuti sono a Omotesandoo via Ginza Line, riesco a mangiare qualcosa dal caro vecchio Kentucky Fried Chicken (che, per chi non lo sapesse, è "finger lickin' delicious") e alle 12:50 sono di fronte al collega di Toru-san. Fila tutto liscio, firma, ritiro la chiave, ci metto pochissimo.
E ora che faccio fino alle 16?!? Beh, per chi sa qualcosa di Giappone sa che è sempre buona precauzione fare un sopralluogo di dove si deve andare. Perchè? Perchè non esistono nomi delle vie e numeri civici, si rischia di girare ore ed ore senza trovare l'edificio che ci sta di fronte.
No, esco ad Hanzomon e lo trovo quasi subito. Ora sono costretto a dover far passare il tempo...
Primo bar, té freddo al limone. Preparo quel che dovrò discutere con il dottor S.; e sì, faccio tanto di disegnino. Il tempo pare non passare. Quando ci si diverte, eh? Allora esco e giro la zona. Trovo un tempietto buddhista e come una perfetta prostituta religiosa dimentico la mia fede di battesimo e dico una preghierina versando 100 yen di obolo... Paese che vai, usanze che trovi, no? Mi sono solo adeguato! Riceverò una scomunica per questo?
Niente, è ancora troppo presto. Secondo bar, secondo te freddo al limone. Fa veramente schifo, in che razza di bettola sono capitato? Non lo bevo nemmeno, aspetto un quarto alle quattro e vado dal commercialista.
Sanchome... Ichi no ni... E' questo il palazzo! Ma da dove si entra? Non ci sono insegne!
Per forza non ce n'erano. Lo studio di Y.S. & associates altro non è che casa sua.
Mi tolgo le scarpe ed entro. La moglie mi prepara un té (vero, giapponese).
Abbiamo grossi problemi di comunicazione. Lui sa dire "tax, gross, salary" in inglese e credo nient'altro. Io mi sono scritto i termini tecnici giapponesi che mi serve sapere, ma più di tanto non posso improvvisare... Lui non scende nel mio registro linguistico e resta nel burocratese, il che non agevola.
Alla fine però ci capiamo su quel che volevo sapere, e questo è l'importante.
Gli spiego il mio errore del giorno prima, propongo che per rimediare faccio un anticipo sullo stipendio con cui risanare nuovamente il conto dell'azienda. Può funzionare, se la direzione in Italia me l'accetta ho l'ok del commercialista.
E' stato un parto lungo e doloroso ma ne è valsa la pena. Ha tutti i miei estremi, le prossime comunicazioni avverranno via e-mail: così almeno se non capisco una parola ho il tempo di cercarla.
Bene, ho fatto presto e sono in anticipo anche sul terzo appuntamento. 17:30 Ark Hills, praticamente il palazzo dietro al mio ufficio, 12esimo piano.
Aspetto un po' all'ingresso della East Wing, poi procedure di sicurezza e salgo.
Due receptionists, giovani. "Ma come parla bene giapponese!" Sì, certo, con tutta la fatica che avevo appena fatto dal commercialista!
Saletta d'attesa, solita cortesia giapponese. -Vuole del te oolong? -Niente, grazie. - Allora dell'acqua... - No, a posto così. - Ah, ma... se non le porto dell'acqua poi è un guaio... - Ok, ok, allora portami quest'acqua!
La manager che si occupa di me non è giapponese. Ce l'ha scritto ovunque, anche nel timbro di voce con cui parla inglese. Ma ha nome e cognome giapponese. Sì, ma a me non la si fa... Comunque evito di approfondire, non le dico nulla per non metterla in difficoltà. Però è cinese...
Solita bella presentazione, soliti finti super-benefici completamente gratuiti, progressioni di categoria tipo film di Fantozzi con cartellette rilegate in pelle umana. Soluzioni per ogni tipo d'azienda, uffici, ufficiattoli, ufficetti, ufficioni... Locations rinomate, esclusive. Prezzi sospettosamente convenienti. Sono con l'acqua alla gola: ammette candidamente che se i capi mi bocceranno il preventivo è pronta a ridiscutere l'intero prezzo. O questa non ha capito come gira il mondo degli affari, o la scrivania che mi ha mostrato dove c'era il gaijin che lavorava mi sa che era l'unica affittata...
Torno a casa, è ora di far comunicare l'esito della mia giornata.
Mangio chahan in una bettola gestita da cinesi. Pochi soldi per un piattone pieno. Sono già le 8.
mercoledì 7 luglio 2010
7 luglio 2010 - Finanza creativa...
Oggi avevo appuntamento con l'avvocato M.
Cose da sistemare, giungere finalmente in possesso dei soldi, pratiche varie... La routine con cui mio malgrado mi sto relazionando quotidianamente. E che avevo messo in cantiere molto più marginalmente, ma ormai siamo qui e balliamo.
Puntuale vedo M.; stavolta fila tutto liscio. Possibile? Macchè.
Anzitutto l'ufficio: non tollera che quando tutto sarà pronto e io presenterò i documenti per il visto mi trovi in Camera di Commercio. Né nell'open space ma nemmeno dove sono ora. Non gli sta bene, la ditta giapponese deve avere un suo ufficio. Pare inamovibile, ne prendo atto e comunicherò a chi di dovere.
Poi siparietto. Per ritirare il denaro ci sarà da scrivere in giapponese un documento. "Te la senti?" No, chiaro, se si può evitare meglio! Scrivere A MANO in giapponese, beh... Ci pensa lui. Fa una telefonata alla filiale dove ha aperto il conto della ditta e organizza per le 14 affinchè io abbia un assistente di lingua inglese. Ha disposto già tutto lui, già detto per il bonifico all'agenzia immobiliare.
Ringrazio e vado.
Torno un attimo in ufficio e riparto verso la banca, mangio un panino al Mac (il mio solito teriyaki burger).
Prima chiamo Toru-san per avere gli estremi per il bonifico a questo punto, giusto per essere sicuri. Mi comunica che sono scritti su un foglio in mio possesso, controllo ed è vero. Ci salutiamo all'indomani.
Dopo cinque minuti mi richiama, voce triste. In verità non ci saremmo visti domani, è stato licenziato.
Allora ditelo che sono io che porto le sciagure!
Arrivo in banca. Panico. Oddio c'è un gaijin. E chi gli parla ora? Ma proprio oggi che c'è il controllo qualità in corso... Levo l'impiegata che mi accoglie dall'imbarazzo e le parlo in giapponese. Le spiego che ho appuntamento con Takashima. Mi fa sedere.
Dopo 5 minuti vengo condotto ad uno sportello apposito dove parlo con tale signorina Taguchi. Giovane e carina, tra l'altro. Comincia a rivolgersi a me in inglese, io le rispondo in giapponese e da lì la conversazione non è più tornata nella lingua di Shakespeare. Compilo tutti i moduli in giapponese senza tanti problemi. Tutto qui? La prossima volta che devo firmare qualcosa chiamate l'esercito, non so... Devo solo riscrivere tutto una sola volta, causa misunderstanding su quale simbolo dello yen scrivere: io lo scrivo in giapponese, lei voleva quello internazionale.
Bonifico effettuato, la casa è salva. Sospiro di sollievo.
Chiedo un paio di cose riguardo la carta di credito: niente, ci vuole l'alien registration card, ergo il visto. Quindi ogni volta che avrò bisogno di soldi dovrò presentarmi a questo sportello con libretto e timbro, ora in mio possesso. E che se qualcuno mi rubasse potrebbe usare senza problemi. Grande Giappone... Sudo freddo al solo pensiero.
Torno in ufficio. Mi arriva una telefonata dall'Italia. E' il capo. Uno dei capi, non mi sembra carino dire quale. "Non dirmi che hai già fatto..."
Troppo tardi. Stavolta l'ho fatta grossa.
Allora, come funziona il tutto. Credo almeno, non essendo il mio ambito (ma qual è il mio ambito qui?) non so se ho capito tutto giusto.
Io ero disoccupato, tornato dal Giappone. Zero soldi. Poi ho fatto un periodo di apprendistato. Zero soldi. Poi parto per il Giappone, mi vengono dati X soldi. X/3 soldi vengono spesi per l'hotel pagato fino a sabato 10. X/3 li ho versati come caparra per non perdere l'unica casa che potevo avere senza garante e spendere troppi soldi per un monthly apartment. Diciamo che X/6 li ho spesi per vivere e spostarmi in treno e X/6 li ho ancora in mano.
Che cosa sono questi X soldi? Un anticipo sul mio stipendio. Quale stipendio? Boh, un anticipo. Cosa vuol dire questo? Che non sono soldi della mia ditta Jappo, non sono spese sue ma mie private personali. Quindi tutto quel che faccio io ora è considerato personale, a mie spese.
E i soldi che ho tolto dal capitale sociale? Anche quelli dovevano essere un anticipo sullo stipendio. Ecco l'errore. Non farli passare da anticipo a me ma versarli direttamente.
Io capisco perfettamente la differenza tra il mio patrimonio personale e quello della ditta, non sono soldi miei. Ma quindi, se io non ho nemmeno iniziato a percepire stipendi ma li sto già spendendo per - badate bene - sopravvivere, non vivere, allora il mio guadagno in tutto questo dov'è?
Io domani andrò a prendere le chiavi dell'appartamento. E poi? Con X/6 non lo arredo di certo. E se ci riuscissi, non avrei di che mangiare. Quindi dovrò fare un altro anticipo sul mio stipendio e continuare così. Forse allo scadere dell'anno di contratto mi troverò qualcosa in tasca.
Per carità, la mia non è una critica, sono io che ragiono all'antica con lo stipendio a metà mese.
Niente, fatta la frittata sta a me rimediare. Come? Si vedrà.
Per ora mi sono fatto dare dall'assistente del dottor V. il contatto di chi mi seguirà fiscalmente. Un professionista che parla SOLO giapponese. E io devo fargli capire la logica di cui sopra. E devo fargli capire l'errore e chiedergli di trovare una soluzione, fargli capire che la ditta l'ha fatto a mio titolo. Boh, gli farò un disegno, a questo punto...
Ho fissato l'appuntamento per domani alle 16:30. Alle 13:00 vado a ritirare le chiavi e spero che il nuovo agente che mi seguirà sia altrettanto disponibile da chiamare per farmi allacciare gas, acqua e via dicendo.
Alle 17:30 altro appuntamento, sperando di fare in tempo. Vado ad informarmi per l'ufficio, almeno per sapere se ci sono in giro offerte, in modo da non restare spiazzato da un'eventuale nuova presa di posizione dell'avvocato M.; sarà molto difficile, ma magari scopro che al prezzo che ci fa la Camera trovo anche di meglio. E salvo capra e cavoli.
Ho realizzato nel tornare che da dove sono ora mi ci vuole un'ora giusta ad arrivare a casa. Devo cambiare tre linee di metro. Spendo non so quanti yen, 160 yen per tre a tratta come minimo perchè è il prezzo di almeno una fermata, anche se poi dipende dalla linea. Quindi un migliaio di yen al giorno. E due ore di vita quotidiane nella calca di chi non vuole aspettare il convoglio successivo. Ho voglia di spostarmi, di trovare regolarità, di avere un abbonamento del treno e sapere quando evitare l'ora di punta. Ma ci vorrà tempo.
Oggi era Tanabata, il 7 di luglio. Si celebra l'unione di Orihime e di Hikoboshi, due innamorati (due stelle) che solo in questo giorno dell'anno si incontrano nella Via Lattea.
Cose da sistemare, giungere finalmente in possesso dei soldi, pratiche varie... La routine con cui mio malgrado mi sto relazionando quotidianamente. E che avevo messo in cantiere molto più marginalmente, ma ormai siamo qui e balliamo.
Puntuale vedo M.; stavolta fila tutto liscio. Possibile? Macchè.
Anzitutto l'ufficio: non tollera che quando tutto sarà pronto e io presenterò i documenti per il visto mi trovi in Camera di Commercio. Né nell'open space ma nemmeno dove sono ora. Non gli sta bene, la ditta giapponese deve avere un suo ufficio. Pare inamovibile, ne prendo atto e comunicherò a chi di dovere.
Poi siparietto. Per ritirare il denaro ci sarà da scrivere in giapponese un documento. "Te la senti?" No, chiaro, se si può evitare meglio! Scrivere A MANO in giapponese, beh... Ci pensa lui. Fa una telefonata alla filiale dove ha aperto il conto della ditta e organizza per le 14 affinchè io abbia un assistente di lingua inglese. Ha disposto già tutto lui, già detto per il bonifico all'agenzia immobiliare.
Ringrazio e vado.
Torno un attimo in ufficio e riparto verso la banca, mangio un panino al Mac (il mio solito teriyaki burger).
Prima chiamo Toru-san per avere gli estremi per il bonifico a questo punto, giusto per essere sicuri. Mi comunica che sono scritti su un foglio in mio possesso, controllo ed è vero. Ci salutiamo all'indomani.
Dopo cinque minuti mi richiama, voce triste. In verità non ci saremmo visti domani, è stato licenziato.
Allora ditelo che sono io che porto le sciagure!
Arrivo in banca. Panico. Oddio c'è un gaijin. E chi gli parla ora? Ma proprio oggi che c'è il controllo qualità in corso... Levo l'impiegata che mi accoglie dall'imbarazzo e le parlo in giapponese. Le spiego che ho appuntamento con Takashima. Mi fa sedere.
Dopo 5 minuti vengo condotto ad uno sportello apposito dove parlo con tale signorina Taguchi. Giovane e carina, tra l'altro. Comincia a rivolgersi a me in inglese, io le rispondo in giapponese e da lì la conversazione non è più tornata nella lingua di Shakespeare. Compilo tutti i moduli in giapponese senza tanti problemi. Tutto qui? La prossima volta che devo firmare qualcosa chiamate l'esercito, non so... Devo solo riscrivere tutto una sola volta, causa misunderstanding su quale simbolo dello yen scrivere: io lo scrivo in giapponese, lei voleva quello internazionale.
Bonifico effettuato, la casa è salva. Sospiro di sollievo.
Chiedo un paio di cose riguardo la carta di credito: niente, ci vuole l'alien registration card, ergo il visto. Quindi ogni volta che avrò bisogno di soldi dovrò presentarmi a questo sportello con libretto e timbro, ora in mio possesso. E che se qualcuno mi rubasse potrebbe usare senza problemi. Grande Giappone... Sudo freddo al solo pensiero.
Torno in ufficio. Mi arriva una telefonata dall'Italia. E' il capo. Uno dei capi, non mi sembra carino dire quale. "Non dirmi che hai già fatto..."
Troppo tardi. Stavolta l'ho fatta grossa.
Allora, come funziona il tutto. Credo almeno, non essendo il mio ambito (ma qual è il mio ambito qui?) non so se ho capito tutto giusto.
Io ero disoccupato, tornato dal Giappone. Zero soldi. Poi ho fatto un periodo di apprendistato. Zero soldi. Poi parto per il Giappone, mi vengono dati X soldi. X/3 soldi vengono spesi per l'hotel pagato fino a sabato 10. X/3 li ho versati come caparra per non perdere l'unica casa che potevo avere senza garante e spendere troppi soldi per un monthly apartment. Diciamo che X/6 li ho spesi per vivere e spostarmi in treno e X/6 li ho ancora in mano.
Che cosa sono questi X soldi? Un anticipo sul mio stipendio. Quale stipendio? Boh, un anticipo. Cosa vuol dire questo? Che non sono soldi della mia ditta Jappo, non sono spese sue ma mie private personali. Quindi tutto quel che faccio io ora è considerato personale, a mie spese.
E i soldi che ho tolto dal capitale sociale? Anche quelli dovevano essere un anticipo sullo stipendio. Ecco l'errore. Non farli passare da anticipo a me ma versarli direttamente.
Io capisco perfettamente la differenza tra il mio patrimonio personale e quello della ditta, non sono soldi miei. Ma quindi, se io non ho nemmeno iniziato a percepire stipendi ma li sto già spendendo per - badate bene - sopravvivere, non vivere, allora il mio guadagno in tutto questo dov'è?
Io domani andrò a prendere le chiavi dell'appartamento. E poi? Con X/6 non lo arredo di certo. E se ci riuscissi, non avrei di che mangiare. Quindi dovrò fare un altro anticipo sul mio stipendio e continuare così. Forse allo scadere dell'anno di contratto mi troverò qualcosa in tasca.
Per carità, la mia non è una critica, sono io che ragiono all'antica con lo stipendio a metà mese.
Niente, fatta la frittata sta a me rimediare. Come? Si vedrà.
Per ora mi sono fatto dare dall'assistente del dottor V. il contatto di chi mi seguirà fiscalmente. Un professionista che parla SOLO giapponese. E io devo fargli capire la logica di cui sopra. E devo fargli capire l'errore e chiedergli di trovare una soluzione, fargli capire che la ditta l'ha fatto a mio titolo. Boh, gli farò un disegno, a questo punto...
Ho fissato l'appuntamento per domani alle 16:30. Alle 13:00 vado a ritirare le chiavi e spero che il nuovo agente che mi seguirà sia altrettanto disponibile da chiamare per farmi allacciare gas, acqua e via dicendo.
Alle 17:30 altro appuntamento, sperando di fare in tempo. Vado ad informarmi per l'ufficio, almeno per sapere se ci sono in giro offerte, in modo da non restare spiazzato da un'eventuale nuova presa di posizione dell'avvocato M.; sarà molto difficile, ma magari scopro che al prezzo che ci fa la Camera trovo anche di meglio. E salvo capra e cavoli.
Ho realizzato nel tornare che da dove sono ora mi ci vuole un'ora giusta ad arrivare a casa. Devo cambiare tre linee di metro. Spendo non so quanti yen, 160 yen per tre a tratta come minimo perchè è il prezzo di almeno una fermata, anche se poi dipende dalla linea. Quindi un migliaio di yen al giorno. E due ore di vita quotidiane nella calca di chi non vuole aspettare il convoglio successivo. Ho voglia di spostarmi, di trovare regolarità, di avere un abbonamento del treno e sapere quando evitare l'ora di punta. Ma ci vorrà tempo.
Oggi era Tanabata, il 7 di luglio. Si celebra l'unione di Orihime e di Hikoboshi, due innamorati (due stelle) che solo in questo giorno dell'anno si incontrano nella Via Lattea.
6 luglio 2010 - Fatti non foste...
... a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
Martedì non ricordo sia successo granchè. Sono andato in ufficio, conscio che quello potrebbe non essere già più il mio ufficio. Mattina e pomeriggio, fino alle 18. Volete che racconti cosa, come e dove mangio? Beh, quella è una parentesi divertente. Gironzolo finchè non trovo qualcosa che non attiri la mia attenzione. E di solito sono un po' sempre gli stessi posti: cucina italiana in primis.
Mi capita così di finire in locande non meglio identificate come quella di qualche post fa ("a tavola non si invecchia", ricordate?) o da Mario. Ci vediamo da Mario, prima o poi. Che poi far notare a Mario che si dice "vongole" e non "vongore", "primi piatti" e non "primi piati" mi sembra fine a sé stesso. Però è divertente, vengo trattato come se fossi uno che deve dare le stelle per la guida Michelin. Quel che mangio varia... Pizze di tutti colori e forme! "Come mai la margherita costa di più?". Silenzio imbarazzante. Soliti complimenti per il mio giapponese, soliti discorsi sull'Italia, solito viaggio a Roma-Firenze-Venezia-Milano. E' un copione già scritto, ma mi piace recitare la mia parte.
E' indescrivibile la sensazione di essere un cliente Italiano della trattoria "La Castagna" di Chidorichou. Dov'è Chidorichou? Non lo sanno nemmeno gli stessi abitanti. Chiedete a un giapponese ed è più probabile che vi trovi sulla mappa Canicattì. Figuriamoci quanti Italiani vede all'anno... Mi mette su le canzoni più belle che ha, mi fa sentire a casa. Rita Pavone? Continuano a loop grandi successi di molto prima che io nascessi. Forse nemmeno i miei genitori erano nati... Sì, quest'amore splendido... Mentre mangio delle tagliatelle al gorgonzola cheese. Non l'avrei mai detto dalla colorazione marrone della salsa.
Eppure amo tutto ciò. Se sono diventato "Giapponese", se ho imparato a conoscere la gente, a fare due chiacchiere con chiunque, è anche merito di tutto ciò.
Mi hanno invitato alla cena di gala della Camera di Commercio. Che c'entro io? Beh, da tutte le telefonate che fanno direi che altrimenti non hanno fondi abbastanza...
Vado volentieri, la comunità italiana edochiana lo impone silenziosamente. O con noi o contro di noi. Gli Italiani instaurano mafie ovunque.
Conosco già chi ci sarà, alla fine senti i nomi ed è sempre quella la gente che gira. Solo che anni fa li servivo al ristorante, ora parteciperò come loro. Anzi con loro, perchè come loro giammai. Mi guarderanno dall'alto in basso, giudicheranno le mie scarpe, solita prassi.
So chi non invitano e chi no, chi è del giro e chi no. Conosco i retroscena dell'ambasciata. Brutto ambiente...
Vabbè, male che vada mangerò per molto più di quel che pago (è dura, mi impegnerò) e faccio compagnia agli stagisti della Camera, poveretti.
Bene, tutto questo non c'entra nulla con il titolo dell'intervento.
Ieri camminavo per Roppongi in pausa pranzo e riflettevo sull'uso dello spazio a Tokyo. Inventarsi lo spazio dove lo spazio non c'è. Così capita di vedere tutto sviluppato in altezza, da sottoterra a centinaia di metri d'altitudine.
Guardate la viabilità di Roppongi:
Assurda, non trovate? Un dedalo di strade sopraelevate. E c'è molto di più, dato che non vedete le linee metropolitane sotterranee. Ci sarà uno o due livelli sotterranei a seconda di quante linee passano, c'è un livello "terra" (forse...), un livello da dove fotografo dove passano i pedoni e altri due livelli di strade carreggiabili sopraelevate, con incroci, semafori e tutto il resto.
Non è che piace così, è che così è l'unica maniera razionale. L'unica maniera di estrarre ordine dal caos, chiaramente improponibile nelle nostre città storiche. Solo una megalopoli senza identità, cresciuta a dismisura dopo essere stata rasa al suolo nel dopoguerra, può permetterselo.
E a fianco di questo caos logico compare lo sfarzo artificiale, il mondo degli executives, camere al cinquantesimo piano che costano per una notte il PIL del Bangladesh. Il primissimo mondo.
Questa è Ark Hills.
Una finta piazza dedicata a Von Karajan, giusto per impreziosire il Suntory Hall dove si tengono esclusivi concerti di musica classica. La Suntory è quella delle bevande, del whisky reso celebre da "Lost in translation", per chi l'ha visto... "E' tempo di Suntory".
Ogni tipo di ristorante, spa, negozio... c'è di tutto qui dentro. Ma è tutto... Finto, ricreato.

Se vi siete mai chiesti come fanno certi palazzi ad essere così illuminati anche di notte, beh, guardate quel gruppo di fari in basso... Probabilmente è più voluminoso del mio futuro appartamento.
Non a caso Tokyo è la città più luminosa al mondo, vista dallo spazio.
Qual è il prezzo di tutto ciò? Non vedere più di notte le stelle.
Le cose le apprezzi solo quando non le hai più. Ecco perchè penso che non resterò tutta la mia futura vita a Tokyo, so quant'è bella l'Italia. Sperando di trovarla ancora come, se non meglio, l'ho lasciata.
Martedì non ricordo sia successo granchè. Sono andato in ufficio, conscio che quello potrebbe non essere già più il mio ufficio. Mattina e pomeriggio, fino alle 18. Volete che racconti cosa, come e dove mangio? Beh, quella è una parentesi divertente. Gironzolo finchè non trovo qualcosa che non attiri la mia attenzione. E di solito sono un po' sempre gli stessi posti: cucina italiana in primis.
Mi capita così di finire in locande non meglio identificate come quella di qualche post fa ("a tavola non si invecchia", ricordate?) o da Mario. Ci vediamo da Mario, prima o poi. Che poi far notare a Mario che si dice "vongole" e non "vongore", "primi piatti" e non "primi piati" mi sembra fine a sé stesso. Però è divertente, vengo trattato come se fossi uno che deve dare le stelle per la guida Michelin. Quel che mangio varia... Pizze di tutti colori e forme! "Come mai la margherita costa di più?". Silenzio imbarazzante. Soliti complimenti per il mio giapponese, soliti discorsi sull'Italia, solito viaggio a Roma-Firenze-Venezia-Milano. E' un copione già scritto, ma mi piace recitare la mia parte.
E' indescrivibile la sensazione di essere un cliente Italiano della trattoria "La Castagna" di Chidorichou. Dov'è Chidorichou? Non lo sanno nemmeno gli stessi abitanti. Chiedete a un giapponese ed è più probabile che vi trovi sulla mappa Canicattì. Figuriamoci quanti Italiani vede all'anno... Mi mette su le canzoni più belle che ha, mi fa sentire a casa. Rita Pavone? Continuano a loop grandi successi di molto prima che io nascessi. Forse nemmeno i miei genitori erano nati... Sì, quest'amore splendido... Mentre mangio delle tagliatelle al gorgonzola cheese. Non l'avrei mai detto dalla colorazione marrone della salsa.
Eppure amo tutto ciò. Se sono diventato "Giapponese", se ho imparato a conoscere la gente, a fare due chiacchiere con chiunque, è anche merito di tutto ciò.
Mi hanno invitato alla cena di gala della Camera di Commercio. Che c'entro io? Beh, da tutte le telefonate che fanno direi che altrimenti non hanno fondi abbastanza...
Vado volentieri, la comunità italiana edochiana lo impone silenziosamente. O con noi o contro di noi. Gli Italiani instaurano mafie ovunque.
Conosco già chi ci sarà, alla fine senti i nomi ed è sempre quella la gente che gira. Solo che anni fa li servivo al ristorante, ora parteciperò come loro. Anzi con loro, perchè come loro giammai. Mi guarderanno dall'alto in basso, giudicheranno le mie scarpe, solita prassi.
So chi non invitano e chi no, chi è del giro e chi no. Conosco i retroscena dell'ambasciata. Brutto ambiente...
Vabbè, male che vada mangerò per molto più di quel che pago (è dura, mi impegnerò) e faccio compagnia agli stagisti della Camera, poveretti.
Bene, tutto questo non c'entra nulla con il titolo dell'intervento.
Ieri camminavo per Roppongi in pausa pranzo e riflettevo sull'uso dello spazio a Tokyo. Inventarsi lo spazio dove lo spazio non c'è. Così capita di vedere tutto sviluppato in altezza, da sottoterra a centinaia di metri d'altitudine.
Guardate la viabilità di Roppongi:
Non è che piace così, è che così è l'unica maniera razionale. L'unica maniera di estrarre ordine dal caos, chiaramente improponibile nelle nostre città storiche. Solo una megalopoli senza identità, cresciuta a dismisura dopo essere stata rasa al suolo nel dopoguerra, può permetterselo.
E a fianco di questo caos logico compare lo sfarzo artificiale, il mondo degli executives, camere al cinquantesimo piano che costano per una notte il PIL del Bangladesh. Il primissimo mondo.
Una finta piazza dedicata a Von Karajan, giusto per impreziosire il Suntory Hall dove si tengono esclusivi concerti di musica classica. La Suntory è quella delle bevande, del whisky reso celebre da "Lost in translation", per chi l'ha visto... "E' tempo di Suntory".
Ogni tipo di ristorante, spa, negozio... c'è di tutto qui dentro. Ma è tutto... Finto, ricreato.
Se vi siete mai chiesti come fanno certi palazzi ad essere così illuminati anche di notte, beh, guardate quel gruppo di fari in basso... Probabilmente è più voluminoso del mio futuro appartamento.
Non a caso Tokyo è la città più luminosa al mondo, vista dallo spazio.
Qual è il prezzo di tutto ciò? Non vedere più di notte le stelle.
Le cose le apprezzi solo quando non le hai più. Ecco perchè penso che non resterò tutta la mia futura vita a Tokyo, so quant'è bella l'Italia. Sperando di trovarla ancora come, se non meglio, l'ho lasciata.
5 luglio 2010 - Solo l'illusione del gol...
Funziona così: prima ti danno una cosa, ti fanno illudere di poter possederla, e poi te la strappano di mano. Possiamo riassumere così il leitmotiv dal mio arrivo.
Ora ci sto facendo il callo, mi ci sono abituato.
Lunedì mattina ho finalmente l'occasione di andare a vedere l'ufficio. Mi alzo bel bello, forse addirittura mi sono fatto anche la barba con cura, pelo e contropelo. Ristudio il percorso sulla cartina: sembra facile, se azzecco l'uscita della metro di Tameike-Sanno sono a un tiro di schioppo.
E non mi è difficile centrarla: seguo la fiumana di salaryman in giacca e cravatta e office ladies in tailleurs smorti e mi trovo ai piedi dell'Ark Hills - Ana intercontinental Hotel. Ora capisco perchè è famoso, è una struttura imponente quanto le altre celeberrime moderne costruzioni quali Mori Tower, Midtown, Shiodome e via dicendo. La Tokyo degli anni 2'000. Mori tower dove tra l'altro ha l'ufficio l'avvocato M., al ventitreesimo piano. La potete vedere qui al quinto posto:
gli edifici più alti di Tokyo
(N.B.: quelli di Shinjuku che vedete in fotografia li potrò ammirare dal mio appartamento; il Dentsu Building, al tredicesimo posto, è dove lavoravo precedentemente, all'ultimissimo piano a 200 metri d'altezza)
Tra l'altro anche l'Ark Hills appartiene al gruppo Mori. Mezza Roppongi è di Mori. Su tutti i palazzoni alti alti campeggia una "M" su su a qualche centinaio di metri d'altezza. Dimostrazione di forza senza pari, non credo alcun concorrente possa rivaleggiare.
La via che porta alla Camera di Commercio si chiama Sakurazaka, dove "sakura" vuol dire "ciliegio", mentre "saka" è "salita". Quindi la salita dei ciliegi.
Come potete immaginare dalla fotografia a sinistra, quando a fine marzo i ciliegi fioriscono e diventano tutti rosa questa via deve diventare qualcosa di mozzafiato.
Peccato che siamo in luglio e di mozzafiato la salita dei ciliegi ha solo la salita, aggravata dal caldo afoso.
La zona sembra essere davvero bella, promette benissimo.
L'ufficio si trova al terzo piano di questa palazzina, tutta ombreggiata dai ciliegi.
Terzo piano giapponese ovvero secondo piano dei nostri, dato che il piano terra corrisponde al primo piano.
Suono il citofono e vengo accolto.
Il capo si chiama Davide, è un Italiano trapiantato a Tokyo da ormai una decina d'anni. Con lui lavora Paolo, mi sa arrivato in tempi più recenti perchè non credo parli giapponese. Ai due si affiancano gli stagisti, di cui uno solo conosce benino la lingua autoctona.
Spiego la situazione, ovvero che alloggerò nell'ufficio dell'avvocato V. che è in Italia fino a fine agosto e bla bla e mi sistemo. Ho subito dei problemi con il wifi, quindi mi dirottano nell'open space, tanto per me è lo stesso; sarà il posto che mi era stato promesso da settembre, dovrebbe essere il mio vero "ufficio".
Passa la mattina, vado a mangiare ad un buffet italiano lì vicino (essendo piena di uffici la zona è anche piena di ristoranti che fanno pranzi di lavoro), a Ark Hills, e rientro in ufficio.
Sembra tutto ok quando Davide dopo poco mi chiede se ho ancora bisogno della connessione cablata lì nell'open space perchè a loro temporaneamente la postazione servirebbe. Non solo: il posto vacante in questione non è ancora detto sarà mio, anzi, c'è anche un'altra società interessata. Perfetto. Senza casa e senza ufficio... Non avevo ancora fatto in tempo a far prendere alla sedia la mia forma!
Mi risposto nell'ufficio di V., risolvendo la questione connessione con un cavo LAN. Questo è la postazione:
Verso le 17:30 mi arriva un'e-mail dalla mia vecchia scuola di lingua di Shibuya; avevo chiesto prima di partire se riuscivano a trovare un angolo per me per darmi delle lezioni private di Japanese for business: dato quanto i Giapponesi tengono alle formalità, meglio curare la forma oltre che la sostanza. E lei mi rispondeva ora, chiedendomi di incontrarmi alle 18:30. Ok, fattibile, da Tameike-sanno mi basta prendere la linea Ginza e in un quarto d'ora sono lì. Più ricordo che c'è un po' di strada da fare... Ma sì, preventivamente esco 5 minuti prima.
Metto fuori il naso dal palazzo: diluvia. Dannato tsuyu, eri stato così bravo finora...
E ora che faccio? Provo a fare due passi sotto l'acqua. No, decisamente meglio di no. Ora sono fradicio e al punto di prima. Chiedere un ombrello in presito? Troppo tardi. Il convini più vicino? Chissà dov'è. E mi sta venendo tardi.
"Taxi"!!
Mi fa salire già dal lato sbagliato rispetto a dove dovremmo andare. Saranno meno di 100 metri dalla fermata, ma il conducente non ha la minima idea di dove sia. Bene... Gli spiego di andar dritto e girare a sinistra, ma sulla seconda svolta a sinistra va in panico e mi chiede se può usare il navigatore satellitare... Ho fretta, vabbè, usalo! Svolta di nuovo a sinistra e dopo 5 metri lo faccio fermare perchè eravamo arrivati. Tariffa minima sindacale, 710 yen.
Compro un ombrello trasparente al convini dentro la stazione. Con gli ultimi 500 yen che ho in tasca. Spero mi basti il credito nella suica, la tessera magnetica prepagata del treno, perchè altrimenti ci sarà da ridere a tornare a casa.
Salto sulla metro al volo. Chiude e mi rendo conto che è il verso sbagliato. Benissimo... Scendo e torno indietro, aumentando il tragitto di una fermata.
Esco a Shibuya che sono le 18:25. Non piove più, il mio ombrello resta immacolato. Quando uno nasce con la camicia...
Non arriverei mai in tempo, devo correre. Rischio che Ii sensei non ci sia e avrei fatto tutto per nulla. Una corsa che mi ributta indietro al biennio 2007-2008... Quante volte l'avevo fatta di corsa quella strada!! Mai mancato ad una lezione che è una, manco ad un'ora sola, ma mai arrivato puntuale. Mi era fisicamente impossibile, con la vita stressante che facevo.
Rivedo gli stessi luoghi: il convini, la Cerulean Tower, lo stop, il cancello d'ingresso della scuola. Nel correre ricordi agrodolci affollano la mia mente. Ricordi di donne, ricordi di amici, ricordi di tante cose che ora non ci sono più. Ma sono le 18:35 e sono finalmente arrivato nell'atrio.
Grondo. E non è pioggia. Lo so, fa un po' schifo. Anche più di un po'. Fa schifo anche a me, ma che ci posso fare???
Chiedo di Ii sensei. Le luci delle aule son già spente da un pezzo, non si sentono più gli schiamazzi degli studenti. Mi recuperano l'insegnante che arriva dal secondo piano. Soliti convenevoli nipponici; si stupisce di quanta acqua abbia preso. Ehm, non è acqua... E lei: "Sugoi! Guardate tutti quanto ha corso questo qui per essere puntuale!".
Ha con sé tutte le e-mail delle ultime settimane, ha anche i miei voti degli anni passati. Si complimenta per gli ottimi risultati. Mi sta "lavorando". E' quella gentilezza con cui credono di farti fare di tutto. E ci riescono.
Purtroppo i miei orari serali non sono compatibili con le possibilità degli insegnanti: nessuno vuole fermarsi a quell'ora.
In quel mentre, escono dall'ascensore due professoresse. "Hora! Daniele-san desu ne!" Mi hanno riconosciuto, si ricordano di me. Io quasi non mi ricordo di loro... Solo dopo, avvicinandosi, mi balzano alla mente. Almeno una, perchè faceva praticantato al mio primissimo corso. L'altra sto ancora pensando quando è stata mia docente.
Ii sensei chiede a loro la disponibilità. Svicolano, temporeggiano. Non possono dire di "no", sono Giapponesi. NON SANNO dire di "no". Ma non vogliono dire di "sì".
La scenetta si conclude con un niente di fatto, un "non si preoccupi, appena trovo l'insegnante le faccio sapere". Non ha perso uno studente potenziale anche senza risolvere la questione. Ed è riuscita a farmi accettare di venire almeno una volta alla settimana in orari pre-mattutini. Potere della gentilezza.
Ora ci sto facendo il callo, mi ci sono abituato.
Lunedì mattina ho finalmente l'occasione di andare a vedere l'ufficio. Mi alzo bel bello, forse addirittura mi sono fatto anche la barba con cura, pelo e contropelo. Ristudio il percorso sulla cartina: sembra facile, se azzecco l'uscita della metro di Tameike-Sanno sono a un tiro di schioppo.
E non mi è difficile centrarla: seguo la fiumana di salaryman in giacca e cravatta e office ladies in tailleurs smorti e mi trovo ai piedi dell'Ark Hills - Ana intercontinental Hotel. Ora capisco perchè è famoso, è una struttura imponente quanto le altre celeberrime moderne costruzioni quali Mori Tower, Midtown, Shiodome e via dicendo. La Tokyo degli anni 2'000. Mori tower dove tra l'altro ha l'ufficio l'avvocato M., al ventitreesimo piano. La potete vedere qui al quinto posto:
gli edifici più alti di Tokyo
(N.B.: quelli di Shinjuku che vedete in fotografia li potrò ammirare dal mio appartamento; il Dentsu Building, al tredicesimo posto, è dove lavoravo precedentemente, all'ultimissimo piano a 200 metri d'altezza)
Tra l'altro anche l'Ark Hills appartiene al gruppo Mori. Mezza Roppongi è di Mori. Su tutti i palazzoni alti alti campeggia una "M" su su a qualche centinaio di metri d'altezza. Dimostrazione di forza senza pari, non credo alcun concorrente possa rivaleggiare.
Come potete immaginare dalla fotografia a sinistra, quando a fine marzo i ciliegi fioriscono e diventano tutti rosa questa via deve diventare qualcosa di mozzafiato.
Peccato che siamo in luglio e di mozzafiato la salita dei ciliegi ha solo la salita, aggravata dal caldo afoso.
La zona sembra essere davvero bella, promette benissimo.
Terzo piano giapponese ovvero secondo piano dei nostri, dato che il piano terra corrisponde al primo piano.
Suono il citofono e vengo accolto.
Il capo si chiama Davide, è un Italiano trapiantato a Tokyo da ormai una decina d'anni. Con lui lavora Paolo, mi sa arrivato in tempi più recenti perchè non credo parli giapponese. Ai due si affiancano gli stagisti, di cui uno solo conosce benino la lingua autoctona.
Spiego la situazione, ovvero che alloggerò nell'ufficio dell'avvocato V. che è in Italia fino a fine agosto e bla bla e mi sistemo. Ho subito dei problemi con il wifi, quindi mi dirottano nell'open space, tanto per me è lo stesso; sarà il posto che mi era stato promesso da settembre, dovrebbe essere il mio vero "ufficio".
Passa la mattina, vado a mangiare ad un buffet italiano lì vicino (essendo piena di uffici la zona è anche piena di ristoranti che fanno pranzi di lavoro), a Ark Hills, e rientro in ufficio.
Sembra tutto ok quando Davide dopo poco mi chiede se ho ancora bisogno della connessione cablata lì nell'open space perchè a loro temporaneamente la postazione servirebbe. Non solo: il posto vacante in questione non è ancora detto sarà mio, anzi, c'è anche un'altra società interessata. Perfetto. Senza casa e senza ufficio... Non avevo ancora fatto in tempo a far prendere alla sedia la mia forma!
Mi risposto nell'ufficio di V., risolvendo la questione connessione con un cavo LAN. Questo è la postazione:
Metto fuori il naso dal palazzo: diluvia. Dannato tsuyu, eri stato così bravo finora...
E ora che faccio? Provo a fare due passi sotto l'acqua. No, decisamente meglio di no. Ora sono fradicio e al punto di prima. Chiedere un ombrello in presito? Troppo tardi. Il convini più vicino? Chissà dov'è. E mi sta venendo tardi.
"Taxi"!!
Mi fa salire già dal lato sbagliato rispetto a dove dovremmo andare. Saranno meno di 100 metri dalla fermata, ma il conducente non ha la minima idea di dove sia. Bene... Gli spiego di andar dritto e girare a sinistra, ma sulla seconda svolta a sinistra va in panico e mi chiede se può usare il navigatore satellitare... Ho fretta, vabbè, usalo! Svolta di nuovo a sinistra e dopo 5 metri lo faccio fermare perchè eravamo arrivati. Tariffa minima sindacale, 710 yen.
Compro un ombrello trasparente al convini dentro la stazione. Con gli ultimi 500 yen che ho in tasca. Spero mi basti il credito nella suica, la tessera magnetica prepagata del treno, perchè altrimenti ci sarà da ridere a tornare a casa.
Salto sulla metro al volo. Chiude e mi rendo conto che è il verso sbagliato. Benissimo... Scendo e torno indietro, aumentando il tragitto di una fermata.
Esco a Shibuya che sono le 18:25. Non piove più, il mio ombrello resta immacolato. Quando uno nasce con la camicia...
Non arriverei mai in tempo, devo correre. Rischio che Ii sensei non ci sia e avrei fatto tutto per nulla. Una corsa che mi ributta indietro al biennio 2007-2008... Quante volte l'avevo fatta di corsa quella strada!! Mai mancato ad una lezione che è una, manco ad un'ora sola, ma mai arrivato puntuale. Mi era fisicamente impossibile, con la vita stressante che facevo.
Rivedo gli stessi luoghi: il convini, la Cerulean Tower, lo stop, il cancello d'ingresso della scuola. Nel correre ricordi agrodolci affollano la mia mente. Ricordi di donne, ricordi di amici, ricordi di tante cose che ora non ci sono più. Ma sono le 18:35 e sono finalmente arrivato nell'atrio.
Grondo. E non è pioggia. Lo so, fa un po' schifo. Anche più di un po'. Fa schifo anche a me, ma che ci posso fare???
Chiedo di Ii sensei. Le luci delle aule son già spente da un pezzo, non si sentono più gli schiamazzi degli studenti. Mi recuperano l'insegnante che arriva dal secondo piano. Soliti convenevoli nipponici; si stupisce di quanta acqua abbia preso. Ehm, non è acqua... E lei: "Sugoi! Guardate tutti quanto ha corso questo qui per essere puntuale!".
Ha con sé tutte le e-mail delle ultime settimane, ha anche i miei voti degli anni passati. Si complimenta per gli ottimi risultati. Mi sta "lavorando". E' quella gentilezza con cui credono di farti fare di tutto. E ci riescono.
Purtroppo i miei orari serali non sono compatibili con le possibilità degli insegnanti: nessuno vuole fermarsi a quell'ora.
In quel mentre, escono dall'ascensore due professoresse. "Hora! Daniele-san desu ne!" Mi hanno riconosciuto, si ricordano di me. Io quasi non mi ricordo di loro... Solo dopo, avvicinandosi, mi balzano alla mente. Almeno una, perchè faceva praticantato al mio primissimo corso. L'altra sto ancora pensando quando è stata mia docente.
Ii sensei chiede a loro la disponibilità. Svicolano, temporeggiano. Non possono dire di "no", sono Giapponesi. NON SANNO dire di "no". Ma non vogliono dire di "sì".
La scenetta si conclude con un niente di fatto, un "non si preoccupi, appena trovo l'insegnante le faccio sapere". Non ha perso uno studente potenziale anche senza risolvere la questione. Ed è riuscita a farmi accettare di venire almeno una volta alla settimana in orari pre-mattutini. Potere della gentilezza.
domenica 4 luglio 2010
4 luglio 2010 - Il settimo giorno riposano tutti...
... ma non io!
Proprio nel senso che tra stanchezza e jet lag ieri ho dormito profondamente fino alle 3 di notte, poi d'improvviso, vuoi anche caldo ed afa, sveglio come se ci fosse il sole. Niente da fare, non riprendo sonno fino alle 8 di mattina circa. Mi giro e mi rigiro, faccio due passi nel ryokan, niente da fare.
Oggi avrei avuto un impegno con Kizu, dell'altra agenzia, ma ormai non ha più senso. Me la sbrigo con una scusa, poi nemmeno tanto tale, riguardo al visto e gli dico che mi rifarò vivo tra qualche mese.
La mattina dormicchio, faccio un po' di cose qui e là, ma il sonno è troppo e di tanto in tanto crollo.
Il pomeriggio è storia recente, son qui a scrivere il blog e a preparare business plan e quant'altro serva per il visto, poi mi metterò a mandare e-mail per mettermi d'accordo sul da farsi con l'avvocato eccetera.
Prima magari mangio, dato che la pancia brontola. Ramen? Ramen. Che poca fantasia!
Domattina vado a vedere la situazione in ufficio; mi si dice che sia tutto pronto ma non ho ancora avuto chance di andare. "Tutto pronto", poi, senza telefono e computer è un po' generosa come definizione, ma vediamo.
Poi torno a scuola dove avevo studiato ai tempi, ho preso appuntamento per vedere se vale la pena prendere delle lezioni private di business japanese: va bene parlare così, nella vita di tutti i giorni, ma conoscendo questo popolo so già che per non essere tagliato fuori devo conoscere perfettamente anche il vocabolario commerciale. Quindi porterò avanti parallelamente anche questo discorso.
Mi piacerebbe ricominciare boxe dove andavo una volta, ma sarà per tempi migliori, quando sarò stanziato.
Ora mangiamo, dai. A presto!
Proprio nel senso che tra stanchezza e jet lag ieri ho dormito profondamente fino alle 3 di notte, poi d'improvviso, vuoi anche caldo ed afa, sveglio come se ci fosse il sole. Niente da fare, non riprendo sonno fino alle 8 di mattina circa. Mi giro e mi rigiro, faccio due passi nel ryokan, niente da fare.
Oggi avrei avuto un impegno con Kizu, dell'altra agenzia, ma ormai non ha più senso. Me la sbrigo con una scusa, poi nemmeno tanto tale, riguardo al visto e gli dico che mi rifarò vivo tra qualche mese.
La mattina dormicchio, faccio un po' di cose qui e là, ma il sonno è troppo e di tanto in tanto crollo.
Il pomeriggio è storia recente, son qui a scrivere il blog e a preparare business plan e quant'altro serva per il visto, poi mi metterò a mandare e-mail per mettermi d'accordo sul da farsi con l'avvocato eccetera.
Prima magari mangio, dato che la pancia brontola. Ramen? Ramen. Che poca fantasia!
Domattina vado a vedere la situazione in ufficio; mi si dice che sia tutto pronto ma non ho ancora avuto chance di andare. "Tutto pronto", poi, senza telefono e computer è un po' generosa come definizione, ma vediamo.
Poi torno a scuola dove avevo studiato ai tempi, ho preso appuntamento per vedere se vale la pena prendere delle lezioni private di business japanese: va bene parlare così, nella vita di tutti i giorni, ma conoscendo questo popolo so già che per non essere tagliato fuori devo conoscere perfettamente anche il vocabolario commerciale. Quindi porterò avanti parallelamente anche questo discorso.
Mi piacerebbe ricominciare boxe dove andavo una volta, ma sarà per tempi migliori, quando sarò stanziato.
Ora mangiamo, dai. A presto!
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