Fatto sta che il primo pomeriggio sono stufo di stirare. Anzi, meglio, ho stirato tutto quel che dovevo!Perciò mando un'e-mail ad A. per sapere se si trovasse sul posto di lavoro che in caso sarei passato a trovarlo. Non mi risponde ma vado lo stesso.
A. è il direttore del ristorante dove lavoravo. Quando ero passato l'altra volta non c'era quindi era doveroso per me ripassare prima o poi, almeno per salutare.
Mi risponde che sono già in metro: c'è.
Salgo al quarantaseiesimo piano come sempre. La voce registrata, gli odori, i commenti della gente ormai sono nel mio DNA.
A. arriva un attimo in ritardo, nel frattempo saluto il resto della ciurma.
Sono le 5 circa quando ci mettiamo a chiacchierare al bar. Si fanno le 6 passate e mi chiede di fermarmi a cenare con lui. Accetto, riluttante: odio approfittare dell'ospitalità, poi so che non mi fanno mai pagare e mi sento in debito.
Non voglio fermarmi a lungo, voglio preparare un po' di cose per l'indomani, per il lavoro, in modo da non perdere tempo. Devo scrivere una fattura giapponese, devo avere quel che serve per farlo. Poi ho in ballo il contratto con la Camera, devo chiamare per il telefono... Insomma un po' di trantran.
Quindi prima delle 9 ringrazio, saluto e torno a casa.
Non prima però di aver ricevuto da A. l'invito per L'EVENTO: gli hanabi (fuochi d'artificio) del 14 agosto. Sono i più grandi di tutta l'estate giapponese, sparati direttamente da piattaforme in mezzo all'acqua della baia di Tokyo. Dal palazzo del ristorante si dominano con una vista perfetta, quindi in quel frangente tutto l'edificio viene chiuso e si ha accesso solo con riservazione. Ed io sono stato invitato ad andare. Ma mi domando: chi ci porto?
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