domenica 25 luglio 2010

24 luglio 2010 - "Iron" man...

Io lo so già che non devo uscire. O che se esco non devo prender con me i soldi.
E' tragicomico pensare a quanto tempo ci voglia ad accumulare una benchè minima ricchezza e quanto poco per scialaquarla. Quando ricevevo un salario ad ore di lavoro facevo sempre il calcolo delle spese non in valuta ma in quanto tempo ci avevo messo per raggranellare quei soldi che in un amen stavano abbandonando le mie tasche.
E così stamattina do un piccolo aiuto dalla cassa nascosta sotto il materasso al portafogli esangue ed esco. Direzione: dintorni della stazione di Shinjuku. Obiettivo: un ferro da stiro, almeno.

So già che non mi basta. Mi manca troppo Fahrenheit. Sudo e son stufo di questi deodoranti da quattro soldi, voglio il mio Fahrenheit!!
10'500 yen. Alé...

Tocca al motivo per cui ero uscito. Vado al solito da Biccamera, ormai ho la mia tessera punti che grida vendetta.
Prima mi informo un po' sui computer dato che ne dovrà arrivare prossimamente uno aziendale, così questo vecchio compagno avrà il meritato riposo dopo cinque anni e mezzo di onorato servizio e migliaia di chilometri di viaggi. Poi salgo al piano elettrodomestici.
E ora? A parte i prezzi mi paiono tutti uguali! Cioè, distinguo giusto quelli a filo da quelli cordless... Ma questi ultimi sono una spesa inutile, con il cordone mi vanno benissimo. Ci sono di tutti i prezzi, anche se più alti di quel che speravo. Quel Toshiba come sarà? Mah... Stirerà bene la mia camicia questo Panasonic? E chi lo sa! Nel panico vengo assistito da una commessa. Ma alla fine scelgo ancora di testa mia: T-fal, ovvero la transalpina Tefal come la si chiama in Italia. Perchè questa marca? Perchè l'ho già usata in passato, quando lavoravo al ristorante e si dovevano stirare le tovaglie sui tavoli... Con il T-fal si faceva in un attimo!
Anche la mia scelta pare valida: piastra in ceramica, getto di vapore in verticale per togliere le pieghe ai vestiti appesi eccetera eccetera eccetera. Molto più di quel che so usare io un ferro da stiro, diciamo. Più devo anche prendere un'asse da stiro. Vada per una giapponesina in miniatura.
Totale spesa: 10'200 yen circa. Bene, abbiam fatto giornata!
Eh no, perchè lasciato giù il malloppone a casa c'è ancora da fare un po' di spesa. Almeno finchè non imparo a nutrirmi del vapore del ferro da stiro.

Questa l'accoppiata che mi ha tenuto compagnia oggi pomeriggio:














Otto camicie otto da stirare. Condizionatore acceso e via...
Conoscete un modo migliore per trascorrere il sabato pomeriggio? Ah, sì? Ah, non lo sapevo...


Non è che non mi piaccia stirare, me lo faccio andar bene. Va fatto, non ci si scappa. Il mio problema è a monte dell'azione in sé: sono un dannato perfezionista in queste cose. Non mi piace avere una camicia stropicciata, nemmeno una minima piega. E mi fa rabbia non essere sufficientemente bravo da ottenere risultati apprezzabili.
La prima camicia è uscita un po' così... Ero partito benino, poi una distrazione fatale nel ripassare e si è fatta una piega tripla sulla schiena che pare un'artigliata di Wolverine. Le altre non sono state così disgraziate, però qualche zeta di Zorro qui e là o degli autentici "Lucio Fontana" disegnati nel tessuto si sono visti.
Quando si compra una camicia dovrebbero scriverlo. Belli i modelli stretch e compagnia cantante, ma quando poi li si stirano, eh? Ci vorrebbe un cartello: "Attenzione! In mano vostra questa camicia non tornerà mai più allo splendore attuale".
I Giapponesi, come gli Americani, risolvono il problema a monte: molti dei loro capi sono in tessuti che non serve stirare. E infatti le camicie che ho acquistato qui sono venute benissimo senza il minimo sforzo. Per quelle "made in Italy" un po' più belle che ho, invece, penso serva se non un master almeno una laurea.

Tutto sommato non sono andato male. Dopo le prime ho cominciato a scoprire un po' di trucchetti su come disporre la camicia sfruttando gli angoli dell'asse perciò man mano i risultati sono andati in crescendo. Economie di apprendimento, direbbero all'MBA Bocconi.
Restano un enigma da "Voyager" i polsini, non ce n'è uno che mi soddisfi... E qui torniamo sul discorso del design versus praticità.

La sera sentivo i fuochi d'artificio arrivare da chissà dove a sud, forse dalle spiagge di Kamakura o Enoshima. Però le foto da casa mia non sono granchè.
Visto che si stava bene ho pensato di fare due passi a Shinjuku anche dopo cena, dato che altrimenti non avevo molto da fare. Stando bene attento a dimenticare a casa il portafogli e sincronizzando la partenza con la chiusura dei negozi: per oggi ho speso più che abbastanza, ho speso davvero troppo.







Shinjuku è bella, ad ogni ora del giorno e della notte pullula di persone. E' veramente viva.
Però mi costa, ma quanto mi costa!











Domani dovrei essere fuori a pranzo, poi il pomeriggio se riesco passo a trovare un altro vecchio amico, M., al ristorante dove è chef.

venerdì 23 luglio 2010

23 luglio 2010 - A volte ritornano...

E' venerdì. Venerdì sera. E cosa fa un ragazzo Italiano, sano e in forze, single, il venerdì sera a Tokyo?
Si lava le camicie, ecco cosa fa. E le stende per bene sul balcone che domani mattina andrà a comprarsi un BEL FERRO DA STIRO e fa vedere lui alla lavanderia come si stirano per bene le camicie...
Eh, che pazienza che ci vuole. Certo che vorrei stare in giro a divertirmi ma ho troppi pensieri per la testa. Devo riuscire a finire luglio arginando l'emorragia monetaria, così che poi con lo stipendio di agosto posso tirare un po' il fiato. E voglio essere già pronto davanti al PC se arrivassero altre richieste dall'Italia via mail.

Questa mattina sono andato a lezione. E mi sa che sto buttando via parecchi soldi... Alla fine abbiamo letto metà della brochure della mia ditta (= sono in grado di farlo anche da solo a casa), non so come la cosa mi arricchisca linguisticamente.
Vado in ufficio, nessuna novità. Tutto tace. E' un bene o un male?

Oggi avevo promesso che sarei passato al vecchio ristorante ad abbracciare gli ex colleghi, e così ho fatto.
Bello vedere che è ancora tutto là come l'avevo lasciato.
Si prende sempre l'ascensore-razzo che fa 200 metri in 30-40 secondi, lasciando le orecchie tappate e le bocche spalancate di fronte alla vista che si apre agli occhi. Sugooooi è l'unica cosa che si sente dire agli astanti.

Si arriva diretti al 46esimo piano. Ce n'è ancora uno da fare a piedi.


La vista sull'hamarikyuu garden è sempre quella, non è cambiata una foglia...
Ho visto quegli alberi in estate, primavera, autunno, inverno... Sono stati verdi, rosa, rossi, bianchi...









E anche di là, lo tsukiji con i suoi odori e il suo fermento non cambia mai...


There's no place like home. E io qui mi sento a casa. Non entro dall'ingresso principale, passo da quello di servizio per andare dritto in cucina. Non mi siedo a tavola a mangiare, mi metto al bar per fare due chiacchiere con tutti.
Vengo cullato e pasciuto come il figliol prodigo. Chiedo giusto un'insalata per tornar subito in ufficio e mi ritrovo un piattone con dentro di tutto, anche la mozzarella che qui è un lusso, poi per second tagliata con rucola e grana e pure un bel creme caramel come dessert! E il tutto a costo zero... Non è un sogno?
Ci sono quasi tutti. Certo, molti sono andati per altre strade e non li rivedrò più qui, ma di chi sapevo avrei potuto trovare oggi manca solo uno. Quindi, spiacente, mi toccherà tornarci...

E basta, il resto è storia recente. Torno in ufficio nel pomeriggio, ceno in una bettola cinese e rincaso, mi metto a fare i mestieri da bravo casalingo single ed eccomi qui, ad attendere se ci saranno sviluppi via e-mail prima che il anche il mio weekend possa cominciare.

22 luglio 2010 - La resa dei conti

Il mio spirito ambientalista mal si combina con l'insonnia da afa. Mi tocca quindi a tratti, quando mi sveglio in un lago di sudore, accendere il condizionatore. Lo spirito è forte ma la carne è debole...

In mattinata come da copione vado da M. per prendere una copia dei documenti della società: mi serviranno per ottenere il cellulare azienda, assieme alla cash card che ancora aspetto dalla banca.
M. non si fa nemmeno vedere, lascia il malloppo cartaceo alla segretaria che mi liquida in un niente.
Beh, tanto meglio così. Finchè non vedrò la parcella...

Mangio i miei soliti 30 centimetri di panino al tonno al Subway e trascorro il pomeriggio in ufficio. Anche lì è una lotta tra la tentazione di creare un clima polare con l'aria condizionata e la consapevolezza che se lo facessero tutti gli abitanti del pianeta... non sarebbe bello.
Ho diverse gatte da pelare. Anzitutto mi arriva una complicatissima mail dal commercialista, ci vuole tanta buona volontà e più di un dizionario per capirne il significato; è in risposta alle domande che gli avevo girato, roba di tasse e assets societari. Brutte cose insomma. Ricordo che alle elementari la maestra ci diceva: "non accettate ratei dagli sconosciuti che c'è dentro la droga"... Come darle torto!
In più si aggiunge il conflitto a fuoco tra il mio avvocato e la Camera di Commercio, e io perfettamente in mezzo. Purtroppo sembra che i loro punti di vista (ad oggetto il mio ufficio) non siano conciliabili, o lo saranno quando si vinceranno frizioni che si portano avanti da tanto tempo. Tutto ciò non fa sì che non si sappia quando arriverò a firmare un contratto per l'ufficio, quindi l'avvocato giapponese non è soddisfatto dei requisiti per il visto eccetera eccetera eccetera. Ma a me una cosa che fili tutta liscia una volta mai, eh?

Finisco una mezz'oretta dopo, mi fermo al Mac per non perdere tempo. Devo passare una serata a giocare una partita doppia... No, nessuna battuta, proprio quella partita doppia: "dare" e "avere", come inventò Luca Pacioli due anni dopo la scoperta dell'America.
Devo trarre un bilancio delle spese della compagnia nelle prime settimane di vita, e visto che finora si compenetrano con le mie uscite monetarie è giusto mettere bene in ordine tutti i numeri.
Verso le 10 di sera ho il mio bel file di Excel che mi mostra impietosamente quanto costa la vita a Tokyo...
Due mesi di affitto, caparra, parte intascata dall'agenzia eccetera più di 3'700 euro, al cambio odierno.
Più di 1'500 euro di mobili Ikea.
Più di 500 euro di frigorifero e lavatrice.
E via così. Fino a rendermi conto che meno di un mese ho speso una cifra assurda, talmente alta che avrei potuto comprarci una macchina di piccola cilindrata a basso costo, se mi incentivassero la rottamazione...
E sì che non sono qui a brindare con lo champagne in calici di cristallo, anzi: non ho ancora nemmeno i piatti e i bicchieri, uso quelli usa e getta di carta. Non sto ancora vivendo, sto ancora sopravvivendo.
Ottenebrato da presagi seguiti da tanti zeri vado a dormire presto, sfidando la calura.

mercoledì 21 luglio 2010

20/21 luglio 2010 - Estate

E' ufficialmente finita la stagione delle piogge. Nessun proclamo per radio o TV ma la differenza la si sente. E' tutta nell'aria, nei suoni e nei colori del cielo. Nel silenzio, mentre Tokyo dormiva, l'estate ha fatto capolino, preannunciata dal solito fru fru fra le fratte dei semi (pron. "semì"), le cicale. Quando senti loro non ti puoi sbagliare, sai che è ora di chiudere l'ombrello per qualche settimana.
Inizia il periodo degli omatsuri (festival) e degli yukata (kimono estivo), degli hanabi (fuochi d'artificio, letteralmente "fiori di fuoco") e dei suika (anguria).
L'afa dei giorni scorsi non se n'è andata, si è trasformata ma persiste. Le temperature si aggirano intorno ai trenta gradi; quando tira un filo di vento non si sta poi così male. Il problema è che non tira quasi mai nemmeno un alito di brezza.
Son due notti che non dormo per il caldo. E' una sauna, una tortura. Ma mi ostino a non accendere il condizionatore, mi da fastidio pensare che altrove nel mondo gente che sta peggio di me non si può concedere questo lusso. E poi inquina terribilmente, se pensiamo all'energia che consuma.
Il lavoro è in stallo. Faccio quel che posso ma non posso fare passi avanti, dipendo troppo dalle persone ed ognuno ha i suoi tempi, il che dilata ogni cosa. Solo l'avvocato M. sembra aver preso gusto a scrivermi, a volte mi scrive ogni dieci minuti. E le motivazioni plausibili sono solo due: o sta cercando di "estorcermi denaro" fingendo di lavorare per me, che è la cosa più verosimile, o si è innamorato di me! Ahahahah!
Mi fa pressioni perchè gli procuri il più presto possibile un documento. Ma non lo sto scrivendo io. E chi lo scrive aspetta una risposta dal dottor S., il mio commercialista. Quindi io ho tanto potere quanto un monarca in una repubblica...

夏 (natsu), estate. I Giapponesi la odiano. Chiedete pure, c'è chi ama le foglie rosse dell'autunno, ci ama i ciliegi della primavera, chi la fredda neve d'inverno. Se direte che vi piace l'estate rimarranno sbigottiti.
Lo so perchè io amo l'estate, è la mia stagione preferita. Ascoltare la voce dei semi seduto all'ombra, nel silenzio di qualche angolo verde, mi da una sensazione di pace. Andare al mare, prendere il sole, guardare i ragazzi che si divertono sulla spiaggia... l'estate è viva, è la stagione dove più si può respirare la vita. Ma la gente intorno a me non lo capisce, mentre in metropolitana si lamenta che il vicino è tutto sudato o che l'aria condizionata è troppo forte o troppo debole. Forse se si fermassero un minuto a pensare agli amori delle vacanze estive, in gioventù, quando c'era quello o quella che ti faceva battere il cuore, capirebbero.
Ma non ci si può fermare, non a Tokyo.

E allora via che domani è un altro giorno di caldo, e io comincio subito la mattinata con l'ennesima visita dall'avvocato M. a Roppongi.
In questa serata di relax mi guarderò un po' le luci dal balcone, respirando il soffio di vento che c'è qui "in quota".

martedì 20 luglio 2010

19 luglio 2010 - Stachanov

Umi no hi, il giorno del mare. Una delle tante (sempre troppo poche) festività nazionali che i Giapponesi si sono inventati per staccare la spina ogni tanto. Create ad arte per fare dei piccoli ponti, dei sanrenkyuu (vacanza di tre giorni).
Tutti a casa, quindi. Ma con ristoranti, hotel, supermercati, convini, negozi tutti aperti...
Cosa sto a casa a fare io? Se sto qui poi spendo soldi e basta; qui TUTTO è spender soldi, si mangia e si spende, si prende la metro e si spende... Non che da altre parti non lo sia ma con il costo della vita qui c'è da mettersi le mani nei capelli quando si fanno i conti a fine mese. E io fino a fine mese voglio star tranquillo con le spese, almeno per tirare un bilancio dei primi 30 giorni in cui mi sono svenato.
Deciso: al lavoro!
Alla Camera di Commercio non c'è nessuno. Mancano solo i cespugli di rovi che rotolano per l'ufficio spinti dal vento del far west...
Niente, mi accomodo al mio posto, estraggo il mio pesantissimo PC dalla borsa (la mia spalla mi implora di comprarne uno in fretta) e mi metto a mandare e-mail e a continuare con la gestione quel che stiamo costruendo qui. Ma non c'è nessuno a rispondermi. Tutti in ferie.
Bene.
Continuo con le mie faccende. Potrei mettermi a fare un torneo di calcetto nel resto dell'ufficio, vista quanta gente c'è.
Arrivano le 18. Dalla mia porta vedo la penombra degli altri spazi comuni con le veneziane mezze abbassate. Si mettono a suonare improvvisamente tutti i telefoni. Le luci rosse dei loro LED lampeggiano e proiettano ombre sui muri. Inizialmente non ci faccio caso, poi noto che il trillare non smette. Uno, due minuti, e prosegue. Scena da film horror giapponese. Ok, ora sono convinto, è ora di andarsene a casa!

Nella pseudo-tranquillità delle mie quattro mura amiche mi faccio la pasta.
Poi, visto che la sera grazie al fuso orario è sempre più proficua dal punto di vista del lavoro, mi metto al PC. Non l'avessi mai fatto... Arriva la mail figlia diretta di quella che tanto mi aveva fatto sudar freddo la settimana scorsa. Sembra che l'indomani sarà una bella giornata di grattacapi, meglio se Stachanov si imbusta e ne riparliamo il giorno dopo...

18 luglio 2010 - Il caffé dei gatti

Domenica mattina non riuscivo ad alzarmi, ovviamente. Manco a dirlo, dopo aver fatto le 5 la notte prima, non è che son più il ghepardo di una volta...
Mi sono fatto un pranzo a dir poco luculliano. Un etto abbondante di pasta al tonno (che a me piace sempre), due etti di filetto di petto di pollo, una banana e uno yogurt. Praticamente è come aver mangiato le lasagne fatte in casa, quei pasti domenicali caduti in disuso con la cucina pronta Knorr ("ma oggi, non è domenica!", ve la ricordate?).
Poi sempre con calma mi sono dedicato un po' alla casa, metti un po' in ordine qui e là, fai prendere aria ai vestiti e via dicendo.
Alle 17 dovevo vedermi a Shibuya con M.; lei è una ragazza che studia Italiano che mi ha contattato tramite Facebook. Era un po' che mi chiedeva di vederci ma ho sempre avuto un po' da fare. Siccome però c'era un posto dove ci tenevo ad andare ho pensato di accontentarla.
Siamo andati... al Neko Café!!!
(cliccare sulle immagini per ingrandirle)
Che cos'è il Neko Café?
E' un normalissimo bar minuscolo, giusto grande quanto una stanza, dove l'attrazione sono i gatti.



Costa circa 500 yen per mezz'ora, più altri 500 yen per un soft drink.






Le regole da seguire sono ferree, e fin dall'ingresso si è costretti a leggere le "istruzioni per l'uso", come giocare con i gatti, come trattarli, come non infastidirli.



Bisogna sterilizzarsi le mani all'ingresso, sacrosanta zooprofilassi.






M. ha portato la sua Canon EOS Kiss X4, ovvero la 55oD in Italia; io ho qui con me, in prospettiva di futuro acquisto, il 50 mm fisso della Canon (F1.8) e non ho perso occasione di scattare foto ai gatti!







Sì, certo, pensare ai gatti sempre chiusi in quella stanza da molto a cui riflettere. Sono felici così? O sono solo sfruttati? La cura e l'affetto che ricevono vale la loro libertà? E' come essere allo zoo...



Dopo un'ora là dentro (ma sarei stato lì tutto il giorno!) siamo andati a fare due passi. Shibuya, poi Omotesando e Harajuku. E da Harajuku al parco di Yoyogi. Non c'è più l'acqua a Yoyogi!!! L'hanno tolta tutta per pulire la vasca. E le tartarughe? Dove saranno le tartarughe? Mi sento un po' il giovane Holden che si preoccupa per le anatre...
Dovevo anche vedere il mio ex collega giapponese K., anche lui ci teneva a vedermi. Solo che non era libero, allora sono andato a trovarlo sul suo posto di lavoro attuale: una bruschetteria nemmeno troppo lontano da dove vivo. Così mi sono mangiato anche una bruschetta, ora che non posso più bere l'aperitivo con gli amici la domenica sera ho cercato di mantenere la tradizione!
E' un posticino tranquillo, penso che ci tornerò volentieri. Poi da Italiano amico di amici ecc. si finisce sempre per avere i trattamenti speciali.
K. ha per collega un Italiano, uno dei tanti che ha girato il mondo con la valigia di cartone. Partendo dall'Abruzzo nel suo caso. Certi personaggi sono così pittoreschi e hanno visto così tante cose che andrebbero dipinti in un libro... Ora è qui, domani non si sa.
Poi c'era uno chef che ha vissuto un anno circa in Italia. E mi ha bellamente gabbato con uno scherzo. Mi passa un bicchierino e mi dice: "Assaggia questa birra". Faccio per bere... Non scende! E tutti ridono... Era una gelatina dello stesso colore con sopra della panna montata ad arte per farla sembrare schiuma. Solo facendo caso che non c'erano bollicine che si muovevano la si poteva distinguere ad occhio dalla bevanda originale!
Alle 10 circa lascio K. al suo lavoro e torno a casa. L'indomani si lavora!

domenica 18 luglio 2010

17 luglio 2010 - Mangia come parli!

Nonostante dormissi da poco, alle 8 avevo già puntato la sveglia: oggi dovevano arrivare frigo e lavatrice.
Non mi sono alzato comunque, non ce la facevo assolutamente. Ma ero sul chi va là e lasciavo che ogni tot la sveglia suonasse per non riaddormentarmi profondamente.
Alle 9 e qualcosa mi arriva la telefonata da Biccamera che mi dice che la consegna avverrà tra le 10 e mezzogiorno. Bene, animo in pace e fino alle 10 dormo.
Poi mi alzo del tutto e mi sveglio con una doccia.

L'addetto arriva, fa tutto lui con premura e precisione tutte giapponesi. Non devo manco buttare via gli scatoloni. Mi collega la lavatrice in men che non si dica. Gli lascio 1'000 yen, bevici una volta!.
La lavatrice è inserita nel suo apposito vano richiudibile,
scompare del tutto.
E' una Hitachi con mille funzioni tutte rigorosamente in giapponese, manco a dirlo.
Ho comprato poi anche il detersivo liquido e l'ammorbidente. Però l'ammorbidente fa anche da detersivo e mi hanno detto di non usarli insieme. Mah!
Una lavatrice già l'ho fatta, sembra venuto tutto bene. Almeno non ho sbagliato programma!











Questo è il nuovo angolo cucina con il frigo al suo posto. Sì, è un frigo-nano ma per una persona va benissimo. La lavatrice è a sinistra, dentro gli antelli chiusi.















Tanto per cambiare mangio al Mac. Un menù Chicken Filet oggi, niente Teriyaki Burger, e insalata al posto delle patatine fritte.
Nel pomeriggio mi perdo via a chattare con la famiglia, arrivano le 4 passate e il sonno si fa sentire. Dormicchio senza lasciarmi andare o so già che rischio di non dormire la notte, dannato io!
Arriva l'ora di cena e devo procacciare il cibo in qualche modo. Ramen? Chahan? Vediamo cosa offre il mercato...
Comincio così a camminare in direzione Shinjuku. Arrivato all'altezza del parco, noto sulla sinistra un supermercato. Un supermercato? Via!!
Ritrovo tutte le cose che compravo gli anni scorsi. I sughi, la pasta, gli gnocchi... C'è tutto quel che mi ha consentito di vivere per più di un anno! La mia vecchia dieta può ricominciare.
Mi lascio un po' troppo andare, me ne rendo conto dopo e prima di andare alla cassa lascio giù un po' di cose.

Beh, questa è la spesa odierna. Due banane, gnocchi "Amato", un litro di succo d'arancia, sale, acqua, due "De Cecco" da 300 grammi (fusilli e mezze penne), due spaghetti Barilla da 300 grammi, 4 yogurt Activia Danone (presi per curiosità, qui lo yogurt è minuscolo! Ho scelto l'unico marchio conosciuto, anche se qui si chiamano "bio"), olio d'oliva SPERO Italiano, un sugo al mascarpone che c'è scritto arriva dall'Italia, sugo al basilico Barilla, tre scatolette di tonno, gorgonzola, burro di Hokkaido, un etto di petto di pollo e due barrette proteiche.
Totale?
5500 yen circa. Praticamente 50 euro. Provate per curiosità a scoprire quanto paghereste l'equivalente in Italia...







Se vi fa strano vedere la pasta italiana in Giappone, l'immagine sottostante è per voi. Davanti ti tenta, dietro ti spaventa. Che ci sarà mai scritto sul retro della confezione nipponica? Eheheh!


La cena di stasera è stata: spaghetti al sugo al basilico, una banana e uno yogurt. Piano piano iniziamo a ragionare. Piano piano. Se mi lasciassi andare avrei già svuotato la dispensa...

Mi sono venuti in mente i vecchi spot Barilla. Non devo guardarli troppo o mi commuovo veramente...



Poi stasera mi sono messo a portare in pari finalmente il blog. Avrò dimenticato tante e tante cose... Pazienza.
Domani devo vedere due amici giapponesi. Situazioni diverse, appuntamenti diversi, manco si conoscono tra loro. Alla faccia della mia gestione oculata delle risorse, avrei preferito spostare in avanti ma le richieste si facevano pressanti...