domenica 8 agosto 2010

7 agosto 2010 - Enoshima

Sabato mi alzo con il piglio del buon casalingo. Non mi sono ancora lavato la faccia che già la lavatrice sta facendo una centrifuga.
Non ho tempo di aspettare che finisca, dopo la doccia sto già dirigendomi in tintoria a portare il vestito. Aspettavo solo di avere i soldi... Poi so che va a finire sempre così: se in banca al posto dello stipendio mi dessero della sabbia da portar via con le mani durerebbe allo stesso modo. Sto scherzando ma è vero che il rimandare sempre gli acquisti come faccio io ha per conseguenza immediata che poi me li ritrovo tutti assieme.
Mi sento multitasking, dopo la tintoria tiro dritto a far la spesa. Solo le cose necessarie, mento a me stesso. Un piatto, un piatto fondo, un bicchiere, due spugne. Non erano così indispensabili, però... Però quando ho mangiato in un piatto che non si piega e non ho buttato il bicchiere a fine pasto è stata tutta un'altra cosa! Quelle piccole sfumature che ti fanno sentire a casa e non in vacanza.
Senza nemmeno depositare le due borse di spesa mi fermo da "Rio-B", franchising di parrucchieri. O hair designers, che fa più cool. Voglio prenotare per il pomeriggio. Se si ferma qui ad aspettare un pochino... Tesoro, non hai visto che ho con me due sacchetti della spesa più pesanti di te?
Fissiamo per le 14. Torno a casa a mangiare.

Sento una mia compaesana che è qui a studiare giapponese ad un corso estivo; è il suo ultimo giorno, poi tornerà in Italia. Doveva andare ad Enoshima ma non si sa che fine abbiano fatto i suoi amici, passerà l'ultimo giorno in casa... Ti ci porto io a Enoshima, dammi il tempo di sfoltire la criniera.

Ci andrei tutti i giorni a tagliare i capelli in Giappone, se ne avessi tempo e denaro. E' un'esperienza che nulla a che vedere con la realtà Italiana del "si sbrighi che ho la macchina in seconda fila".
Anzitutto il parrucchiere giapponese non è il barbiere che pasteggia la mattina presto con un bianco frizzante o la tirocinante di Jean Luis David che ti ficca le forbici nelle orecchie. Che sia bravo o meno, crede sul serio in quel che fa e dà il 100%. Il che talvolta implica anche situazioni imbarazzanti, tipo vederlo impegnatissimo per tagliare un singolo capello che sporge di 1 mm, o impiegarci eoni prima di essere soddisfatto della simmetria del taglio, ma almeno si sta guadagnando ogni singolo yen che gli si darà. Sul risultato... Beh, dovete partire preparati: quel che piace qui non piace lì e viceversa. Quindi o portate la foto di qualcuno, magari la vostra stessa quando avete la chioma appena fatta, o se vi affidate a loro rischiate di trovarvi un parrucchino imbarazzante in testa. C'è a chi piace, a me no di sicuro.
Questa volta mi va bene, mi acconcia un ragazzo amico di gaijin, ci accordiamo su un taglio "alla Beckham" e tutti felici e contenti. Peccato non poter cambiare anche la faccia...
Il bello però non è tutto questo super servizio. L'esperienza mistica la si ha quando c'è lo shampoo con massaggio annesso e connesso. Un trattamento da re.
In questo caso si viene fatti accomodare su una poltrona anatomica, comodissima, mezzi straiati con la testa nel lavabo apposito che sostiene naturalmente il collo. Una piccola benda per gli occhi onde evitare spruzzi e si comincia... Massaggi della cute, il collo, la nuca, le spalle... Se questa shampista sapesse anche cucinare potrei sposarla seduta stante. Quanto a stirare ormai sono padrone della tecnica.
Resto lì 20 minuti in sua balìa, tanto rilassato che non sento più le gambe. Mi sa che mi sto addormentando...
Mi fa riaccomodare sulla sedia dov'ero prima e continua a massaggiarmi altri cinque minuti. Poi arriva l'artista a terminare l'opera spalmandomi il cuoi capelluto di wax, quella specie di gel cremoso che usano qui per impomatarsi.
Esco ringalluzzito. E si parte per Enoshima.

Enoshima è una delle mie mete estive preferite. Enoshima E' l'estate giapponese, così come ve l'avevo descritta. Fatta di giovani e di vita, sole e mare, in una cornice di tradizione giapponese e modernità globalizzata.
Enoshima è un'isola legata alla terraferma da un istmo di terra, una specie di Mount Saint Michel senza le maree, raggiungibile in treno da Tokyo in poco più di un'ora.






D'estate il lungomare sulla terraferma è presto d'assalto dai giovani, vi si tengono eventi e quant'altro... Insomma ci si diverte. Lo stesso giapponese che ti guarderebbe attraverso come un fantasma in metro diventa improvvisamente socievole.
Magie del mare.


Se invece si percorre, a piedi o in auto, il ponte rettilineo che porta all'isola ci si trova di fronte ad un'altra realtà: qui c'è la traccia dei tempi antichi, non ci si viene per fare il bagno ma per addentrarsi nelle grotte o salire sul faro. O dire una preghiera al tempio. O mangiare i mitili, specialità locale.


Sono arrivato che già era quasi l'ora del tramonto. Così ho potuto godermi questa veduta magnifica e mozzafiato... Sono contento di aver portato la Ricoh CX3 con me.





Inconfondibile la sagoma del Fuji-san, il monte Fuji!




Così ho girato l'isola che ormai stava diventando buio.















E mi sono inerpicato su su per poter guardare le luci della terraferma.

E mentre camminavo ho avuto una piacevolissima sopresa. Da lontano sento delle piccole esplosioni, sempre più forti. I fuochi d'artificio, altra tradizione estiva giapponese.
Essere in un luogo così evocativo, sentire l'odore del mare trasportato dalla brezza, vivere l'estate con i suoi colori e i suoi suoni guardando verso l'orizzonte, là vicino alla sagoma imponente del Fuji-san, vedere i fuochi d'artificio alti e brillanti beh... E' emozionante, per non sprecar parole.
E tutti i giapponesi fermi, seduti, rapiti da questi 30 minuti a vedere il suono arrivare dopo il colore nel cielo notturno.
Ho provato a catturarne l'essenza con la macchina, ma... Ci voleva un cavalletto, e qualcosa di più di una compatta. Vi lascio un po' di quello spettacolo.






1 commento:

  1. che meraviglia...però non mi avevi portata...:-( sarà per la prossima volta :-)

    Very very

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