Il cane del mio vicino.
Abbaia tutti i santi giorni, ad ogni ora, non appena mi avvicino al balcone. Ha una specie di fotocellula credo. Oppure, come sospetto non avendolo mai visto, non è davvero un cane ma è un antifurto. Beh, certo non abbaia come un cane... Ha una vocina stridula e fastidiosa, dal timbro direi che stiamo parlando più di una grossa pantegana che di un canide.
Da ieri ho ufficialmente stabilito che non lo sopporto più. Riesco a resistere perchè non sono mai a casa, ma anche la mia pazienza ha un limite.
Voglio chidere al custode se si può far qualcosa. Con il vicino no, non ci parlo, temo sia uno yakuza violento... Ieri notte mi sono svegliato, credevo per il caldo; invece sento dei tonfi sordi provenire dalla camera del vicino. Curioso come una perpetua vado a spiare dal poggiolo, sporgendomi aldilà della barriera che ci divide, e vedo dei guanti da passata di pelle (quelli che usano i maestri di boxe, per intenderci) appoggiati sul letto. Insomma questo qui non mi paga l'occhio, meglio girare al largo.
Stasera avevo la solita lezione di giapponese. Per cui avevo pure dovuto fare i compiti, come alle elementari... Imparare tutta una serie di termini che spero mi resti in testa. E vengo anche interrogato sui compiti: gli esami non finiscono mai...
E poi a lezione il solito sconforto. Non solo mio, anche dell'insegnante che non sa che fare. Aiutami ad aiutarti, mi dice. Il fatto è che quel che so dire lo so già dire mentre quel che non so dire non so manco come spiegarglielo. Con tanto di disegnini non aveva capito cosa fosse una filettatura, figuriamo se mi mettessi a parlarle di certificazioni internazionali.
Lei capisce la situazione, mi guarda e partecipa allo sconforto. Però intanto prende i solid.
Tutta la colpa risiede nel keigo, il modo più umile ed onorifico di parlare. Talmente arzigogolato e arcaico che i giovani non lo sanno più usare correttamente. Io devo riuscire ad esprimere concetti già di per sé non semplici, come la lavorazione OEM che la gente mediamente non conosce, in questa formula lunga ed elaborata. E' obbligatorio? No, certo che non lo è. Ma ne risentirebbe l'immagine poco professionale che darei.
E' un po' come dare del "voi" ma molto più complesso dato che cambiano anche verbi e sostantivi in conseguenza.
Due esempi. Per scusarsi con un amico gli si dice gomen; per scusarsi con un superiore (quindi anche un cliente, dato che gerarchicamente lo si pone più in alto di tutti) si dice moushiwakegozaimasen. Stessa cosa, no?
Idem per la costruzione della frase. Non si usa più una semplice coniugazione attiva ma ci vuole tutta una perifrastica. Non "faccio" ma "vorrei che mi lasciaste fare". Secondo esempio: posso andare in bagno? se lo dite a casa di un amico è toiree itte mo ii?, se lo chiedete al vostro boss diventa otearai ni ikasete itadaite mo yoroshii deshou ka?; le due frasi hanno il medesimo significato, solo utilizzano due registri formali differenti. Io ho studiato anche il keigo a scuola, ai tempi, e al ristorante ho fatto pratica ad usarlo. Ma una cosa è usarlo per chiedere se posso sparecchiare, una cosa è spiegare la differenza dei macchinari per lo stampaggio a caldo.
Siamo rimasti d'accordo che mi sarei procurato un mega-librone-dizionario-manuale tecnico per spiegarle cosa deve spiegarmi. Sempre bello il paradosso che se lo so spiegare a lei posso spiegarlo anche ai clienti.
Ad ogni modo finisce anche questa ora e mezza di supplizio. Ma so già che non tornerò a casa subito stasera. Ho in mente dei piccoli acquisti per migliorarmi la vita.
Per non perdere tempo mangio un hamburger da Mos Burger, un fast food con degli ingredienti quantomeno freschi, se non genuini.
Poi mi dirigo al Donki (abbreviazione di "Don Chisciotte"), un mega-discount dove si trova realmente qualsiasi cosa. Tant'è che in posto simile avevo preso il cellulare che sto ancora usando.
E che compro? Mi prendo due pesi da 2 kg. l'uno. Non che abbia in mente di fare il body-builder di certo con queste piccole entità, solo voglio tenermi in forma con gli esercizi di boxe.
Cerco anche un paio di scarpe da ginnastica "da battaglia": per quelle un po' più belle c'è tempo. Purtroppo di quello non c'è nulla.
Carico dei miei nuovi pesi sto per tornare a casa quando penso di fermarmi alla Adidas, che è di strada. Cerco le scarpe più economiche in saldo, 3650 yen. Chiedo il numero alla commessa, improvviso un "24 e mezzo"... Non so di fatto che taglia io abbia. Qui si misura in centimetri. Me le porta dopo cinque minuti. Sono un po' strette, meglio abbondare. 25 e mezzo. Non c'è né 25 né 25 e mezzo, si passa al 26. Nemmeno nere? Nemmeno nere. E allora che 26 sia.
Mi vanno un po' grandi ma possono andare, per quel che mi servono. La commessa infila, allaccia, prova, tasta e non vorrebbe lasciarmele prendere, sono mezzo numero più grande. Dai, su, fai la brava che non ho tempo...
Pago e questa fa per portarmi la borsina fino alla porta. Scherzi? Insiste. Sono pur sempre un uomo! e le prendo la borsa dalle mani e me la porto da me.
Sono uscito che stava ancora ridendo.
Arrivo a casa con intenzioni bellicose di andare a farmi una corsetta. Ho già pensato al tragitto, un quadrilatero di cui la mia casa è un angolo.
Vengo però bloccato da un mal di pancia improvviso (scusate se sono dozzinale). Ma no, stasera ho troppa voglia di andare a correre... Aspetto che passi e vado.
E' fantastico. Passo per le vie che normalmente non faccio mai, strettoie anguste come in un labirinto. E scopro nuovi negozi, nuovi ristoranti e bar.
Passo dalla via dietro il teatro dell'opera; con il vento che soffia e gli alberi in fila ai lati della strada mi pare di sentire l'odore della riviera romagnola. Davvero! Per me quella ora è la via che sa di mare.
Faccio due giri, circa quattro chilometri e mezzo stando alle Google Maps. Sul secondo giro mi fermo in un piccolo parco giochi (che ne sono due o tre in zona) e faccio qualche trazione alla sbarra. Così, giusto per ricordarmi come si fa.
Ma la cosa più bella è la scoperta che faccio correndo tra le vie più piccole e buie. Guardo in su. Ci sono le stelle stasera!
Nella foto se ne vede una sola (a destra del palazzo), ma era quella più luminosa, le altre non riuscivo ad inquadrarle bene.
Sono felice.
Ma il blog quando lo aggiorniamo? ^^
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RispondiEliminaUguale uguale a MasterLog XD
RispondiEliminaAnch'io ti ho trovato dal sito di Repubblica e mi sono letto TUTTI i tuoi post. Mi hai appassionato :D
Io c'ho una (misera) triennale in lingua giapponese a Napoli (ho fatto pure due esami di cinese per quel che vale). E a 26 anni non voglio buttare altro tempo in un'inutile specialistica solo per il pezzo di carta.
Solo che io il corso di lingue lo farò ad Okazaki (a mezz'ora da Nagoya). Dopo esserci stato due settimane anni fa non reggerei anni e anni a Tokyo...
Se ti va ti lascio pur'io la mia mail per consgili: aegpgin@gmail.com
A risentirci e aggiorna il blog!!