La mattina devo essere in ufficio "presto". Nel senso più presto del solito. Non che io vada in ufficio preso normalmente, tanto non avrebbe senso... Tutti gli uffici qui aprono dopo le 9 o anche le 10, in Italia si sta dormendo di maledetto quando qui è mattina presto perciò... Meglio iniziare tardi e finire tardi, le giornate passano con più profitto.
Però questa mattina devono venire i tecnici NTT, non posso rischiare di non farmi trovare. Perciò per evitare possibili ritardi sono là con grande anticipo.
Mi telefonano quando sono sulla via per arrivare, solita premura nipponica.
Sono in due, in 10 minuti attivano tutto, provano il fax, fanno un lavoro certosino infilando ogni cavo nelle canaline apposite.
Bene, ora ho un telefono. E il fax funziona. Devo solo imparare ad usarli, destreggiandomi nei manuali d'uso in giapponese...
Alla Camera è il deserto. Ci sono solo io e poi dei giapponesi asserragliati nell'ufficio loro, che non escono manco a mangiare; lavorano per una tale compagnia, "G.I.R.O.", una branchia che si è staccata da Alitalia, condotta da Italiani, perciò mi puzza dell'ennesima mafia. Sbaglierò, chi lo sa.
Il mio attendere le tasse che S. si è dimenticato, secondo me, di spedirmi, mi fa stare sul chi-va-là e ogni tot scendo a controllare la posta, infilando la mano finchè passa, o rispondo io al citofono anche se non è per me. Domani scade la data che mi era stata imposta, sono già in ritardo sulla prima tassa? Questo sì che è presentarsi con il biglietto da visita vincente. Io la buona volontà l'avevo messa, temo non farà testo.
La sera arriva il tanto agognato business plan. Ora dovrei avere tutto. E l'avvocato è in ferie. Quel che si chiama tempismo.
lunedì 9 agosto 2010
8 agosto 2010 - Domenica è sempre domenica
La mattina vado da Biccamera. No, nessuna gita di piacere, solo lavoro. Sebbene nulla mi ostacoli dal girare a zonzo tra macchine fotografiche e obiettivi per una buona mezz'ora. Fantasticare è gratis, ci sono obiettivi che costano l'ira di Dio. Che belli, però.
Obiettivo del mio peregrinare è l'acquisto di un telefono per l'ufficio, assieme ad un adattatore (teruminaa adaputaa, terminal adapter) ISDN per sdoppiare la linea analogica. Non voglio prendere quello della NTT per risparmiare qualcosa.
Mi scusi, dove lo trovo? Guardi, sono lì... 12800 yen il meno caro. Un modem da quattro soldi, a loro costerà si e no 10 euro a costruirlo, tutta tecnologia vecchia di vent'anni. Mi scoccia spendere soldi così ma mi tocca comprarlo.
E poi guardo i telefoni. Costeranno poco. Sì, come no! Dei prezzacci assurdi. Vabbé che ci manca solo che facciano anche il caffè, però alcuni sono anche di 20 o 30 mila yen. Troppo per quel che mi serve. Così porto via un Pioneer da circa 8'000 yen composto di un telefono fisso e separato il cordless sulla stessa linea. Bello, anche troppo per quel che volevo io.
Il pomeriggio non riesco a concretizzare molto dei miei buoni propositi. Come tutte le domeniche. Così mi riduco a passare la sera stirando le lavatrici fatte in giornata.
Obiettivo del mio peregrinare è l'acquisto di un telefono per l'ufficio, assieme ad un adattatore (teruminaa adaputaa, terminal adapter) ISDN per sdoppiare la linea analogica. Non voglio prendere quello della NTT per risparmiare qualcosa.
Mi scusi, dove lo trovo? Guardi, sono lì... 12800 yen il meno caro. Un modem da quattro soldi, a loro costerà si e no 10 euro a costruirlo, tutta tecnologia vecchia di vent'anni. Mi scoccia spendere soldi così ma mi tocca comprarlo.
E poi guardo i telefoni. Costeranno poco. Sì, come no! Dei prezzacci assurdi. Vabbé che ci manca solo che facciano anche il caffè, però alcuni sono anche di 20 o 30 mila yen. Troppo per quel che mi serve. Così porto via un Pioneer da circa 8'000 yen composto di un telefono fisso e separato il cordless sulla stessa linea. Bello, anche troppo per quel che volevo io.
Il pomeriggio non riesco a concretizzare molto dei miei buoni propositi. Come tutte le domeniche. Così mi riduco a passare la sera stirando le lavatrici fatte in giornata.
domenica 8 agosto 2010
7 agosto 2010 - Enoshima
Sabato mi alzo con il piglio del buon casalingo. Non mi sono ancora lavato la faccia che già la lavatrice sta facendo una centrifuga.
Non ho tempo di aspettare che finisca, dopo la doccia sto già dirigendomi in tintoria a portare il vestito. Aspettavo solo di avere i soldi... Poi so che va a finire sempre così: se in banca al posto dello stipendio mi dessero della sabbia da portar via con le mani durerebbe allo stesso modo. Sto scherzando ma è vero che il rimandare sempre gli acquisti come faccio io ha per conseguenza immediata che poi me li ritrovo tutti assieme.
Mi sento multitasking, dopo la tintoria tiro dritto a far la spesa. Solo le cose necessarie, mento a me stesso. Un piatto, un piatto fondo, un bicchiere, due spugne. Non erano così indispensabili, però... Però quando ho mangiato in un piatto che non si piega e non ho buttato il bicchiere a fine pasto è stata tutta un'altra cosa! Quelle piccole sfumature che ti fanno sentire a casa e non in vacanza.
Senza nemmeno depositare le due borse di spesa mi fermo da "Rio-B", franchising di parrucchieri. O hair designers, che fa più cool. Voglio prenotare per il pomeriggio. Se si ferma qui ad aspettare un pochino... Tesoro, non hai visto che ho con me due sacchetti della spesa più pesanti di te?
Fissiamo per le 14. Torno a casa a mangiare.
Sento una mia compaesana che è qui a studiare giapponese ad un corso estivo; è il suo ultimo giorno, poi tornerà in Italia. Doveva andare ad Enoshima ma non si sa che fine abbiano fatto i suoi amici, passerà l'ultimo giorno in casa... Ti ci porto io a Enoshima, dammi il tempo di sfoltire la criniera.
Ci andrei tutti i giorni a tagliare i capelli in Giappone, se ne avessi tempo e denaro. E' un'esperienza che nulla a che vedere con la realtà Italiana del "si sbrighi che ho la macchina in seconda fila".
Anzitutto il parrucchiere giapponese non è il barbiere che pasteggia la mattina presto con un bianco frizzante o la tirocinante di Jean Luis David che ti ficca le forbici nelle orecchie. Che sia bravo o meno, crede sul serio in quel che fa e dà il 100%. Il che talvolta implica anche situazioni imbarazzanti, tipo vederlo impegnatissimo per tagliare un singolo capello che sporge di 1 mm, o impiegarci eoni prima di essere soddisfatto della simmetria del taglio, ma almeno si sta guadagnando ogni singolo yen che gli si darà. Sul risultato... Beh, dovete partire preparati: quel che piace qui non piace lì e viceversa. Quindi o portate la foto di qualcuno, magari la vostra stessa quando avete la chioma appena fatta, o se vi affidate a loro rischiate di trovarvi un parrucchino imbarazzante in testa. C'è a chi piace, a me no di sicuro.
Questa volta mi va bene, mi acconcia un ragazzo amico di gaijin, ci accordiamo su un taglio "alla Beckham" e tutti felici e contenti. Peccato non poter cambiare anche la faccia...
Il bello però non è tutto questo super servizio. L'esperienza mistica la si ha quando c'è lo shampoo con massaggio annesso e connesso. Un trattamento da re.
In questo caso si viene fatti accomodare su una poltrona anatomica, comodissima, mezzi straiati con la testa nel lavabo apposito che sostiene naturalmente il collo. Una piccola benda per gli occhi onde evitare spruzzi e si comincia... Massaggi della cute, il collo, la nuca, le spalle... Se questa shampista sapesse anche cucinare potrei sposarla seduta stante. Quanto a stirare ormai sono padrone della tecnica.
Resto lì 20 minuti in sua balìa, tanto rilassato che non sento più le gambe. Mi sa che mi sto addormentando...
Mi fa riaccomodare sulla sedia dov'ero prima e continua a massaggiarmi altri cinque minuti. Poi arriva l'artista a terminare l'opera spalmandomi il cuoi capelluto di wax, quella specie di gel cremoso che usano qui per impomatarsi.
Esco ringalluzzito. E si parte per Enoshima.
Enoshima è una delle mie mete estive preferite. Enoshima E' l'estate giapponese, così come ve l'avevo descritta. Fatta di giovani e di vita, sole e mare, in una cornice di tradizione giapponese e modernità globalizzata.
Enoshima è un'isola legata alla terraferma da un istmo di terra, una specie di Mount Saint Michel senza le maree, raggiungibile in treno da Tokyo in poco più di un'ora.
D'estate il lungomare sulla terraferma è presto d'assalto dai giovani, vi si tengono eventi e quant'altro... Insomma ci si diverte. Lo stesso giapponese che ti guarderebbe attraverso come un fantasma in metro diventa improvvisamente socievole.
Magie del mare.
Se invece si percorre, a piedi o in auto, il ponte rettilineo che porta all'isola ci si trova di fronte ad un'altra realtà: qui c'è la traccia dei tempi antichi, non ci si viene per fare il bagno ma per addentrarsi nelle grotte o salire sul faro. O dire una preghiera al tempio. O mangiare i mitili, specialità locale.
Sono arrivato che già era quasi l'ora del tramonto. Così ho potuto godermi questa veduta magnifica e mozzafiato... Sono contento di aver portato la Ricoh CX3 con me.

Inconfondibile la sagoma del Fuji-san, il monte Fuji!

Così ho girato l'isola che ormai stava diventando buio.

E mi sono inerpicato su su per poter guardare le luci della terraferma.

E mentre camminavo ho avuto una piacevolissima sopresa. Da lontano sento delle piccole esplosioni, sempre più forti. I fuochi d'artificio, altra tradizione estiva giapponese.
Essere in un luogo così evocativo, sentire l'odore del mare trasportato dalla brezza, vivere l'estate con i suoi colori e i suoi suoni guardando verso l'orizzonte, là vicino alla sagoma imponente del Fuji-san, vedere i fuochi d'artificio alti e brillanti beh... E' emozionante, per non sprecar parole.
E tutti i giapponesi fermi, seduti, rapiti da questi 30 minuti a vedere il suono arrivare dopo il colore nel cielo notturno.
Ho provato a catturarne l'essenza con la macchina, ma... Ci voleva un cavalletto, e qualcosa di più di una compatta. Vi lascio un po' di quello spettacolo.





Non ho tempo di aspettare che finisca, dopo la doccia sto già dirigendomi in tintoria a portare il vestito. Aspettavo solo di avere i soldi... Poi so che va a finire sempre così: se in banca al posto dello stipendio mi dessero della sabbia da portar via con le mani durerebbe allo stesso modo. Sto scherzando ma è vero che il rimandare sempre gli acquisti come faccio io ha per conseguenza immediata che poi me li ritrovo tutti assieme.
Mi sento multitasking, dopo la tintoria tiro dritto a far la spesa. Solo le cose necessarie, mento a me stesso. Un piatto, un piatto fondo, un bicchiere, due spugne. Non erano così indispensabili, però... Però quando ho mangiato in un piatto che non si piega e non ho buttato il bicchiere a fine pasto è stata tutta un'altra cosa! Quelle piccole sfumature che ti fanno sentire a casa e non in vacanza.
Senza nemmeno depositare le due borse di spesa mi fermo da "Rio-B", franchising di parrucchieri. O hair designers, che fa più cool. Voglio prenotare per il pomeriggio. Se si ferma qui ad aspettare un pochino... Tesoro, non hai visto che ho con me due sacchetti della spesa più pesanti di te?
Fissiamo per le 14. Torno a casa a mangiare.
Sento una mia compaesana che è qui a studiare giapponese ad un corso estivo; è il suo ultimo giorno, poi tornerà in Italia. Doveva andare ad Enoshima ma non si sa che fine abbiano fatto i suoi amici, passerà l'ultimo giorno in casa... Ti ci porto io a Enoshima, dammi il tempo di sfoltire la criniera.
Ci andrei tutti i giorni a tagliare i capelli in Giappone, se ne avessi tempo e denaro. E' un'esperienza che nulla a che vedere con la realtà Italiana del "si sbrighi che ho la macchina in seconda fila".
Anzitutto il parrucchiere giapponese non è il barbiere che pasteggia la mattina presto con un bianco frizzante o la tirocinante di Jean Luis David che ti ficca le forbici nelle orecchie. Che sia bravo o meno, crede sul serio in quel che fa e dà il 100%. Il che talvolta implica anche situazioni imbarazzanti, tipo vederlo impegnatissimo per tagliare un singolo capello che sporge di 1 mm, o impiegarci eoni prima di essere soddisfatto della simmetria del taglio, ma almeno si sta guadagnando ogni singolo yen che gli si darà. Sul risultato... Beh, dovete partire preparati: quel che piace qui non piace lì e viceversa. Quindi o portate la foto di qualcuno, magari la vostra stessa quando avete la chioma appena fatta, o se vi affidate a loro rischiate di trovarvi un parrucchino imbarazzante in testa. C'è a chi piace, a me no di sicuro.
Questa volta mi va bene, mi acconcia un ragazzo amico di gaijin, ci accordiamo su un taglio "alla Beckham" e tutti felici e contenti. Peccato non poter cambiare anche la faccia...
Il bello però non è tutto questo super servizio. L'esperienza mistica la si ha quando c'è lo shampoo con massaggio annesso e connesso. Un trattamento da re.
In questo caso si viene fatti accomodare su una poltrona anatomica, comodissima, mezzi straiati con la testa nel lavabo apposito che sostiene naturalmente il collo. Una piccola benda per gli occhi onde evitare spruzzi e si comincia... Massaggi della cute, il collo, la nuca, le spalle... Se questa shampista sapesse anche cucinare potrei sposarla seduta stante. Quanto a stirare ormai sono padrone della tecnica.
Resto lì 20 minuti in sua balìa, tanto rilassato che non sento più le gambe. Mi sa che mi sto addormentando...
Mi fa riaccomodare sulla sedia dov'ero prima e continua a massaggiarmi altri cinque minuti. Poi arriva l'artista a terminare l'opera spalmandomi il cuoi capelluto di wax, quella specie di gel cremoso che usano qui per impomatarsi.
Esco ringalluzzito. E si parte per Enoshima.
Enoshima è una delle mie mete estive preferite. Enoshima E' l'estate giapponese, così come ve l'avevo descritta. Fatta di giovani e di vita, sole e mare, in una cornice di tradizione giapponese e modernità globalizzata.
Enoshima è un'isola legata alla terraferma da un istmo di terra, una specie di Mount Saint Michel senza le maree, raggiungibile in treno da Tokyo in poco più di un'ora.
D'estate il lungomare sulla terraferma è presto d'assalto dai giovani, vi si tengono eventi e quant'altro... Insomma ci si diverte. Lo stesso giapponese che ti guarderebbe attraverso come un fantasma in metro diventa improvvisamente socievole.Magie del mare.
Se invece si percorre, a piedi o in auto, il ponte rettilineo che porta all'isola ci si trova di fronte ad un'altra realtà: qui c'è la traccia dei tempi antichi, non ci si viene per fare il bagno ma per addentrarsi nelle grotte o salire sul faro. O dire una preghiera al tempio. O mangiare i mitili, specialità locale.
Sono arrivato che già era quasi l'ora del tramonto. Così ho potuto godermi questa veduta magnifica e mozzafiato... Sono contento di aver portato la Ricoh CX3 con me.
Inconfondibile la sagoma del Fuji-san, il monte Fuji!

Così ho girato l'isola che ormai stava diventando buio.

E mi sono inerpicato su su per poter guardare le luci della terraferma.

E mentre camminavo ho avuto una piacevolissima sopresa. Da lontano sento delle piccole esplosioni, sempre più forti. I fuochi d'artificio, altra tradizione estiva giapponese.
Essere in un luogo così evocativo, sentire l'odore del mare trasportato dalla brezza, vivere l'estate con i suoi colori e i suoi suoni guardando verso l'orizzonte, là vicino alla sagoma imponente del Fuji-san, vedere i fuochi d'artificio alti e brillanti beh... E' emozionante, per non sprecar parole.
E tutti i giapponesi fermi, seduti, rapiti da questi 30 minuti a vedere il suono arrivare dopo il colore nel cielo notturno.
Ho provato a catturarne l'essenza con la macchina, ma... Ci voleva un cavalletto, e qualcosa di più di una compatta. Vi lascio un po' di quello spettacolo.





3,4,5,6 agosto 2010 - I tempi stringono
I fatti di questi giorni sono così concatenati che non ha molto senso stare creare un post per ognuna di queste giornate.
MARTEDI
Mi fa sapere l'avvocato M. che ci sono documenti da firmare. Gli dico che sarei passato nel primo pomeriggio.
Solita sudata mostruosa e come Fantozzi in una celebre scena mi metto a firmare qui e là documenti in giapponese apponendo il timbro della ditta.
Approfitto dell'incontro con l'avvocato per vedere se ha la risposta all'ultima (solo in ordine cronologico) delle mie gatte da pelare: risolvere l'enigma della data delle scadenze delle tasse in Giappone. Se l'anno fiscale va da aprile a marzo, quando pago? Dopo due mesi, mi si dice.
Saluto e vado. Ora è il turno del telefono. La NTT East mi ha fatto sapere che devo chiamare la NTT. Provvediamo subito.
Chiamo il numero per il servizio in inglese, il che è divertentissimo perchè ti passano un'addetta che non sa granché di quello di cui si dovrebbe occupare, quindi diventa una conversazione a tre in cui lei non fa che tradurre. Ma siccome io capisco cosa mi dice quella che parla in giapponese questa viene spesso saltata, creando un teatrino divertente che fa sempre ridere in Giappone. Come "mai dire banzai", quella comicità lì.
Anzi, secondo me si divertono così tanto al telefono che mi chiamano due volte al giorno. A volte anche per chiedermi come sto... No, scherzo , scherzo. Però è vero che in questa settimana mi hanno contattato mediamente un paio di volte al dì, una sera anche alle 9. E io ho chiesto all'addetta: ma come, ti fanno lavorare anche a quest'ora? E lei che se la rideva... Credo che dovrò istituire un telefono amico per centraliniste stressate.
Perchè la trattativa è andata così avanti? Non dovevo solo attivare la linea? Eh, sembra facile a parole. Ma prima volevano sapere se analogica o digitale. Siccome mi serve il doppio numero per il fax deve essere almeno ISDN. Ma se c'è la connessione internet hikari in ufficio allora si può far passare la comunicazione sulla fibra ottica. Ce l'ho? Chiedo quale sia il mio operatore alla Camera. La risposta non soddisfa. Contattano loro. Non va ancora bene, vogliono sapere se voglio passare ad una linea dedicata... Insomma, abbiam fatto passare un'infinità di ventaglio di opzioni per poi tornare al progetto iniziale. Giorni di trattative. In cui però le ragazze del call center si sono divertite, almeno loro. La gag del mi costi, ma quanto mi costi fa ridere anche in Giappone. Morale della favola lunedì mattina dovrebbero venire a collegarmi la linea. Difficoltà permettendo, dato che la Camera sarà chiusa.
Dicevo prima che ora dovevo scoprire quando pagare le tasse, quindi aspettavo una risposta dal commercialista S.; risposta che arriva ma cambia completamente la mia concezione del bene e del male nell'universo: fine febbraio. E che c'azzecca con l'anno fiscale nipponico?
Insomma, io per tutta settimana da lunedì a venerdì sono andato a dormire dopo mezzanotte per poter essere pronto a rispondere alle mail che giravo in Italia. Siccome là sarebbe stato l'ultima settimana di lavoro per i più dovevo riuscire a chiudere il prima possibile le situazioni ancora pendenti.
MERCOLEDI
Mercoledì è stata una giornata interlocutoria. S. che non rispondeva alle e-mail, e sapevo sarebbe andato in ferie da venerdì 6 perciò dovevo stringere i tempi.
In ufficio continuavo a ricaricare la pagina dell'e-mail ma niente da fare.
Nel frattempo però avevo almeno chiuso il discorso ufficio firmando finalmente il contratto, dopo aver messo d'accordo (forse) tutti e quindi aver assoggettato le mie necessità alle loro volontà. Ma il tempo stringe.
Alle 6 e mezza poi avevo lezione a Shibuya. Porto tutto il materiale che mi aveva richiesto l'insegnante ma non serve a nulla, aveva già deciso un'altra direzione da intraprendere. E io mi affido a lei, con il risultato di trovarmi due capitoli da studiare per la volta successiva. A tratti mi irrita quando mi tratta come uno studentello (con quel che mi costa!) ma non ho molta libertà di sindacare, giustamente mi adatto a quel che mi dice sperando possa servirmi.
Anche quella sera poi non riesco ad andare a dormire presto.
Alle 10 di sera, come concordato, risento dopo tanto tempo la voce del capo supremo che mi chiede come va. Ci diciamo un po' quel che già entrambi sapevamo, niente di più e niente di meno.
GIOVEDI
Altra giornata così. S. sembra non volermi dire quel che mi serve assolutamente sapere, mi risponde su tutt'altro, tipo su delle tasse personali che dovrei pagare entro il 10 agosto. E dall'indomani sarebbe andato in ferie. Provo già a pensare alle alternative, trovo i numeri di telefono dei consulenti delle tasse per gaijin e sono intenzionato a dirigermi all'ufficio tasse la mattina successiva, se fosse stato necessario.
Devo avere quelle date esatte, e se potesse farmi un calcolo esemplificativo non sarebbe per nulla male. Se non ho le conferme non posso metterle nel business plan, l'ultimo tassello che mi manca per chiedere a M. di avviare le procedure per il visto.
Oggi poi è l'ultimo giorno di apertura della Camera, poi saranno tutti in vacanza fino al 24. Ergo sarò da solo, se ho qualcosa da dire o lo dico ora o taccio per sempre... E fortunatamente chiudo il discorso telefono in tempo utile.
S. mi risponde verso le 5, quando ormai manca poco alle sue ferie. E ancora la risposta non è completa al 100%, mi mancano delle informazioni. Provo a scrivergli ma non so se mi risponderà per tempo.
La sera passa F. a prendermi con lo scooter e mi porta a casa sua, dove mi godo un pasto come si deve... Devo slacciare la cintura prima del secondo!

Dal ballatoio di casa sua si vede bene la nuova Tokyo Tower in costruzione, quella che sarà ultimata nel 2012.
Mentre sono là continuo a controllare le e-mail dal suo computer (brutto non avere il Blackberry...), ma nessuna risposta.
Cerco di tornare a casa presto, e una volta acceso il mio PC scopro che c'è una nuova mail che dalla pagina di Google non mi veniva segnalata come nuova: è quel sant'uomo del S., mi ha scritto prima di chiudere per ferie. E dovrebbe essere quel che mi serve. Mi metto subito a tradurre e invio in Italia prima che chiudano gli uffici. Vado a dormire all'una e mezza.
VENERDI
Si fa risentire l'avvocato M.; ha corretto il mio curriculum e mi comunica che la settimana prossima è fuori ufficio (vacanza...). Cioè, non è che ha corretto il curriculum, l'ha scarnificato... Me l'ha restituito completamente cancellato di ogni modo di espressione, parola o verbo che non fosse funzionale all'informazione stessa. Quindi è diventato solo una sorta di elenco con le date. Effettivamente è così che i Giapponesi scrivono i curriculum, poteva dirlo prima... Beh allora tanto vale che mi metta a reimpaginarlo del tutto, così lo consegno insieme al business plan. Che però non arriva, e siamo all'ultimo giorno utile.
La mattina vado in banca. Devo fare tre cose: versare gli affitti più la caparra per l'ufficio, ritirare il mio stipendio (non avevo ancora avuto occasione e ora ero veramente a secco) e pagare la tassa che mi aveva detto S.
Niente da fare, la mia richiesta li mette in difficoltà. Ma sono preparato: non sapendo nemmeno io cosa pagare avevo stampato la mail in cui mi si diceva di farlo. Le impiegate a gruppi si consultano, ogni tanto arriva qualcun'altra ehi fate vedere anche a me. Voglio PAGARE LE TASSE, non so se mi spiego. Voglio fare qualcosa per la vostra nazione che non mi vuole. Non mi ostacolate...
Ancora nulla, buco nell'acqua. Solo dopo un po' una si accorge che S. aveva scritto (non ci avevo fatto caso) che mi avrebbe spedito un modulo. Modulo che io non ho visto e devo pagare entro il 10... Mah.
Situazione che si è risolta con la solita, provvidenziale, angelica impiegata che sa parlare inglese e che le altre chiamano in mio soccorso ogni volta che si crea l'impasse.
Comunque, io avrò anche fatto la figura che non avevo letto quella frase, ma loro non sono da meno. Le successive due operazioni mi hanno cacciato a farle all'esterno, alle macchinette automatiche, perchè non andava bene qualcosa dei loro sistemi (dicono). Ma il bonifico non si può fare tra le opzioni in inglese, solo in giapponese. E io non mi fido a trasferire cifre simili senza essere sicuro di quel che faccio, quindi faccio presente la cosa all'addetta; la quale si offre di aiutarmi, ma ne sa meno di me e non riusciamo a capire come mai il tutto non va a buon fine. Cioè, io lo so perchè mi è già capitato, ma sono in presenza di chi ne dovrebbe saper più di me... Arriva quindi la guardia, esperta in macchinette automatiche, e fa vedere all'addetta qual è il momento in cui io dopo la cash card devo inserire il libretto. E la transazione fila liscia.
Ho anche ritirato lo stipendio. E siccome non ho un conto mio bancario ho fatto come si dice sempre di fare: li ho messi sotto il materasso. Quello degli ospiti, nell'armadio. Davvero.
Torno in ufficio e cerco di vedere se mi è arrivata la lettere di S. ma non vedo nulla, la cassetta è chiusa e io non so la combinazione. E tutti sono in ferie. Provo a contattarli ma niente. Come faccio?
Fortuna volle che la mia manina minuta e ossuta ci passi appena appena; soffro atroci dolori ma riesco ad estrarre la posta. Niente per me. Ottimo, speriamo in lunedì o la prima tassa che pagherò sarà in ritardo.
Il business plan non arriva. Chiudo tutto e me ne vado nella bruschetteria di K. dove avevo dato appuntamento a sei vecchi amici della guesthouse dove avevo vissuto nel 2007-2008. La serata è piacevole ma ho la testa rivolta a tornare a casa a controllare le e-mail.
Ma non c'è nulla nell'inbox al mio arrivo.
Aspetto fino a quasi le 6 italiane (l'una qui) e poi scrivo per sapere se devo fare qualcosa io le prossime settimane; ottengo risposta venti minuti dopo, a quanto pare se ne riparlerà lunedì: non tutti saranno evidentemente in ferie.
Si chiude così la settimana lavorativa.
MARTEDI
Mi fa sapere l'avvocato M. che ci sono documenti da firmare. Gli dico che sarei passato nel primo pomeriggio.
Solita sudata mostruosa e come Fantozzi in una celebre scena mi metto a firmare qui e là documenti in giapponese apponendo il timbro della ditta.
Approfitto dell'incontro con l'avvocato per vedere se ha la risposta all'ultima (solo in ordine cronologico) delle mie gatte da pelare: risolvere l'enigma della data delle scadenze delle tasse in Giappone. Se l'anno fiscale va da aprile a marzo, quando pago? Dopo due mesi, mi si dice.
Saluto e vado. Ora è il turno del telefono. La NTT East mi ha fatto sapere che devo chiamare la NTT. Provvediamo subito.
Chiamo il numero per il servizio in inglese, il che è divertentissimo perchè ti passano un'addetta che non sa granché di quello di cui si dovrebbe occupare, quindi diventa una conversazione a tre in cui lei non fa che tradurre. Ma siccome io capisco cosa mi dice quella che parla in giapponese questa viene spesso saltata, creando un teatrino divertente che fa sempre ridere in Giappone. Come "mai dire banzai", quella comicità lì.
Anzi, secondo me si divertono così tanto al telefono che mi chiamano due volte al giorno. A volte anche per chiedermi come sto... No, scherzo , scherzo. Però è vero che in questa settimana mi hanno contattato mediamente un paio di volte al dì, una sera anche alle 9. E io ho chiesto all'addetta: ma come, ti fanno lavorare anche a quest'ora? E lei che se la rideva... Credo che dovrò istituire un telefono amico per centraliniste stressate.
Perchè la trattativa è andata così avanti? Non dovevo solo attivare la linea? Eh, sembra facile a parole. Ma prima volevano sapere se analogica o digitale. Siccome mi serve il doppio numero per il fax deve essere almeno ISDN. Ma se c'è la connessione internet hikari in ufficio allora si può far passare la comunicazione sulla fibra ottica. Ce l'ho? Chiedo quale sia il mio operatore alla Camera. La risposta non soddisfa. Contattano loro. Non va ancora bene, vogliono sapere se voglio passare ad una linea dedicata... Insomma, abbiam fatto passare un'infinità di ventaglio di opzioni per poi tornare al progetto iniziale. Giorni di trattative. In cui però le ragazze del call center si sono divertite, almeno loro. La gag del mi costi, ma quanto mi costi fa ridere anche in Giappone. Morale della favola lunedì mattina dovrebbero venire a collegarmi la linea. Difficoltà permettendo, dato che la Camera sarà chiusa.
Dicevo prima che ora dovevo scoprire quando pagare le tasse, quindi aspettavo una risposta dal commercialista S.; risposta che arriva ma cambia completamente la mia concezione del bene e del male nell'universo: fine febbraio. E che c'azzecca con l'anno fiscale nipponico?
Insomma, io per tutta settimana da lunedì a venerdì sono andato a dormire dopo mezzanotte per poter essere pronto a rispondere alle mail che giravo in Italia. Siccome là sarebbe stato l'ultima settimana di lavoro per i più dovevo riuscire a chiudere il prima possibile le situazioni ancora pendenti.
MERCOLEDI
Mercoledì è stata una giornata interlocutoria. S. che non rispondeva alle e-mail, e sapevo sarebbe andato in ferie da venerdì 6 perciò dovevo stringere i tempi.
In ufficio continuavo a ricaricare la pagina dell'e-mail ma niente da fare.
Nel frattempo però avevo almeno chiuso il discorso ufficio firmando finalmente il contratto, dopo aver messo d'accordo (forse) tutti e quindi aver assoggettato le mie necessità alle loro volontà. Ma il tempo stringe.
Alle 6 e mezza poi avevo lezione a Shibuya. Porto tutto il materiale che mi aveva richiesto l'insegnante ma non serve a nulla, aveva già deciso un'altra direzione da intraprendere. E io mi affido a lei, con il risultato di trovarmi due capitoli da studiare per la volta successiva. A tratti mi irrita quando mi tratta come uno studentello (con quel che mi costa!) ma non ho molta libertà di sindacare, giustamente mi adatto a quel che mi dice sperando possa servirmi.
Anche quella sera poi non riesco ad andare a dormire presto.
Alle 10 di sera, come concordato, risento dopo tanto tempo la voce del capo supremo che mi chiede come va. Ci diciamo un po' quel che già entrambi sapevamo, niente di più e niente di meno.
GIOVEDI
Altra giornata così. S. sembra non volermi dire quel che mi serve assolutamente sapere, mi risponde su tutt'altro, tipo su delle tasse personali che dovrei pagare entro il 10 agosto. E dall'indomani sarebbe andato in ferie. Provo già a pensare alle alternative, trovo i numeri di telefono dei consulenti delle tasse per gaijin e sono intenzionato a dirigermi all'ufficio tasse la mattina successiva, se fosse stato necessario.
Devo avere quelle date esatte, e se potesse farmi un calcolo esemplificativo non sarebbe per nulla male. Se non ho le conferme non posso metterle nel business plan, l'ultimo tassello che mi manca per chiedere a M. di avviare le procedure per il visto.
Oggi poi è l'ultimo giorno di apertura della Camera, poi saranno tutti in vacanza fino al 24. Ergo sarò da solo, se ho qualcosa da dire o lo dico ora o taccio per sempre... E fortunatamente chiudo il discorso telefono in tempo utile.
S. mi risponde verso le 5, quando ormai manca poco alle sue ferie. E ancora la risposta non è completa al 100%, mi mancano delle informazioni. Provo a scrivergli ma non so se mi risponderà per tempo.
La sera passa F. a prendermi con lo scooter e mi porta a casa sua, dove mi godo un pasto come si deve... Devo slacciare la cintura prima del secondo!

Dal ballatoio di casa sua si vede bene la nuova Tokyo Tower in costruzione, quella che sarà ultimata nel 2012.
Mentre sono là continuo a controllare le e-mail dal suo computer (brutto non avere il Blackberry...), ma nessuna risposta.
Cerco di tornare a casa presto, e una volta acceso il mio PC scopro che c'è una nuova mail che dalla pagina di Google non mi veniva segnalata come nuova: è quel sant'uomo del S., mi ha scritto prima di chiudere per ferie. E dovrebbe essere quel che mi serve. Mi metto subito a tradurre e invio in Italia prima che chiudano gli uffici. Vado a dormire all'una e mezza.
VENERDI
Si fa risentire l'avvocato M.; ha corretto il mio curriculum e mi comunica che la settimana prossima è fuori ufficio (vacanza...). Cioè, non è che ha corretto il curriculum, l'ha scarnificato... Me l'ha restituito completamente cancellato di ogni modo di espressione, parola o verbo che non fosse funzionale all'informazione stessa. Quindi è diventato solo una sorta di elenco con le date. Effettivamente è così che i Giapponesi scrivono i curriculum, poteva dirlo prima... Beh allora tanto vale che mi metta a reimpaginarlo del tutto, così lo consegno insieme al business plan. Che però non arriva, e siamo all'ultimo giorno utile.
La mattina vado in banca. Devo fare tre cose: versare gli affitti più la caparra per l'ufficio, ritirare il mio stipendio (non avevo ancora avuto occasione e ora ero veramente a secco) e pagare la tassa che mi aveva detto S.
Niente da fare, la mia richiesta li mette in difficoltà. Ma sono preparato: non sapendo nemmeno io cosa pagare avevo stampato la mail in cui mi si diceva di farlo. Le impiegate a gruppi si consultano, ogni tanto arriva qualcun'altra ehi fate vedere anche a me. Voglio PAGARE LE TASSE, non so se mi spiego. Voglio fare qualcosa per la vostra nazione che non mi vuole. Non mi ostacolate...
Ancora nulla, buco nell'acqua. Solo dopo un po' una si accorge che S. aveva scritto (non ci avevo fatto caso) che mi avrebbe spedito un modulo. Modulo che io non ho visto e devo pagare entro il 10... Mah.
Situazione che si è risolta con la solita, provvidenziale, angelica impiegata che sa parlare inglese e che le altre chiamano in mio soccorso ogni volta che si crea l'impasse.
Comunque, io avrò anche fatto la figura che non avevo letto quella frase, ma loro non sono da meno. Le successive due operazioni mi hanno cacciato a farle all'esterno, alle macchinette automatiche, perchè non andava bene qualcosa dei loro sistemi (dicono). Ma il bonifico non si può fare tra le opzioni in inglese, solo in giapponese. E io non mi fido a trasferire cifre simili senza essere sicuro di quel che faccio, quindi faccio presente la cosa all'addetta; la quale si offre di aiutarmi, ma ne sa meno di me e non riusciamo a capire come mai il tutto non va a buon fine. Cioè, io lo so perchè mi è già capitato, ma sono in presenza di chi ne dovrebbe saper più di me... Arriva quindi la guardia, esperta in macchinette automatiche, e fa vedere all'addetta qual è il momento in cui io dopo la cash card devo inserire il libretto. E la transazione fila liscia.
Ho anche ritirato lo stipendio. E siccome non ho un conto mio bancario ho fatto come si dice sempre di fare: li ho messi sotto il materasso. Quello degli ospiti, nell'armadio. Davvero.
Torno in ufficio e cerco di vedere se mi è arrivata la lettere di S. ma non vedo nulla, la cassetta è chiusa e io non so la combinazione. E tutti sono in ferie. Provo a contattarli ma niente. Come faccio?
Fortuna volle che la mia manina minuta e ossuta ci passi appena appena; soffro atroci dolori ma riesco ad estrarre la posta. Niente per me. Ottimo, speriamo in lunedì o la prima tassa che pagherò sarà in ritardo.
Il business plan non arriva. Chiudo tutto e me ne vado nella bruschetteria di K. dove avevo dato appuntamento a sei vecchi amici della guesthouse dove avevo vissuto nel 2007-2008. La serata è piacevole ma ho la testa rivolta a tornare a casa a controllare le e-mail.
Ma non c'è nulla nell'inbox al mio arrivo.Aspetto fino a quasi le 6 italiane (l'una qui) e poi scrivo per sapere se devo fare qualcosa io le prossime settimane; ottengo risposta venti minuti dopo, a quanto pare se ne riparlerà lunedì: non tutti saranno evidentemente in ferie.
Si chiude così la settimana lavorativa.
2 agosto 2010 - Fatture e malocchio
Devo trovare un blocchetto per scrivere un ryoshuushou. Ovvero una fattura giapponese, a tutti gli effetti quanto basta per trasformare una cena in una cena di lavoro, un viaggio in una trasferta e via dicendo. Stavolta sarò io a doverne emettere una, dopo averne ricevute tante.
Dove la trovo? Non ne ho idea. Cerco sul web e chiedo agli amici ma pare che tutti comprino online... Io non ho tempo né carta di credito, l'ipotesi mi è negata in partenza.
Provo allora a recarmi in un negozio di una catena famosa. E' ad Akasaka, non dovrebbe essere lontano, posso andare a piedi e risparmiare i soldi della metro, penso.
Rischio di perdermi centocinquanta volte nel solito labirinto di vie viette e viuzze. Un po' uso l'istinto, un po' le cartine, un po' i punti di riferimento, un po' la stella polare e il muschio sulle cortecce.
Fa un caldo dannato. Grondo vergognosamente.
Giungo al luogo "x" della mappa, finalmente. E non c'è nulla. Chiedo al koban (la polizia): no, il negozio non c'è più. Bene. Sempre fortunato, eh!
Chiedo se sanno dove posso trovare quel che cerco e mi indicano una specie di cartoleria più avanti. La trovo. C'è.
Torno in ufficio ma avrei bisogno di una doccia.
Metto mano al pacchetto arrivato poco prima che uscissi: finalmente un computer moderno! Dopo mesi di onorato servizio a scopi lavorativi il mio notebook personale, vecchio di febbraio 2005, può finalmente godersi il meritato riposo.
Il Sony 15 pollici è tutt'altra pasta. E non solo per prestazioni: la ventola non fa più casino, non mi scotto più i polsi sopra lo chassis infuocato...
Non è il Macbook che volevo ma ha alcune frecce al suo arco. Oltre all'inaudita potenza ha un sistema che si chiama "FeliCa": mi basta avvicinare la mia tessera elettronica della metropolitana, ricaricabile, e il computer la legge. Quindi se volessi fare acquisti online non devo fare altro che registrarmi e avvicinare la Suica al computer. Comodo, no?
Mi piacerebbe farvi provare un PC completamente in giapponese, sarei curioso di vedere come vi arrabattereste... Beh, sì, sapere già la posizione delle cose e muoversi a memoria aiuta parecchio.
Il pomeriggio comincia la mia odissea con la NTT, ovvero la Telecom nipponica.
Ora che siamo d'accordo con la Camera e gli avvocati sto stringendo per essere operativo.
Perciò poche storie, mi serve almeno un telefono.
Compilo quindi il form onlie della NTT East, la divisione locale della NTT, per avere la platinum line.
La sera mi rispondono via e-mail: devo comunicare loro il numero di telefono cui attivare il servizio. Ahia. Qui mi sa che non ci stiamo capendo...
Dove la trovo? Non ne ho idea. Cerco sul web e chiedo agli amici ma pare che tutti comprino online... Io non ho tempo né carta di credito, l'ipotesi mi è negata in partenza.
Provo allora a recarmi in un negozio di una catena famosa. E' ad Akasaka, non dovrebbe essere lontano, posso andare a piedi e risparmiare i soldi della metro, penso.
Rischio di perdermi centocinquanta volte nel solito labirinto di vie viette e viuzze. Un po' uso l'istinto, un po' le cartine, un po' i punti di riferimento, un po' la stella polare e il muschio sulle cortecce.
Fa un caldo dannato. Grondo vergognosamente.
Giungo al luogo "x" della mappa, finalmente. E non c'è nulla. Chiedo al koban (la polizia): no, il negozio non c'è più. Bene. Sempre fortunato, eh!
Chiedo se sanno dove posso trovare quel che cerco e mi indicano una specie di cartoleria più avanti. La trovo. C'è.
Torno in ufficio ma avrei bisogno di una doccia.
Metto mano al pacchetto arrivato poco prima che uscissi: finalmente un computer moderno! Dopo mesi di onorato servizio a scopi lavorativi il mio notebook personale, vecchio di febbraio 2005, può finalmente godersi il meritato riposo.
Il Sony 15 pollici è tutt'altra pasta. E non solo per prestazioni: la ventola non fa più casino, non mi scotto più i polsi sopra lo chassis infuocato...
Non è il Macbook che volevo ma ha alcune frecce al suo arco. Oltre all'inaudita potenza ha un sistema che si chiama "FeliCa": mi basta avvicinare la mia tessera elettronica della metropolitana, ricaricabile, e il computer la legge. Quindi se volessi fare acquisti online non devo fare altro che registrarmi e avvicinare la Suica al computer. Comodo, no?
Mi piacerebbe farvi provare un PC completamente in giapponese, sarei curioso di vedere come vi arrabattereste... Beh, sì, sapere già la posizione delle cose e muoversi a memoria aiuta parecchio.
Il pomeriggio comincia la mia odissea con la NTT, ovvero la Telecom nipponica.
Ora che siamo d'accordo con la Camera e gli avvocati sto stringendo per essere operativo.
Perciò poche storie, mi serve almeno un telefono.
Compilo quindi il form onlie della NTT East, la divisione locale della NTT, per avere la platinum line.
La sera mi rispondono via e-mail: devo comunicare loro il numero di telefono cui attivare il servizio. Ahia. Qui mi sa che non ci stiamo capendo...
1 agosto 2010 - A volte ritornano... di nuovo!
Domenica mattina comincio al solito a destreggiarmi tra lavatrici e faccende casalinghe di vario tipo. Senza dimenticare il giocattolino Ricoh che mi fa compagnia anche in questi momenti...
Fatto sta che il primo pomeriggio sono stufo di stirare. Anzi, meglio, ho stirato tutto quel che dovevo!
Perciò mando un'e-mail ad A. per sapere se si trovasse sul posto di lavoro che in caso sarei passato a trovarlo. Non mi risponde ma vado lo stesso.
A. è il direttore del ristorante dove lavoravo. Quando ero passato l'altra volta non c'era quindi era doveroso per me ripassare prima o poi, almeno per salutare.
Mi risponde che sono già in metro: c'è.
Salgo al quarantaseiesimo piano come sempre. La voce registrata, gli odori, i commenti della gente ormai sono nel mio DNA.
A. arriva un attimo in ritardo, nel frattempo saluto il resto della ciurma.
Sono le 5 circa quando ci mettiamo a chiacchierare al bar. Si fanno le 6 passate e mi chiede di fermarmi a cenare con lui. Accetto, riluttante: odio approfittare dell'ospitalità, poi so che non mi fanno mai pagare e mi sento in debito.
Non voglio fermarmi a lungo, voglio preparare un po' di cose per l'indomani, per il lavoro, in modo da non perdere tempo. Devo scrivere una fattura giapponese, devo avere quel che serve per farlo. Poi ho in ballo il contratto con la Camera, devo chiamare per il telefono... Insomma un po' di trantran.
Quindi prima delle 9 ringrazio, saluto e torno a casa.
Non prima però di aver ricevuto da A. l'invito per L'EVENTO: gli hanabi (fuochi d'artificio) del 14 agosto. Sono i più grandi di tutta l'estate giapponese, sparati direttamente da piattaforme in mezzo all'acqua della baia di Tokyo. Dal palazzo del ristorante si dominano con una vista perfetta, quindi in quel frangente tutto l'edificio viene chiuso e si ha accesso solo con riservazione. Ed io sono stato invitato ad andare. Ma mi domando: chi ci porto?
Fatto sta che il primo pomeriggio sono stufo di stirare. Anzi, meglio, ho stirato tutto quel che dovevo!Perciò mando un'e-mail ad A. per sapere se si trovasse sul posto di lavoro che in caso sarei passato a trovarlo. Non mi risponde ma vado lo stesso.
A. è il direttore del ristorante dove lavoravo. Quando ero passato l'altra volta non c'era quindi era doveroso per me ripassare prima o poi, almeno per salutare.
Mi risponde che sono già in metro: c'è.
Salgo al quarantaseiesimo piano come sempre. La voce registrata, gli odori, i commenti della gente ormai sono nel mio DNA.
A. arriva un attimo in ritardo, nel frattempo saluto il resto della ciurma.
Sono le 5 circa quando ci mettiamo a chiacchierare al bar. Si fanno le 6 passate e mi chiede di fermarmi a cenare con lui. Accetto, riluttante: odio approfittare dell'ospitalità, poi so che non mi fanno mai pagare e mi sento in debito.
Non voglio fermarmi a lungo, voglio preparare un po' di cose per l'indomani, per il lavoro, in modo da non perdere tempo. Devo scrivere una fattura giapponese, devo avere quel che serve per farlo. Poi ho in ballo il contratto con la Camera, devo chiamare per il telefono... Insomma un po' di trantran.
Quindi prima delle 9 ringrazio, saluto e torno a casa.
Non prima però di aver ricevuto da A. l'invito per L'EVENTO: gli hanabi (fuochi d'artificio) del 14 agosto. Sono i più grandi di tutta l'estate giapponese, sparati direttamente da piattaforme in mezzo all'acqua della baia di Tokyo. Dal palazzo del ristorante si dominano con una vista perfetta, quindi in quel frangente tutto l'edificio viene chiuso e si ha accesso solo con riservazione. Ed io sono stato invitato ad andare. Ma mi domando: chi ci porto?
31 luglio 2010 - Nuovi arrivi in famiglia
Sabato mattina.
Mi sveglio con molta, moltissima calma. So già cosa farò oggi, c'è qualcosa che mi aspetta; e una signorina, e non sta bene fare aspettare le signorine.
Colazione, doccia e sono da Biccamera. Indeciso su quale sarà la "signorina" che avrà l'onore di accompagnarmi nei giorni a venire.
Sto parlando di macchine fotografiche compatte. Ho fatto il bravo, ho tirato la cinghia in questi ultimi giorni, domani sarebbe giorno di paga perciò mi tolgo lo sfizio, dato che la mia macchina attuale è vecchia di 5 anni e la fotografia è una delle mie passioni.
Che faccio? Che scelgo?
Da tutte le parti le macchine sembrano guardarmi con il loro occhio singolo. Le più attraenti sono irresistibili per me... Ci sono dei modelli interessantissimi, le micro 4/3, le nuove Panasonic e Olympus... Tutte bellissime, comprese le mie adorate Canon S90 e G11 che erano la mia prima scelta. Giro e rigiro tra gli scaffali, le provo tutte. Una più bella dell'altra, ognuna con qualche funzione che le altre non hanno.
La mia indecisione viene bene interpretata da un commesso che mi si avvicina e non mi molla più. Ma non sono uno sprovveduto, capisce che ha poco da intortarmi e si limita a seguirmi e a dire "sì". Cliente difficile. Ma neanche tanto, dato che più o meno sa cosa vuole ed è ben propenso ad aprire il portafogli.
Non voglio comprare ora una macchina fotografica "seria", con lenti intercambiabili, mi basta una compatta per ora. E la voglio divertente, voglio potermici sbizzarrire.
Allora faccio una scelta d'impulso, irrazionale per uno che esalta tanto le doti Canon: vada per la Ricoh CX3.
Perchè?
Perchè tempo addietro avevo fatto comprare a mia sorella la CX1 e mi ci ero divertito tantissimo; seppur piena di limiti e non all'altezza delle sue concorrenti per molti versi mi ero trovato bene. Vada perciò per quella, con memory card, custodia, pellicola protettiva per display e mini-cavalletto da 10-20 cm giusto per le esposizioni notturne.
E il pomeriggio che volete che abbia fatto con questo nuovo giocattolino in mano? Ovvio, via subito a provarla! Abito in un quartiere molto stimolante per ogni fotografo, i soggetti non mancano certo.
Per prima cosa il classico scatto da casa mia: undicesimo piano, vista sul Tochou (quella doppia torre che si vede in foto, sede del governo di Tokyo) ed altri palazzi di oltre 200 metri, direi che il soggetto ben si presta ad inaugurare la macchina.
Non è una giornata bellissima ma è sufficiente per fare due passi in cerca di qualcosa da fotografare.
Mi addentro perciò nello Shinjuku Central Park.
Sfrutto il luogo dove sono per darvi la chance di sentire cosa vuol dire per le orecchie l'estate giapponese... Per i video ripassare un'altra volta, in questo blog ho troppi limiti. Comunque, chi ha Facebook dovrebbe già aver sentito di che parlo.
Dal parco non si può non levare il naso verso il cielo per vedere il Tochou torreggiante. E' imponente, maestoso, monumentale. Più ti avvicini e più ti senti microscopico e insignificante.
E lì sotto realizzo: "Giusto! E se salissi là in cima a far le foto?"
No, non sono diventato Spiderman, molto semplicemente sapevo che l'interno fosse visitabile, anche se non ho mai avuto l'occasione di andarci.
Bene, deciso.
Ci metto un po' a trovare l'ingresso, poi ascensore diretto al quarantacinquesimo piano della torre nord.
Avendo lavorato tanto a duecento metri d'altezza dovrei poter dire di essere abituato a certe vedute. Beh, non è così, credo non ci si abitui mai veramente.
Peccato per il tempo non ottimo, ma lo spettacolo è mozzafiato.
Una distesa di cemento e vite umane a perdita d'occhio, fino all'orizzonte e anche di più.
Ecco cosa è una megalopoli.
Numeri così grandi che l'occhio nemmeno vede e la mente nemmeno concepisce.
A ogni quante finestre che vedo corrisponderà una persona? Quante relazioni si intrecciano per le vie che vedo?

E poi palazzi grandi e ancora case piccine... E uomini che si affannano sotto o dentro agli edifici.

Faccio mente locale. Di là c'è casa mia. Ah, guarda, si vede! Là invece è la Mori Tower dove c'è l'avvocato... Di lì la Tokyo Tower, qui sotto il parco di Yoyogi...
Non dimentico comunque di esser qui per sperimentare la CX3 e prendo confidenza con le nuove funzioni. Una su tutte, la modalità "diorama"...
Consiste in un artificio che permette di far apparire una foto reale come se si trattasse di una miniatura, un plastico. L'esempio a destra mostra casa mia; praticamente se stamattina da là scattavo verso il Tochou, ora è l'inverso. Ah, casa mia è il palazzo a destra di quello con la scritta blu.
Faccio il giro di entrambe le torri, il che significa scendere di nuovo al piano terra e risalire al quarantacinquesimo piano della torre sud.
La Ricoh si dimostra un'ottima partner, mi consente tutta una serie di scatti "artistici" (non esageriamo con i complimenti) di vado personalmente fiero. Quelle piccole soddisfazioni tipo prendere un buon voto in un compito in classe.

Mi sveglio con molta, moltissima calma. So già cosa farò oggi, c'è qualcosa che mi aspetta; e una signorina, e non sta bene fare aspettare le signorine.
Colazione, doccia e sono da Biccamera. Indeciso su quale sarà la "signorina" che avrà l'onore di accompagnarmi nei giorni a venire.
Sto parlando di macchine fotografiche compatte. Ho fatto il bravo, ho tirato la cinghia in questi ultimi giorni, domani sarebbe giorno di paga perciò mi tolgo lo sfizio, dato che la mia macchina attuale è vecchia di 5 anni e la fotografia è una delle mie passioni.
Che faccio? Che scelgo?
Da tutte le parti le macchine sembrano guardarmi con il loro occhio singolo. Le più attraenti sono irresistibili per me... Ci sono dei modelli interessantissimi, le micro 4/3, le nuove Panasonic e Olympus... Tutte bellissime, comprese le mie adorate Canon S90 e G11 che erano la mia prima scelta. Giro e rigiro tra gli scaffali, le provo tutte. Una più bella dell'altra, ognuna con qualche funzione che le altre non hanno.
La mia indecisione viene bene interpretata da un commesso che mi si avvicina e non mi molla più. Ma non sono uno sprovveduto, capisce che ha poco da intortarmi e si limita a seguirmi e a dire "sì". Cliente difficile. Ma neanche tanto, dato che più o meno sa cosa vuole ed è ben propenso ad aprire il portafogli.
Non voglio comprare ora una macchina fotografica "seria", con lenti intercambiabili, mi basta una compatta per ora. E la voglio divertente, voglio potermici sbizzarrire.
Allora faccio una scelta d'impulso, irrazionale per uno che esalta tanto le doti Canon: vada per la Ricoh CX3.
Perchè?
Perchè tempo addietro avevo fatto comprare a mia sorella la CX1 e mi ci ero divertito tantissimo; seppur piena di limiti e non all'altezza delle sue concorrenti per molti versi mi ero trovato bene. Vada perciò per quella, con memory card, custodia, pellicola protettiva per display e mini-cavalletto da 10-20 cm giusto per le esposizioni notturne.
E il pomeriggio che volete che abbia fatto con questo nuovo giocattolino in mano? Ovvio, via subito a provarla! Abito in un quartiere molto stimolante per ogni fotografo, i soggetti non mancano certo.
Per prima cosa il classico scatto da casa mia: undicesimo piano, vista sul Tochou (quella doppia torre che si vede in foto, sede del governo di Tokyo) ed altri palazzi di oltre 200 metri, direi che il soggetto ben si presta ad inaugurare la macchina.Non è una giornata bellissima ma è sufficiente per fare due passi in cerca di qualcosa da fotografare.
Mi addentro perciò nello Shinjuku Central Park.
Sfrutto il luogo dove sono per darvi la chance di sentire cosa vuol dire per le orecchie l'estate giapponese... Per i video ripassare un'altra volta, in questo blog ho troppi limiti. Comunque, chi ha Facebook dovrebbe già aver sentito di che parlo.
Dal parco non si può non levare il naso verso il cielo per vedere il Tochou torreggiante. E' imponente, maestoso, monumentale. Più ti avvicini e più ti senti microscopico e insignificante.E lì sotto realizzo: "Giusto! E se salissi là in cima a far le foto?"
No, non sono diventato Spiderman, molto semplicemente sapevo che l'interno fosse visitabile, anche se non ho mai avuto l'occasione di andarci.
Bene, deciso.
Ci metto un po' a trovare l'ingresso, poi ascensore diretto al quarantacinquesimo piano della torre nord.
Avendo lavorato tanto a duecento metri d'altezza dovrei poter dire di essere abituato a certe vedute. Beh, non è così, credo non ci si abitui mai veramente.
Peccato per il tempo non ottimo, ma lo spettacolo è mozzafiato.
Una distesa di cemento e vite umane a perdita d'occhio, fino all'orizzonte e anche di più.Ecco cosa è una megalopoli.
Numeri così grandi che l'occhio nemmeno vede e la mente nemmeno concepisce.
A ogni quante finestre che vedo corrisponderà una persona? Quante relazioni si intrecciano per le vie che vedo?

E poi palazzi grandi e ancora case piccine... E uomini che si affannano sotto o dentro agli edifici.

Faccio mente locale. Di là c'è casa mia. Ah, guarda, si vede! Là invece è la Mori Tower dove c'è l'avvocato... Di lì la Tokyo Tower, qui sotto il parco di Yoyogi...
Non dimentico comunque di esser qui per sperimentare la CX3 e prendo confidenza con le nuove funzioni. Una su tutte, la modalità "diorama"...
Consiste in un artificio che permette di far apparire una foto reale come se si trattasse di una miniatura, un plastico. L'esempio a destra mostra casa mia; praticamente se stamattina da là scattavo verso il Tochou, ora è l'inverso. Ah, casa mia è il palazzo a destra di quello con la scritta blu.Faccio il giro di entrambe le torri, il che significa scendere di nuovo al piano terra e risalire al quarantacinquesimo piano della torre sud.
La Ricoh si dimostra un'ottima partner, mi consente tutta una serie di scatti "artistici" (non esageriamo con i complimenti) di vado personalmente fiero. Quelle piccole soddisfazioni tipo prendere un buon voto in un compito in classe.

(ricordatevi di cliccare sulle foto per ingrandirle)
Son tornato a casa verso l'ora di cena con la batteria ormai morta ed oltre 200 scatti. Le tre ore che ci sono volute per la ricarica, e poter quindi gustarmi le foto, sono state estenuanti!
La sera credo di averla trascorsa tranquillamente a casa, a giocare con Lightroom e a ritoccare le foto... In fondo sono uno che si diverte con poco.
La sera credo di averla trascorsa tranquillamente a casa, a giocare con Lightroom e a ritoccare le foto... In fondo sono uno che si diverte con poco.
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